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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
10 marzo 2014

Bioregionalismo - Lavoro creativo ed economia solidale

"Lavoro creativo ed economia solidale..." se ne parla durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 25 al 27 aprile 2014

 

 
Treia - Gigliola Rosciani  lavora la creta al Circolo Vegetariano VV.TT.
Come favorire lo sviluppo delle opportunità di lavoro creativo, in sintonia  con l’ecologia profonda ed il bioregionalismo, in chiave  ambientale, socio-antropologica e di economia solidale? 
Il significato dell’ecologia profonda è racchiuso nella comprensione che nulla è  separabile nella vita, il tutto compartecipa al tutto. Questo concetto è stato espresso con molta saggezza sin da cinquemila anni fa in un detto vedico che afferma: “Dal Tutto sorge il Tutto. Se dal Tutto togli il Tutto, sempre il Tutto rimane”.
Perciò l’ecologia profonda è il riconoscimento dell’inscindibilità della vita ed il bioregionalismo non è altro che la descrizione dei vari processi vitali e delle forme visibili della vita e della materia  nella consapevolezza di tale inscindibilità. Quindi la descrizione “geografica” bioregionale è solo funzionale all’integrazione dell’ambito descritto, un po’ come avvenne ai tempi di Menenio Agrippa che descrisse  lo stato in termini di  complementarietà degli organi strutturati per il  funzionamento dell’intero organismo.  
Questa introduzione “filosofica”  per annunciare una sperimentazione analitico – scientifica, che si svolge sotto forma di tavola rotonda  durante la Festa dei Precursori di quest’anno. Si tiene  a Treia, al Circolo Vegetariano VV.TT., il 25 aprile 2014

 
Trentesima Edizione
Treia: Festa dei Precursori - Circolo Vegetariano VV.TT.

 

 

 

 
Il Circolo vegetariano VV.TT. nasceva in questo periodo del 1984 e la ricorrenza viene festeggiata il 25 aprile, anniversario della Liberazione. Sarà un’occasione per rinfrescare la nostra libertà di pensiero e di azione. L’esperimento, iniziato a Calcata, continua a Treia, una nuova tappa in un luogo vergine dalle infinite possibilità e di partenza per realizzare un progetto di società ideale. Cercheremo perciò qui di rilanciare quel processo di integrazione fra i vari modi di vita, quello urbano e quello campestre, per andare verso l’attuazione di un società solidale ed ecologica.

 
Programma - 25 aprile 2014, Vicolo Sacchette 15/a – Treia (MC):

Ore 10.30 – Passeggiata erboristica con Sonia Baldoni alla ricerca di erbe commestibili;

 
Ore 13.30 – Picnic nel giardino del Circolo, ognuno porta qualcosa di vegetariano;

 
Ore 15.30 – Tavola Rotonda “Economia alternativa, agricoltura e società solidale”. Saluti istituzionali della Proloco e del Comune. Introduzione di Paolo D'Arpini. Relatori: Alberto Meriggi dell’Università di Macerata, Loris Asoli della Comunità REES Marche, Michele Meomartino di Olis, Antonio D’Andrea di Vivere con Cura, Benito Castorina dell’Università di Cassino. Moderatrice: Caterina Regazzi;

 
Ore 19.00 – Passeggiata al centro storico e sosta per una pizzata al forno a legna;

 
Ore 21.00 – Ritorno e canto di mantra e meditazione con Upahar Anand ed Aria di Stelle.

 
Alle pareti del Circolo saranno esposte foto naturalistiche di Daniela Spurio e opere di riciclaggio creativo di Riccardo Mencarelli.

 
Il 26 aprile 2014 - Riunione assembleare dei soci e simpatizzanti del Circolo Vegetariano VV.TT.
Il 27 aprile 2014, alle h. 17.30 – Svernissage, performance artistica in chiusura e brindisi finale.

 
Indicazioni per raggiungere il luogo della Festa dei Precursori: Parcheggiare sotto le mura di Treia in prossimità di Porta Mentana (o Montana), lì nei pressi c’è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire per 10 metri, quella è Via Sacchette, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, numero civico 15/a.

 
Info. circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293

 
La manifestazione si svolge con il Patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia


5 febbraio 2014

Treia: Festa dei Precursori 2014 - Preparativi in corso

Treia - Preparativi per la Festa dei Precursori - Dal 25 al 27 aprile 2014

 

 
Treia - Circolo Vegetariano VV.TT.


Anche quest'anno il Circolo Vegetariano  VV.TT., con sede in Treia, vicolo Sacchette, 15/a, sta programmando "La Festa dei Precursori" che si terrà a Treia dal 25 al 27 aprile 2014. 



La Festa dei Precursori  ricorre ogni anno in occasione della fondazione del Circolo. Quest'anno siamo alla trentesima edizione ed avevamo pensato ad un qualcosa di speciale per celebrarla. L'evento previsto dura tre giorni e comprende una escursione nel territorio per il riconoscimento di erbe commestibili ed officinali con Sonia Baldoni; una mostra d'arte di artisti locali, fra cui Daniela Spurio e Domenico Fratini, sul tema della campagna e degli animali; una performance artistica, canti corali, condivisione di cibo vegetariano bioregionale da ognuno portato,  etc. 


In particolare, come momento di maggiore aggregazione e confronto stiamo organizzando una Tavola Rotonda sul tema dell'economia agricola e alternativa e solidale che dovrebbe tenersi  il 25 aprile pomeriggio (od anche altro giorno secondo la disponibilità dei relatori e le necessità del dialogo). Abbiamo già contattato invitandoli a partecipare  lo storico treiese prof. Alberto Meriggi ed il dr. Loris Asoli di Arcevia.   Altri relatori saranno ecologisti ed esperti dei temi predetti che provengono da varie parti d'Italia. 


Lo spirito della Tavola Rotonda non è quello di una conferenza bensì quello della condivisione in cui ognuno interviene al discorso. Le relazioni introduttive  daranno un input, per poi proseguire in un discorsivo con domande e risposte e piccoli spazi poetici e simili. In modo particolare parleremo del'opposizione alla diffusione degli OGM, in quanto c'è il pericolo molto concreto che presto ne saremo invasi, se non saremo in grado di fermarli. OGM significa un'altra civiltà, malata fin nelle fondamenta. Altro interesse prioritario  è quello dell'economia solidale dell'avvio e di una moneta complementare gestita da una rete associativa, per fare fronte alla crisi e smascherare i metodi del dominio di pochi sui molti.


Per la manifestazione abbiamo chiesto il patrocinio morale degli Enti locali e la partecipazione di esponenti delle amministrazioni.

Chi fosse interessato a partecipare con un suo intervento alla Tavola Rotonda od alle altre manifestazioni culturali previste (musica, poesie, esposizione d'arte, yoga, etc.)  può contattare Paolo D'Arpini,  Circolo Vegetariano VV.TT. - Vicolo Sacchette, 15/a - Treia (MC) - Tel. 0733/216293  - circolovegetariano@gmail.com


Vi aspetto a Treia....


8 aprile 2013

Treia. Tradizioni contadine e uso delle acque

Treia. Tradizioni contadine e uso delle acque - Memoria di Alberto Meriggi per la Festa dei Precursori 2013

 
Ringrazio di cuore Paolo D’Arpini per l’invito che per la seconda volta mi ha rivolto per partecipare alla Festa dei Precursori –immagino– per far ascoltare agli ospiti una voce che riferisce di storia e tradizioni locali legate alle tematiche di cui il Circolo vegetariano VV.TT.  si occupa. 


Il tema riferito a me che trovate nella locandina: “Tradizioni contadine e uso delle acque”, richiederebbe non il quarto d’ora che ho a disposizione ma almeno un quarto di giornata, cinque o sei ore o un convegno apposito, per essere trattato convenientemente. 

Tra l’altro, essendo io figlio di contadini-mezzadri di Treia, non avrei bisogno di rivolgermi alla mia professione di storico per parlare a lungo della vita in campagna, mi basterebbero i miei ricordi e i racconti dei miei familiari più anziani per conversare su tutto questo per l’intero pomeriggio. 

Allora, nel poco tempo che ho a disposizione metto insieme le due cose che il titolo propone e provo solo a riferirvi qualche dato, qualche curiosità, sull’uso delle acque nella tradizione locale sia contadina che cittadina. Le due dimensioni sono sempre state in stretta correlazione. Il centro urbano dipendeva molto dalla campagna circostante soprattutto per quanto concerneva i prodotti alimentari. Parto, dunque, da una considerazione che ritengo importante. 


Il territorio di Treia, in riferimento all’uso storico delle acque, andrebbe diviso almeno in tre aree: il centro urbano, ossia il capoluogo, che per orografia e consistenza del suolo, non ha potuto mai contare sulla presenza di fonti sorgive e, pertanto, l’uso dell’acqua è stato sempre riservato solo all’alimentazione e all’igiene privata e pubblica.  La zona di Passo di Treia, verso sud a valle, in cui scorre da sempre il fiume Potenza, dove l’acqua, invece, ha visto soprattutto un uso per mulini e irrigazioni per le coltivazioni.


Infine un’area a nord-ovest, per intenderci verso Chiesanuova, frazione collocata in una vallata di origine alluvionale, in cui l’acqua è stata utilizzata per le coltivazioni e soprattutto tratta da pozzi scavati nel terreno ricco di vene sotterranee. Detto questo vi propongo qualche considerazione generale a livello storico. Dalla documentazione in cui nel tempo mi sono imbattuto nelle mie ricerche su questo territorio si evince che dal 1389 al 1808 nel territorio di Treia ci sono state circa una quarantina di fonti e fontane ad uso pubblico ed erano tutte al di fuori delle mura della città. 

Ognuna di esse aveva un nome che riguardava un santo o la contrada in cui la fontana si trovava, o una famiglia nobile della zona, o qualche caratteristica particolare. Qualche esempio: fonte di Santa Margherita o fonte di S. Michele, fonte della Cannella, fonte nella Piana del Potenza, fonte di Mariano o fonte di Ferruccio, c’era anche una fonte detta dei giudei, degli ebrei, e una dei frati, ecc. A che proposito si parla delle fonti sorgive nei documenti? E in quali documenti? Se ne parla soprattutto nelle Riformanze, ossia nelle delibere del Consiglio comunale, e dal Quattrocento anche negli Statuti. 

Nelle Riformanze se ne parla a proposito di spese per la manutenzione, per la sistemazione, per l’acquisto di mattoni e altro materiale, ecc. Se ne parla anche a proposito della nomina annuale di custodi e per la concessione di contributi a chiese e ospizi per la costruzione di nuove fontane. Erano spese notevoli per il magro bilancio del Comune: pensate, risulta che nel 1416, per la sistemazione di una fontana, il Comune fu costretto ad imporre una tassa agli abitanti della zona, e chissà quante altre volte ciò sarà accaduto! Ma gli atti consiliari riguardano soprattutto delibere concernenti la locatio e la coptumatio di fonti e fontane, cioè la concessione in affitto o a cottimo di fontane pubbliche per uso di privati. 

Mi chiederete com’erano queste fontane e come venivano usate. C’è da dire che dai documenti traspare con evidenza che erano strutture che dal punto di vista architettonico conciliavano bene il decoro con la funzionalità. Nella maggior parte dei casi erano costruite con mattoni, coperte con una volta, spesso di tipo reale, cioè a tre arcate, ed erano corredate da strutture di servizio che nei documenti sono indicate con termini come “conduttata”, cioè fornita di una conduttura d’acqua proveniente da una sorgente vicina, con “beveratora” o “trocco”, cioè con abbeveratoio per gli animali, “cannellata”, cioè con cannelle per prendere l’acqua, “coperta” o “scoperta” e in qualche caso era presente il lavatoio. 







Questo per quanto riguarda il territorio. Per l’interno delle mura, ossia in città, i documenti parlano più che altro di cisterne, come quella che si trovava nel quartiere dell’Onglavina che fu sistemata nel 1465. La città non aveva sorgenti all’interno delle mura e gli abitanti accumulavano acqua in pozzi e cisterne. Nelle cisterne e nei pozzi si raccoglieva acqua piovana che veniva utilizzata non come alimento per le persone, ma per gli animali, per usi domestici e igienici e anche per irrigare le piccole coltivazioni negli orti pensili molto presenti dentro le mura di Treia. 

L’acqua da bere gli abitanti del centro urbano la dovevano trasportare dalle fontane sorgive più vicine alle mura. Le fonti che per secoli hanno fornito acqua potabile alla città sono state principalmente due: una era detta “di Mariano” o delle tre cannelle e si trovava a nord-ovest delle mura a circa 500 metri da qui, sotto la chiesa suburbana di Santa Lucia. Un documento del 1808 la descrive così: “ Ha il suo prospetto come una facciata di fabbricato liscio, quasi al basso della terra fornita di tre cannelle, che gettano in beveratora per bestiame sebbene al fianco sinistro siavi una bella e grande beveratora o trocco coperto di volta reale.  Questa fonte deve interessare il Pubblico per essere la principale sia per la purezza della sua acqua, come ancora una delle più vicine alla città”. 

In effetti da quella fontana i Treiesi di paese si sono riforniti d’acqua potabile fino al 1808, anno in cui incominciò a funzionare regolarmente il nuovo acquedotto pubblico che portò alla città acqua dalle fonti sorgive delle colline treiesi distanti circa sette chilometri. L’acquedotto fu inaugurato nel maggio del 1886, dopo 31 anni dall’inizio dei lavori, con importanti cerimonie e festeggiamenti e in quella occasione fu inaugurata anche la bella fontana, opera di Filippo Venerati, che ancora si trova al centro della piazza principale. 


Prima non c’era la fontana, ma nel sottosuolo della piazza c’era qualcos’altro che lavori di scavo hanno evidenziato e che desterà stupore anche nei treiesi. Proprio nello spazio tra la fontana e il palazzo comunale c’era una grande cisterna con annessa neviera. Un grande serbatoio di acqua e neve per la città. Un'altra importante fonte sorgiva per l’approvvigionamento di acqua potabile per la città si trovava a sud-est, proprio a valle sotto la chiesa di S. Francesco e per questo detta “fonte dei frati”. 

E’ citata in un documento come fonte “conduttata e murata con sua cannella, una delle più prossime alla città”. Vi dicevo che un’altra fonte di informazioni sull’acqua e sul suo uso, sia urbano che agricolo, sono stati gli Statuti comunali, cioè quelle raccolte di nome che i comuni predisponevano per regolamentare la vita civile della comunità in tutti i settori. Lo scorso anno parlai proprio qui delle norme statutarie riguardanti l’alimentazione. Ebbene, negli Statuti di Treia, stampati nel 1526 e rimasti in vigore fino al 1810, molte sono le norme che riguardano lo stato delle acque, il loro uso e, di conseguenza, il controllo dei fiumi, dei ruscelli, delle fonti sorgive, dei pozzi e delle sorgenti. Questi luoghi erano considerati di estrema importanza non solo da un punto di vista igienico-sanitario ma, come abbiamo visto, soprattutto per la potabilità in tempi in cui l’approvvigionamento idrico era legato quasi esclusivamente alle sorgenti. 

Del resto tutti gli Statuti comunali marchigiani contenevano norme specifiche e severe per garantire la purezza delle acque contro ogni contaminazione. A Treia il podestà aveva l’obbligo, sotto vincolo di giuramento, di sorvegliare e far riparare le fontane, i pozzi e le cisterne che si trovavano sia dentro che fuori le mura del paese e se non lo faceva era multato di cento soldi da trattenere dal suo salario. 

Multe pesanti con l’obbligo di riparare il danno erano previste per chi danneggiava tali strutture rubando pietre o legno, o magari, scavando nei pressi per piantare alberi o siepi. Tali danni erano ritenuti talmente gravi che chiunque, in segretezza, poteva accusare e denunciare i contravventori ricevendo la terza parte della multa. Con una multa di 40 soldi erano puniti coloro che lavavano panni o filati ad una distanza inferiore di una ventina di metri dalle fontane pubbliche. 

Non si potevano tenere maiali a pascolare, da giugno a settembre, vicini più di 10/15 metri dalle fontane e dalle sorgenti: Era vietato lavare presso le fontane indumenti, pelli e interiora di animali. E guai seri correva chi gettava immondizia a una distanza inferiore di 40/50 metri da pozzi, fontane e sorgenti. Multe pesanti erano a carico di coloro che per scopi privati cambiavano il corso delle acque di un ruscello o di un torrente e per coloro che in vario modo sporcavano le acque pubbliche. Ho trovato un interessante documento del 1788 in cui la Sacra Congregazione del Buon Governo, una specie di Ministero del Bilancio dello Stato pontificio, prescriveva che si dovevano lasciare incolti i terreni prossimi agli acquedotti delle fonti pubbliche due piedi per ogni lato, ossia circa 60 cm., e non si dovevano piantare alberi ad una distanza inferiore a circa due metri e mezzo. 

Per il terreno che restava incolto i proprietari erano esentati dal pagamento di qualunque tassa. Potrei dilungarmi ancora su questi aspetti, ma mi fermo qui per dedicare qualche minuto a curiosità che la storia di questo territorio ci propone sull’uso delle acque. 

L’importante frazione di Passo di Treia è sorta in epoca romana grazie ad un particolare uso delle acque del fiume Potenza che ancora la lambisce. Quella zona, contrassegnata da un crocevia di importanti strade e da un ponte romano, si caratterizzò all’epoca e per tutto il Medioevo per la presenza di mulini ad acqua per macinare i cereali e per follare i panni. 

Ve ne erano a decine che i documenti attestano presenti e funzionali fino al Settecento e nel basso Medioevo addirittura fortificati con torri, due delle quali ancora superstiti. Erano piccoli mulini, detti terragni, come quelli citati da Dante nel XXIII canto dell’Inferno, con piccole pale sottostanti che si potevano muovere anche grazie allo scorrere debole delle acque dei vallati appositamente scavati per deviare acqua dal fiume Potenza verso i mulini. Erano luoghi di incontro per i lavoratori della terra, ma anche di tumulti per la famigerata tassa sul macinato, di questua per religiosi e mendicanti, di svago per la presenza di prostitute. 


Ma a Passo di Treia, nei pressi del ponte sul Potenza, vi erano anche sorgenti di acqua salata, le saline, che diedero lavoro a salariati locali almeno fino a metà dell’Ottocento e furono riattivate per procurare sale anche durante l’ultima guerra. La contrada è ancora detta “salara”. A Treia capoluogo vi è stata sempre molta attenzione all’utilizzo delle acque piovane e al loro controllo. 

Disposizioni delle autorità in ogni tempo hanno vietato di ostruire con immondizia o altro i correntini dell’acqua ai lati delle strade, pena multe pesanti. La città ha sempre sofferto la mancanza d’acqua e il suo uso è sempre stato legato alla fatica e a tante difficoltà. I lavori più pesanti erano legati al trasporto dell’acqua dalle fonti o dai pozzi alle abitazioni, dove bisognava ben dosarla per l’alimentazione e i vari servizi igienici della persona e delle professioni. Pensate a quanta acqua serviva ai fornai, ai macellai, ai lavoratori delle pelli, della lana, del lino, ai muratori. Dai documenti non risulta che vi fosse un servizio di trasporto pubblico dell’acqua. Nelle campagne altre ai consueti usi domestici, per bere, cucinare e per i vari servizi, c’era il grande consumo per gli animali e per le coltivazioni. 

Gli animali nelle stalle erano numerosi e abbeverarli rappresentava uno dei più faticosi impegni della giornata. Almeno una volta al giorno dovevano bere e perciò d’estate venivano portati fuori uno ad uno nei pressi del pozzo più vicino dal quale veniva attinta acqua con due secchi, detti “’mbuzzatore”, legati agli estremi di una corda che correva nel solco di una carrucola fissata sopra il pozzo. 

Appeso al muro del pozzo non mancava mai un attrezzo detto “rampì”, rampino, che era un uncino a tre punte legato ad una corda, che serviva per recuperare i secchi che spesso cadevano nel fondo del pozzo. L’acqua attinta veniva versata in un recipiente grande laterale in muratura, detto “trocca” dove gli animali bevevano, il corrispondente all’abbeveratora delle fontane pubbliche. 

Mi riferisco soprattutto al bestiame bovino il quale d’inverno veniva, invece, abbeverato all’interno della stalla con enorme fatica dei contadini addetti. Il bestiame più piccolo, come maiali e ovini, veniva abbeverato nelle stalle versando l’acqua in recipienti più piccoli detti “trocchi”, al maschile. 


D’estate animali piccoli e pollame utilizzavano l’acqua di piccoli stagni, detti pantani, che nelle case contadine delle nostre zone non mancavano mai. A proposito dei pozzi va detto che essi venivano scavati a mano dopo aver individuato una vena d’acqua sotterranea da parte di un rabdomante. A Treia ogni contrada aveva un rabdomante che praticava questa attività divinatoria e questo fino a qualche anno fa. Io ne ho conosciuti diversi e da ragazzo li ho visti all’opera. Il trasporto dell’acqua dai pozzi o dalle fontane verso le abitazioni di campagna, ma anche di paese, era compito delle donne e dei bambini. Un lavoro che solitamente veniva svolto al mattino presto. 

Le donne avevano, poi, un altro compito importante, il lavare la biancheria di tutti e della casa. I piccoli capi venivano lavati giornalmente, o quasi, nei pressi dei pozzi, nella “trocca” dove si abbeverava il bestiame, ma periodicamente, circa una volta al mese, si faceva il grande lavaggio della biancheria più grande, lenzuola, pantaloni, camicie, presso i ruscelli della zona dove si trovavano degli angoli appositi che ben si prestavano per tale operazione. Le donne di paese uscivano fuori dalle mura e lavavano presso le fontane pubbliche dove però era consentito e dove c’erano appositi lavatoi. 

La fontana più utilizzata per questo fin dal Medioevo si trovava ad appena 200 metri da qui. Da queste parti disporre dell’acqua ha sempre significato lavoro massacrante, ma non ci si faceva caso perché l’acqua era la vita delle persone, degli animali e delle risorse naturali per vivere. Le campagne di Treia hanno sempre avuto un problema: le terre coltivate appartenevano a proprietari che nella maggior parte dei casi vivevano fuori, specialmente a Roma e a Macerata. 

Costoro non erano molto interessati alle colture e al benessere dei contadini e non facevano spese per migliorare le strutture agricole e le attrezzature. Scavare pozzi e costruire canalizzazioni per l’irrigazione dei campi non erano ritenuti interventi necessari e a cui dare priorità. Chiaramente la produzione ne risentiva, ma ne risentiva soprattutto la fatica dei lavoranti. Le colture erano povere, i terreni erano coltivati a grano, fava e farro, ceci, cicerchia, lenticchia, orzo, lupini e viti. A partire dalla fine del Settecento, nella zona lungo il Potenza, cominciò ad essere coltivata la canapa, la quale cardata e filata con metodi rudimentali, veniva utilizzata dalle donne per tessere tele da usare per l’arredamento e l’abbigliamento. 


A Treia tale coltivazione incentivò la lavorazione di cordami da parte di artigiani locali che divennero rinomati anche fuori zona. Vorrei chiudere con una curiosità che a me pare interessante. Vi ho parlato di uno stretto rapporto tra uso delle acque e fatica. Un certo sollievo da questo punto di vista lo procurò in zona, a partire dalla fine del Cinquecento, l’arte dei vasai, detti in zona coccià, che si sviluppò nella vicina Appignano ma che si diffuse anche a Treia, tanto che ancora esiste una via dei vasari con evidenti tracce delle antiche botteghe. Si fabbricavano stoviglie povere di argilla per uso domestico e agricolo. 

Anche le abitazioni dei contadini si riempirono di brocche, brocchette, vasche, piatti, bicchieri, boccali, bottiglie e pentolame. Un materiale che alleviò di molto le fatiche quotidiane per il trasporto, la conservazione e l’utilizzo dell’acqua potabile e per i servizi igienici. Mi avvio alla chiusura con una annotazione che da treiese avrei preferito tacere, ma per obiettività non posso nascondere. Treia è molto bella, ma nel centro urbano c’è un elemento architettonico che grida vendetta al cospetto di Dio. E’ il grande serbatoio dell’acqua per l’approvvigionamento idrico della città che indubbiamente deturpa il paesaggio urbano ma che nei primi anni Cinquanta si ritenne necessario costruire per sopperire alla carenza d’acqua e avere sempre un deposito abbondante che fornisse acqua per caduta e quindi con una buona pressione. 

L’acquedotto della fine dell’Ottocento già non era più sufficiente a soddisfare tutti i bisogni del paese, soprattutto l’acqua che proveniva da sette chilometri di distanza, non aveva la pressione necessaria per servire tutte le famiglie, l’ospedale e tutte le numerose attività artigianali. 

Del resto quella brutta struttura viene ancora utilizzata e si mostra assai utile. Se nel dopoguerra Treia capoluogo piangeva, alcune zone del suo territorio non ridevano. Pensate che la zona di Chiesanuova è stata servita da un acquedotto pubblico solo trent’anni fa. Prima si utilizzavano solo pozzi e il centro abitato della borgata era servito da un solo pozzo a cui tutte le famiglie attingevano. 

Problemi a cui oggi si è data soluzione, totale o parziale. Ciò che invece appare irrisolvibile è il problema dell’inquinamento. Le nostre acque non si possono usare più come le abbiamo viste usare nella nostra storia, lontana e recente. Fin dall’antichità le nostre sorgenti hanno dissetato uomini e animali e questo fino a una trentina di anni fa. Io ricordo da bambino di aver bevuto in campagna l’acqua dei ruscelli, quella che scorreva nei fossi e la vedevo bere agli adulti con una certa regolarità. Quando mia madre mi portava con sé a lavare nel ruscello vedevo le donne che bevevano regolarmente quell’acqua. 


In campagna tutti siamo cresciuti bevendo solo acqua dei pozzi. Oggi nel territorio comunale non c’è un pozzo con acqua potabile al 100% e anche gli acquedotti pubblici hanno bisogno di continue cure e terapie. Con queste tristi note vi ringrazio per l’attenzione.

Alberto Meriggi 



 


16 marzo 2013

Agricoltura naturale e dieta vegetariana

Agricoltura naturale e dieta vegetariana - Se ne parla a Treia alla Festa dei Precursori 2013

 

Caterina Regazzi, racconta...

Quando ero piccola e trascorrevo le vacanze a Treia (il paese  nativo di mia nonna e di mia madre dove io allora potevo rendermi più o meno conto di come era strutturata l’agricoltura) c’era il contadino che coltivava le sue cose e aveva in più una piccola stalla di una decina di animali da cui traeva il latte, allevava qualche vitello per la carne (i famosi maschietti) ma soprattutto il bestiame era importante per il letame che è comunque sempre e ancora considerato il miglior concime. 
La stalla e il numero degli animali erano proporzionati all’estensione del terreno. inoltre il consumo di carne era moderato. Poi è subentrato un aumento della richiesta di carne e quel tipo di produzione non era più adeguato, da cui la nascita dell’allevamento intensivo. Adesso, quando mi ritrovo a parlare anche con colleghi con cui dico che tutta questa carne che viene prodotta non è necessaria (anche se noi italiani siamo forti importatori, quasi mi si mettono a ridere in faccia perché l’idea che chi vive in campagna possa allevare “bene” e per bene intendo con la tutela reale del benessere dell’animale finché vive (alcuni animali per sé e qualcosa da vendere), sembra impossibile da realizzare. 
Ovvio, se tutti continuiamo ad andare al supermercato a comprare carne tutti i giorni è vero, ma se moderiamo questo consumo, visto che i nutrienti che la carne ci da ce li possono dare tanti altri alimenti……. forse fra qualche decennio, quello che io penso potrebbe essere ragionevolmente realizzabile….”
Caterina Regazzi

…………..

Mi è piaciuta molto la descrizione della vita in campagna nelle Marche, fatta da Caterina,  veterinaria ecologista e mia compagna di vita, che ricorda alcuni suoi momenti d’infanzia. Ho anch’io dei ricordi bellissimi molto simili ai suoi di quando da bambino e trascorrevo le vacanze a Falerone (in provincia di Ascoli Piceno) dove abitavano dei parenti di una mia zia acquisita, che lì vivevano proprio come nel paradiso terrestre, infatti il racconto di Caterina mi è sembrato un tuffo nel passato… Ha risvegliato una memoria di vita contadina in condizioni naturali e con un sano rapporto con gli animali. E me ne rendo conto affacciandomi dalla finestra della casa di Treia, in cui ora abito,  mentre osservo compiaciuto le due galline che abbiamo salvato  "liberandole" nell'orto sotto casa.
Paolo D’Arpini
Galline libere nell'orto


Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 25 al 28 aprile 2013. 
Vedi: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/03/treia-preparazione-psicologica-e.html

 
Treia: Festa dei Precursori

Dal 25 al 28 Aprile 2013
Con il patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia

 
Circolo Vegetariano VV.TT.  Via Sacchette, 15/a - Treia (Mc) 

 

 
Programma generale: 

 
25 Aprile 2013  
h. 10.30 - Escursione erboristica guidata da Sonia Baldoni, per  scoprire erbe spontanee commestibili  e curative  e raccogliere petali di rosa.
h. 12.30 - Ritorno nella sede del Circolo  per un pranzo conviviale con le erbe raccolte e con il cibo vegetariano da ognuno portato. Subito dopo, preparazione di fiori di Bach con i petali di rosa.
h. 16.00 - Inaugurazione mostra d'arte in sintonia. Opere di: Nazzareno Vicarelli, Sabrina Franchini, Fulgor Silvi,  Andrea Orazi, Fabio Piangerelli e Daniela Spurio.  
h. 16.30 - Discorso sulle tradizioni contadine locali e sull'uso delle acque. Conduce il prof. Alberto Meriggi 
h. 17.00 - Presentazione del  libro "Riciclaggio della Memoria" (Ediz. Tracce), sul tema del bioregionalismo, ecologia profonda e  spiritualità laica.  Autore: Paolo D'Arpini.  
Introduce Michele Meomartino. Commentano Caterina Regazzi, Antonio D'Andrea, Benito Castorina e Lucilla Pavoni


 
26 Aprile 2013 
h.  17.00 - Assemblea generale dei soci  e simpatizzanti dei Circolo Vegetariano VV.TT. Progetti e proposte per il nuovo anno e rinnovo cariche sociali 


 
27 Aprile 2013 
h.  16.00 - Incontro per illustrare discipline olistiche che possono risultare utili alla qualità della vita.  Conduce Francesca Salvucci  
h. 17.00 - Tavola rotonda: "Marche una bioregione da proteggere. Focus su rigassificatore, elettrodotti, impianti fotovoltaici a terra, etc. Conduce Barbara Archeri 
h. 21.00 - Sessione di canti e mantra con Upahar Anand e accompagnamento di armonium, cembali e tamburelli  


 
28 Aprile 2013  
h. 17.00 - h. 17.00 - Matriarcato in chiave zodiacale. Discorso di Nazzarena Marchegiani

 
h. 17.30 - Performances effimere,  di Fulgor Silvi e Andrea Orazi,  accompagnate da suoni, movimenti ed immagini 
h. 18.30 - Conclusioni, svernissage  e  brindisi finale di buon augurio. 

 

 
Per raggiungere il luogo della Festa: 
La sede del Circolo Vegetariano VV.TT. è in Via Sacchette, 15/a, Treia (Macerata).  Parcheggiare sotto le mura in prossimità di Porta Montegrappa (o Montana), lì nei pressi c'è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire ancora per 10 metri, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, qui! 

 
Info: circolo.vegetariano@libero.it - Tel. 0733/216293 - 333.6023090  


 
Ingresso del Circolo VV.TT. a  Treia

 


11 marzo 2013

Impianti a biomasse... pro e contro

Produzione energetica alternativa - Impianti a biomasse.. vantaggi e svantaggi

 


La biomassa consiste in componenti organici - vegetali ed animali - ottenuti principalmente dalla raccolta e dalla lavorazione delle colture agricole e forestali. Si possono raggruppare le biomasse nelle seguenti famiglie:

biomasse forestali, legno ricavato da piante destinate alla combustione (legna da ardere);

colture energetiche dedicate (sia per combustione diretta che per trasformazione in biocombustibili);

residui delle attività agricole (paglie e potature arboricole), residui delle attività forestali (ramaglie e cime, scorze, ceppi), residui della lavorazione del legname (segatura, refili, intestature), residui agroindustriali (sanse, raspi, lolla di riso) e dell’industria alimentare (grassi di macellazione, noccioli di frutta, gusci);

rifiuti speciali a matrice biologica (tavole dei cantieri, legno delle demolizioni degli edifici, mobili a fine vita, oli di frittura, pali e traversine);

frazione biogenica dei rifiuti solidi urbani (carta, legno, tessuti, residui alimentari, residui di giardinaggio e potature urbane);

rifiuti organici degli impianti delle fognature urbane e degli allevamenti zootecnici.

Questi prodotti hanno un potere calorifico pari a circa un terzo di quello del petrolio (vedi tabella in cui è riportato un valore tipico di biomassa legnosa con contenuto d'acqua del 15%) e dipendente dal contenuto d'acqua, ma la loro disponibilità in natura è più diffusa di quella dei combustibili fossili.

Materiale

PCI (Potere calorifico inferiore) kcal/kg

Biomasse

4000-4400

Petrolio grezzo

ca 10000

Metano

12000

Carbone

6200-7600

Gli impianti a biomasse

La conversione energetica della biomassa può avvenire in centrali termoelettriche o in piccoli impianti (industriali o domestici) secondo diverse modalità.

Il contenuto calorico delle biomasse può infatti essere sfruttato attraverso molteplici processi basati su diverse tecnologie: a seconda del tipo e della composizione, possono essere o bruciate per fornire calore, o convertite in altro combustibile (metano, etanolo, metanolo, prodotti carboniosi) o usate direttamente per la generazione di energia elettrica.

Le diverse modalità si distinguono sulla base di molte variabili, fra cui la grandezza dell’impianto, la destinazione d’uso, le tipologie di componenti relativi alla fase di combustione e trattamento dei fumi.

Nella sua trasformazione da materia prima a energia, la biomassa subisce una serie di processi e trasformazioni cha vanno dai processi di pre-trattamento (alcune fonti come la legna non necessitano di tali trattamenti), ai processi di trasformazione (come nel caso degli scarti vegetali, dei rifiuti urbani o delle colture oleose), alla conversione di biomassa in energia termica, alla conversione di energia termica in energia elettrica. Non tutti questi passaggi, naturalmente, possono essere presenti nello stesso impianto: si deve quindi distinguere tra impianti che bruciano biomassa trattata altrove e quelli che integrano i due processi.

Gli inquinanti emessi dagli impianti a biomasse

Gli impianti a biomassa possono produrre emissioni solide (particolato e idrocarburi incombusti), emissioni liquide e emissioni gassose. Le emissioni di particolato sono in genere le più rilevanti, mentre riguardo altri inquinanti i livelli dipendono dal tipo di combustibile usato dall’impianto e dal modo in cui la biomassa viene bruciata.

Per un calcolo complessivo dell’impatto ambientale di un impianto a biomassa, comprensivo degli impatti in fase di costruzione, esercizio e dismissione e di quelli dovuti alle attività connesse con tali fasi, la life-cycle-analysis (in italiano "analisi del ciclo di vita", conosciuto anche con l'acronimo LCA) individua le operazioni di approvvigionamento, trasporto e stoccaggio della biomassa quali sorgenti di rilevanti emissioni in atmosfera. Per questo motivo si ritiene importante includere questa problematica nei successivi approfondimenti e quindi in una prossima Arpatnews.


Impianti a biomasse: aspetti positivi e aspetti negativi 

In una valutazione sintetica dei principali vantaggi e svantaggi della biomassa come risorsa energetica, si individuano i benefici ambientali, sia globali che locali, a cui si contrappongono degli impatti locali, i benefici sociali occupazionali ed infine dei benefici strategici energetici. In considerazione di tutti gli aspetti, la politica energetica di supporto alle energie rinnovabili, promossa dalla Unione europea e recepita anche dalla Regione Toscana, prevede un sistema di incentivi economici alla costruzione ed esercizio di impianti di conversione energetica alimentati a biomassa.

Il primo beneficio prodotto da un impianto a biomassa è di tipo ambientale globale: la biomassa assorbe infatti CO2 dall'atmosfera durante la crescita e la restituisce all’ambiente nel corso della combustione; pertanto, il bilancio della CO2 è nullo su un tempo scala molto breve rispetto ai combustibili fossili. Quindi, nel calcolo della quantità di CO2 immessa in atmosfera dai processi di conversione energetica della biomassa, sono compresi i contributi delle operazioni di approvvigionamento, cioè semina, nel caso di colture dedicate, raccolta, trasporto e stoccaggio, e degli eventuali processi di trasformazione del combustibile per renderlo adatto allo specifico impianto di conversione energetica. Questa considerazione indica la necessità di realizzare impianti di produzione energetica a “filiera corta”, per i quali siano contenuti almeno gli impatti ambientali derivanti dal trasporto, e conseguentemente dello stoccaggio, della biomassa. L’utilizzo come combustibile degli scarti e dei residui delle produzioni agricole e agro-industriali contribuisce inoltre ad alleviare l’impatto ambientale dello smaltimento di queste sostanze, poiché i residui da potature e mietiture sono usualmente bruciati all’aperto, andando anche a recuperare il loro contenuto energetico che andrebbe disperso in aria ambiente.

Dal punto di vista ambientale locale, la creazione e lo sviluppo di aree agricole destinate a colture energetiche dedicate, al posto di terreni abbandonati e incolti, contribuiscono al controllo dell’erosione e alla riduzione del dissesto idrogeologico delle zone collinari e montane ed offrono un’opportunità di sviluppo e crescita per i territori rurali meno competitivi per le produzioni convenzionali, contenendo così anche i fenomeni di abbandono di queste aree.

La conversione energetica della biomassa fornisce inoltre un beneficio sociale occupazionale: le diverse fasi del ciclo produttivo del combustibile da biomassa creano infatti posti di lavoro e favoriscono la ripresa dei settori agricolo e forestale, rappresentando una fonte di reddito aggiuntiva a quello tradizionalmente derivante dall’attività agroforestale. Tutto il sistema di produzione della bioenergia, partendo dalle filiere di produzione agli impianti di trattamento e conversione, andrebbe quindi a formare un settore economico in espansione, contribuendo alla creazione di nuovi posti di lavoro ed opportunità di sviluppo.

Infine, da un punto di vista strettamente strategico energetico, l’utilizzo della biomassa come fonte rinnovabile può ridurre la dipendenza energetica dai produttori extraeuropei.

A loro volta gli svantaggi dell’impiego energetico della biomassa sono quasi esclusivamente ambientali, dovuti alle sostanze inquinanti emesse nelle operazioni di approvvigionamento, dagli eventuali processi di trasformazione del combustibile, nonché dallo specifico impianto di conversione energetica.

L’impatto ambientale delle operazioni di approvvigionamento, come già sottolineato, è collegato alla dimensione del bacino da cui proviene la biomassa e quindi il contenimento di questo impatto induce a preferire la “filiera corta”. Questa condizione pone inevitabilmente un limite alla taglia dell’impianto di potenza, poiché, in base alla produttività di biomassa del terreno, pur molto variabile a seconda che si tratti di residui ovvero di colture dedicate, il bacino di approvvigionamento di un impianto aumenta all’aumentare della potenza installata. Tuttavia, per impianti di piccole dimensioni (<1MWt) si verifica quasi inevitabilmente una criticità relativamente alle emissioni specifiche dell’impianto. Infatti, rispetto a questo punto, si è già dovuto sottolineare che tali impianti possono presentare in generale emissioni significative di polveri, NOx e IPA e metalli pesanti dipendenti sia dalla biomassa impiegata, sia dalla tecnologia dell’impianto, sia dalla presenza ed efficienza di sistemi di abbattimento degli inquinanti. D’altra parte la presenza dei sistemi di abbattimento è indirettamente connessa con la taglia dell’impianto, poiché l’investimento necessario alla loro installazione è rilevante e quindi è usualmente previsto per impianti di media-grossa taglia.

Nel quadro complessivo di vantaggi e svantaggi, è quindi opportuno che l’impiego energetico della biomassa sia promosso dalla Regione Toscana anche attraverso lo strumento degli incentivi economici. Tuttavia, quest’opportunità non deve indurre ad interpretare la costruzione ed esercizio degli impianti a biomassa come imprese fruttifere solo se in presenza degli incentivi per l’uso energetico delle fonti rinnovabili.

Gli attuali incentivi si basano sulla tracciabilità della biomassa, che permette di individuare la provenienza e quindi la qualità del materiale. In particolare viene privilegiata la filiera corta, definita esplicitamente in base alla distanza massima della provenienza della biomassa pari a 70 km, agevolando quelle produzioni che riducono i costi per procacciarsi la materia prima.  

Testo realizzato da  ARPA Toscana

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Tavola Rotonda del 27 aprile 2013, h. 17.00 -  "Marche una bioregione da proteggere. Focus su rigassificatore, elettrodotti, impianti fotovoltaici a terra, ecc.  che si tiene nell'ambito della Festa dei Precursori al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia.

Vedi anche: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/03/treia-preparazione-psicologica-e.html


 


5 marzo 2013

Treia, 25 aprile 2013 - Passeggiata erboristica bioregionale

Treia -Festa dei Precursori 2013 - Iniziamo il 25 aprile con una escursione erboristica per riconoscere ciò che è vivo!

 

Treia - Un momento di riposo al fresco durante un'escursione erboristica

 
In diverse occasioni, durante le nostre  passeggiate erboristiche  alla ricerca di erbe selvatiche commestibili, molti dei partecipanti hanno confessato, parlando con me lungo il percorso, di essere mangiatori di carne, adducendo le più svariate motivazioni, dall’abitudine al piacere del gusto, sino alla scusante che “uccidere un animale od una pianta è la stessa cosa, poiché anche le piante sono vive..”.
Questo è un discorso ricorrente che viene fatto dai carnivori per giustificarsi nel voler continuare a mangiar carne… Ed ogni volta  camminando sotto il sole  non  posso far a meno di insistere sul fatto che non serve “uccidere” la pianta. Infatti se pratichiamo solo la sfogliatura e non il taglio, come d’altronde fanno tutti gli erbivori che brucano, la pianta può continuare il suo ciclo vitale e produrre fiori e frutti e semi. Inoltre  sempre ripropongo l’altra argomentazione, quella ecologica, che dovrebbe riportarci alla alimentazione consona alla nostra natura di animali frugivori (come le scimmie antropomorfe, maiali, orsi, etc.) considerando anche il fatto che l’eccessivo uso di carne, proveniente da allevamenti industriali (e conseguente coltivazione intensiva di foraggio) comporta il maggior tasso di inquinamento per il pianeta.
Ciononostante in tanti anni che son vegetariano ho sentito spesso rivolgermi la domanda, quasi un’accusa: “se veramente vuoi rispettare la vita non dovresti mangiare nemmeno i vegetali perché anch’essi sono dotati di vita..”. Debbo dirvi che questo tipo di obiezione mi ha sempre fatto sorridere perché lascia trapelare il malcelato bisogno di autogiustificarsi nella scelta di voler continuare a mangiar carne. Eppure c’è del vero in quanto affermano questi “difensori della vita”. Anche le piante al pari di uomini ed animali sono dotate di un sistema nervoso primitivo. Recenti studi effettuati con appositi macchinari confermano la presenza “emozioni” quali: paura, desiderio e persino amore.
Insomma la coscienza vegetale è a tutti gli effetti simile a quella animale da cui si differenzia solo per l’intensità delle percezioni e reazioni, che nelle piante sono più lente e meno evidenti. Da una ricerca compiuta dallo scienziato indiano Chandra Bose risulta che le piante rispondono a stimoli di simpatia od antipatia nei loro confronti e di conseguenza la loro vitalità e fruttificazione ne viene interessata. 
Un risultato dell’attenzione amorevole rivolta alle piante è la maggiore produzione di getti e polloni utilizzabili dall’uomo o dagli animali come cibo, purché l’assunzione avvenga in forma di sfoltitura, essa stessa un aiuto alla vitalità della pianta, in quanto rinforza la radice e incentiva la produzione di fiori e frutti e semi. La pianta utilizza gli animali e l’uomo per la sua propagazione sessuale, infatti è l’esperienza di ognuno di noi dopo aver mangiato un frutto succoso provare rispetto verso il seme, magari in forma di desiderio di piantarlo nella terra per vederlo rinascere o nel gettarlo verso terra con gesto creativo. In verità è la natura stessa che rende appetitoso ed utile il frutto e ispira chi se ne ciba a gettarlo lontano dal luogo originario, succede tra l’altro con gli uccelli che inghiottono le ciliegie per poi defecarne altrove i noccioli al volo….
Anche l’uso di legumi e cereali non presuppone l’uccisione della pianta in quanto tali semi maturano al termine del ciclo vitale e la loro coltivazione per uso alimentare facilita il mantenimento in vita e propagazione della pianta stessa, sono tutti “devices” di carattere sessuale riproduttivo.. Un modo per aiutare la diffusione delle specie prescelte. Nella dieta naturale è altamente raccomandato l’uso di crudità e traendo le foglie dalla sfoltitura non comporta uccisione quindi la pianta non verrà danneggiata. In effetti oggi abbiamo raccolto parecchie cimette di ortica, questo fa sì che dalla troncatura vengono emessi due nuovi getti, quindi l’ortica ci “guadagna”..
Le erbe commestibili sono la stragrande maggioranza di quelle esistenti, durante la passeggiata odierna, abbiamo riconosciuto un centinaio di specie vegetali e solo due o tre sono state da me indicate come “velenose” (forse meglio definirle tossiche o psicotrope): due tipi di cicuta e l’arbusto del sambuco nano puzzolente. Basti pensare che Plinio menzionava oltre mille vegetali commestibili fra quelli in uso nella cucina romana mentre oggi noi dal fruttivendolo ne troviamo al massimo una trentina e perlopiù originari dalle americhe (patate, pomodori, melanzane, etc.).
Per approfondire il discorso sulle piante commestibili e sui vari momenti di maturazione dei frutti selvatici abbiamo organizzato, come primo accadimento della Festa dei Precursori 2013, una escursione in campagna con Sonia Baldoni, l’accompagnatrice di Vivere con Gioia, in modo da poter riconoscere ed apprezzare i diversi vegetali stagionali che crescono spontaneamente qui a Treia. Inoltre raccoglieremo petali di rose selvatiche per preparare un'acqua di Bach. Infine si pranzerà tutti assieme con le erbe raccolte e con il cibo vegetariano da ognuno portato. La manifestazione prosegue poi nel pomeriggio con diversi eventi culturali fra cui la presentazione del mio nuovo libro "Riciclaggio della Memoria" sul tema dell'ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica.
Appuntamento per la passeggiata alle h. 10.30 nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT. (in Via Sacchette, 15/a - Treia) del 25 aprile 2013. Secondo appuntamento culturale alle h. 16.00, nella stessa sede.  
Prenotazioni: circolovegetariano@gmail.com - Tel. 0733/216293

Paolo D’Arpini

Vi aspettiamo!

 
 
La sede del Circolo Vegetariano VV.TT. è in Via Sacchette, 15/a, Treia (Macerata). Per raggiungere il luogo: Parcheggiare sotto le mura in prossimità di Porta Mentana (o Montana), lì nei pressi c'è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire ancora per 10 metri, quella è Via Sacchette, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, qui ci trovate!
La manifestazione si svolge con il patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia
Vedi anche: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/01/treia-25-28-aprile-2013-premesse-per-la.html


2 marzo 2013

Treia - Preparazione psicologica e tecnica per la Festa dei Precursori - 25 / 28 aprile 2013

 

Treia - Preparazione psicologica e tecnica per la Festa dei Precursori - 25 / 28 aprile 2013

 


 
Immagine di Daniela Spurio per il libro "Riciclaggio della Memoria" di Paolo D'Arpini

 

 
La mia vita è tutta un caos e completamente priva di controllo materiale, tutto ciò che faccio è sempre nell’ambito dell’oggi, del carpe diem, perciò non ho nulla da difendere e quindi il “mio campo” è un campo in cui crolli e cambiamenti, scavi e riempimenti avvengono in continuazione come natura comanda, con poco o nulla di mio intervento intenzionale.
Questo è un bene ed un male.  E' un bene perché in tal modo non persiste grande attaccamento verso una specifica forma ed è un male perché nulla di costruito o costruibile è a me imputabile…. Quando tanti anni fa decisi di fondare a Calcata  il Circolo Vegetariano VV.TT. contemporaneamente  presi possesso di una vecchia discarica comunale che denominai  “Tempio della Spiritualità della Natura” (vedi http://www.circolovegetarianocalcata.it/).
Con questa duplice operazione  lanciai un’idea buona anche per esaltare valori estetici naturali, ed in quegli anni (a partire  dagli inizi degli '80)  il battage pubblicitario era stato fortissimo, articoli su articoli, trasmissioni tv su trasmissioni tv, insomma le premesse di una grande edificazione c’erano tutte… ma –ahimé- c’ero anch’io e come sapete io amo “evocare” senza costrutto!
Alla fine chiusi la sede originaria del Circolo, il tempio restò un terreno più o meno abbandonato a se stesso, “lasciato agli impulsi spontanei creativi della natura e delle sue creature” mentre io  addirittura me ne partivo da Calcata per trasferirmi a Treia. Ma l'esperimento di sopravvivenza e di propagazione di uno stile di vita è continuato.... 
Ed infatti anche quest'anno teniamo la consueta "Festa dei Precursori" per ricordare la fondazione del Circolo Vegetariano VV.TT. Un modo come un altro per avere almeno un punto di riferimento in questa mia vita senza costrutto.
Anche qui a Treia ho trovato un “buen retiro”, un luogo in cui apprendere (o ricordare) un diretto contatto con la natura, con gli animali e con le piante. La mia vita quotidiana prevede un incontro riavvicinato con il luogo in modo da trarne un senso di appartenenza e di presenza. Teoricamente questo è un discorso ancora molto sentito in tante realtà rurali, ed in verità i miei veri maestri ecologisti son stati proprio quei ‘vecchi contadini’ dai quali ho appreso alcune verità basilari sulla terra e sull’arte di trarne frutto senza danneggiarla. 
Ed anche quest'anno durante la "Festa" parleremo  di  agricoltura bioregionale.  Ciò sostanzialmente significa: rendersi consapevoli di quello che spontaneamente cresce nel posto in cui si vive. 
La Festa  inizia, la mattina del 25 aprile 2013 alle h. 10.30, con una passeggiata erboristica guidata dall'amica Sonia Baldoni, per attuare una convergenza, una osmosi,  fra noi e l’ambiente scoprendo così anche la base della produzione di cibo vero,  che sono le erbe spontanee commestibili, in modo da spezzare la totale dipendenza dal cibo fornito dal mercato, rendendoci così responsabili -sia pure in minima parte- della nostra alimentazione. E’ un aspetto essenziale della cura per la vita quotidiana e della presenza consapevole nel luogo.
La giornata prosegue nella sede del Circolo  con un pranzo conviviale con le erbe raccolte e con il cibo vegetariano da ognuno portato. Subito dopo, preparazione di fiori di Bach con i petali di rosa, ed un dialogo  (con inizio alle h. 16) sulle tradizioni contadine locali, in particolare sulla coltivazione della canapa, condotto dal prof. Alberto Meriggi. 
A seguire c'è la presentazione del mio nuovo libro "Riciclaggio della memoria" (ediz. Tracce), sul tema del bioregionalismo, ecologia profonda e  spiritualità laica,  introdotto da Michele Meomartino. Commenteranno Caterina Regazzi,  Antonio D'Andrea  e Lucilla Pavoni ed altri cari amici. Alle pareti ci sarà una esposizione di opere d'arte in sintonia di Nazzareno Vicarelli, Sabrina Franchini, Fulgor Silvi e Andrea Orazi.
Nei giorni successivi, sempre nella sede del Circolo, si terranno incontri per illustrare discipline olistiche che possono risultare utili alla qualità della vita. Ed anche -  il sabato 27 aprile- una sessione di canti con Upahar Anand, il mio fratello spirituale che giunge dall'India;   lo stesso giorno si tiene  anche l'Assemblea Generale dei soci del  Circolo. Ho previsto anche un appuntamento  per parlare di incidenze ambientali  in seguito a progetti inquinanti che sovrastano sul territorio. 
La chiusura del 28 aprile prevede due performance effimere, accompagnate da suoni e movimenti e da un brindisi finale di buon augurio. 

Paolo D'Arpini - Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT

Paolo D'Arpini all'ingresso del Circolo di Treia

 
La sede del Circolo Vegetariano VV.TT. è in Via Sacchette, 15/a, Treia (Macerata). Per raggiungere il luogo: Parcheggiare sotto le mura in prossimità di Porta Mentana (o Montana), lì nei pressi c'è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire ancora per 10 metri, quella è Via Sacchette, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, qui ci trovate!

La manifestazione si svolge con il patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia


 


19 febbraio 2011

Bioregionalismo e celebrazioni nella natura

 

Treia (Macerata) - 27^ “Festa dei Precursori” del Circolo Vegetariano VV.TT. dal 7 al 15 maggio 2011


Vista di Calcata lasciata


Paolo D'Arpini e sullo sfondo Treia trovata

Verso la fine di luglio del 2010 ho lasciato Calcata, "rapito" dalla mia amata Caterina Regazzi, e dal 3 agosto ho preso domicilio a Treia. Allora scrissi anche un articolo "Dal Treja a Treia" in cui annunciavo la partenza e lo spostamento dalle rive del Treja, il fiume che circonda Calcata, al monticello di Treia, in provincia di Macerata.

Con Macerata avevo già avuto a che fare in passato, nel dicembre del 1973 tornato dall'epico viaggio che mi aveva portato prima in Africa e poi in India, ove conobbi il mio Guru, Swami Muktananda, e convalescente, per via di un epatite che mi ero beccato mangiando troppi dolcetti a Bombay, non trovai di meglio che andare nell'albergo che mio padre gestiva in quella città e vi rimasi per una quindicina di giorni a riposo. Inutile qui raccontare i vari spostamenti successivi... fanno parte di un percorso lontano e misterioso, sta di fatto che il destino mi ha fatto tornare nella provincia di Macerata, forse per finirci i miei giorni come avvenne a mio padre, le cui spoglie riposano nel cimitero maceratese...

Ma non voglio "prevedere" alcunché, il passato è conosciuto ed il futuro è ignoto, per cui mi limito oggi a rivedere alcuni aspetti del mio trasferimento, e lo farò tirando fuori da un vecchio cassetto un articolo ed un paio di lettere che testimoniano il mio vivere vegetariano e naturista a Calcata. Una testimonianza preziosa dei primi anni, quando il Circolo era in gestazione….. Ero giunto a Calcata verso il 1975/76, primo di un gruppetto di amici e parenti, ed ero già vegetariano ed oltre ad occuparmi di teatro, canti sacri, yoga e mostre d’arte (la prima galleria di Calcata fu da me fondata nel 1978 e si chiamava Depend’Arp) organizzavo anche pranzi all’aperto, ovviamente vegetariani, e con ciò iniziai -di fatto-quello che poi divenne il Circolo Vegetariano VV.TT.

Anche all'inizio usavo il sistema di “ognuno porta qualcosa” e talvolta, se non c’era spazio nella piazzetta di Porta Segreta, dove abitavo, andavamo nella piazzetta di San Giovanni, sui gradini altissimi della chiesa dove oggi c’è un piccolo museo d’arte contadina, oppure fuori porta dove c’era un ristorantino che ci accoglieva come ospiti a “mezzo-servizio”. Fausto Aphel, il proprietario, come noi un nuovo venuto in spirito pionieristico, ci preparava panini con insalata e formaggio prodotti da lui stesso. Il pomeriggio si andava a bere la cioccolata calda in un altro localetto, aperto da Giovanna Colacevich, la Latteria del Gatto Nero (ci lavorò pure il giovane Vittorio Marinelli), che a volte ospitava i nostri incontri estemporanei…. E così capitò che un bel giorno venne a trovarci Anna Maria Pinizzotto, giornalista del Paese Sera, la quale aveva ricevuto l’invito, da un comune amico e suo collega, Roberto Sigismondi, per “venire conoscere la realtà alternativa di Calcata ed il nostro programma de "La Due Giorni Vegetariana”. Emozionato per l’importanza ricevuta le fui al fianco per un’intera giornata (anche perché era una donna affascinante) e fra una chiacchiera e l’altra ne sortì fuori questo magico articolo che segue…

Domenica ‘vegetariana’ a Calcata, paese museo.

Un pugno di case rosate su una roccia di tufo. Un paese che attualmente non ospita più di cinquanta anime, e nel passato ne ospitava poche di più. Calcata (con l’accento sulla seconda) è un paesino medioevale rimasto miracolosamente intatto in uno spazio naturale molto bello. E’ circondato da colline verdi, ai suoi piedi scorre un ruscello limpido e nelle viscere si aprono grotte ed antri. Da qualche anno è diventato meta di naturisti, vegetariani, amanti dello yoga che hanno deciso di trasformarlo in un’oasi di raccoglimento. Una oasi facilmente raggiungibile. Calcata è a circa sessanta chilometri da Roma, in provincia di Viterbo. L’idea di fare del piccolo paesino arroccato su un picco di tufo un punto di riferimento stabile per chi ama la cucina alternativa e le passeggiate ecologiche è venuta ad un gruppo di romani che si è trasferito stabilmente a Calcata.

“L’idea era quella di fare una due giorni vegetariana -dice Giovanna Colacevich fondatrice della Latteria del Gatto Nero- Sabato e Domenica a Calcata per chi ama la natura e la pace. Nel programma è compresa la colazione, il pranzo ovviamente vegetariano, la merenda, una passeggiata guidata ed una conferenza su yoga e vegetarismo. Il costo è di lire cinquemila e -dimenticavo- comprende anche uno spettacolo in piazza dei Vecchi Tufi, un gruppo teatrale di Calcata”. Intanto Giuseppe, co-fondatore della Latteria, si muove con agilità tra i fornelli, tra una crepe e l’altra. Il loro locale è posto ai limiti della minuscola piazza del paese, dove si affaccia una chiesetta in cui si conserva il prepuzio di Cristo (così narra la leggenda).

All’ingresso del paese, invece, c’è la trattoria di Fausto Aphel esperto cuoco che a Roma aveva una trattoria alternativa prima di trasferirsi a Calcata. Ma il personaggio più singolare, attorno al quale ruota tutta l’organizzazione, è Paolo D’Arpini. Anche lui, come la pittrice Simona Weller, ha scelto Calcata come residenza definitiva. La pace del luogo non rovinata ancora da nessun prodotto del consumismo, gli ricorda le verdi valli dell’India dove ha soggiornato per molto tempo. E’ lui che guida la passeggiata ecologica, che parla di vegetarismo e di Siddha Yoga.

Alle ore 16 di Domenica, dopo un infuso di liquirizia offerto da Paolo, una piccola spedizione parte per fare il giro della rocca, quattro cinque chilometri di percorso. La discesa è impervia, sono circa trecento metri fra sassi, fango e rifiuti.

“La chiamo ecologica -spiega Paolo- perché voglio che la gente rifletta sul consumismo. Lattine, buste di plastica, cartacce. Alcuni paesani usano questo dirupo per scaricare i loro rifiuti. Quanti rifiuti produce una città come Roma? Dove vanno a finire?”. Una ragazza olandese si è portata dietro un coltello, “non si sa mai, è per le vipere”. Paolo cammina avanti e con il bastone si fa largo. Il viottolo scavato nel bosco consente appena il passaggio di una persona magra. Si guada il ruscello su un antico ponte di legno che si è adagiato sul fondo. Le assi di legno, ricoperte di paglia, sono oblique e c’è chi teme di cadere nell’acqua, fredda, ma poco profonda. In una minuscola spiaggia si fa tappa. C’è chi tenta invano di trovare cocci etruschi nell’acqua. Nella zona sono state scoperte alcune necropoli.

“Io parlo soprattutto dell’aspetto fisiologico degli alimenti -dice Paolo- con i cibi correnti è difficile mantenere il corpo in buona salute. La carne è ricca di tossine. Gli animali sono ingrassati con mangimi chimici e durante l’agonia le ghiandole secernono tossine che si fissano nelle cellule. Se nel mondo si scegliesse il vegetarismo non ci sarebbe più la fame. Il cibo sarebbe sufficiente per tutti. Noi dobbiamo vivere in armonia con il mondo e lasciarlo integro ai nostri figli”.
La spedizione riprende il cammino tra cornioli e prugne selvatiche e alberi di nocciole. Ai margini del viottolo crescono già i ciclamini. Seconda tappa una sorgente di acqua ferruginosa dove ci si disseta. Si riattraversa il ruscello, questa volta sugli scogli, e si risale la scarpata dalla parte opposta dove esisteva il lavatoio. Stanchi e sudati arriviamo in piazza mentre un gruppo di giovani sta ascoltando un ragazzo che suona la chitarra. La spedizione si scioglie, chi corre alla latteria per rifocillarsi, chi segue Paolo che scende in una grotta per fare meditazione e cantare mantra.

Al calare del sole avrebbero dovuto apparire I Vecchi Tufi di Calcata con le stupende maschere create da Wilton Sciarretta. Ma Sciarretta, che è anche il regista del gruppo, è caduto da una rupe proprio mentre provava la commedia che doveva allietare i vegetariani. E’ ora ricoverato all’ospedale con una spalla rotta. E’ calato il buio. Nella piccola piazza siedono come in un salotto gli abitanti di Calcata e i turisti. I primi, subito dopo cena andranno a dormire. A Calcata non ci sono cinema e teatri e pochi hanno la televisione. I secondi, quasi tutti romani, si immergeranno nel traffico caotico della via Flaminia e torneranno alla vita cittadina con il rimpianto di una domenica alternativa trascorsa in un paese-museo.
(Anna Maria Pinizzotto – 13 Settembre 1979, Paese Sera)

A commento dell'articolo, nel frattempo pubblicato nel sito del Circolo, il 4 ottobre del 2008 ricevetti una lettera di Nico Valerio:

Una permanenza mancata

Quando i naturisti erano naturisti e io ero già vegetariano da anni. Insomma, prima dell’era Portoghesi e dei vip snob saccenti e con la erre moscia che da Campo de Fiori accorsero a colonizzare Calcata. Senza pensare che lì avrebbero poi dovuto viverci… Beh lì, proprio nella piazzetta del Prepuzio, dissi stoltamente o saggiamente no a chi mi voleva quasi regalare una casetta cadente nel borgo antico… Ma andiamo con ordine.

L’articolo della Pinizzotto mi ha riportato di colpo ai felici anni Settanta, un’età lontana, pensate: pre-Aids, pre-Asdl, pre-telefonini (eppure, al contrario di oggi, avevamo sempre tante cose da dirci), pre-immigrazione, pre-porte blindate. Nei paeselli di tutt’Italia le donne lasciavano la chiave nella toppa (spesso le porte dei paesi non avevano maniglia: troppo costosa). Tutti vivevano con finestre e porte aperte.

Dell’articolo di Paese Sera mi ha colpito l’uso corretto del termine “naturista”, come salutista, igienista, chi vive secondo sistemi di vita naturale. Uso che purtroppo si è perso. Oggi sarebbe impensabile: siamo tornati indietro come cultura nei e dei giornali (lo usano ipocritamente, sia i giornalisti sia gli stessi nudisti, che è grave, come eufemismo per non dire nudista). Ebbene, il mio amarcord è che la diffusione di quell’uso si doveva, in quegli anni che solo ora sappiamo che erano felici, soprattutto alla mia azione diuturna di propaganda: comunicati giornalieri, articoli, libri e divulgazione. Quattro anni prima avevo infatti fondato la Lega Naturista, primo club italiano a usare questo aggettivo per denotare tutti i rapporti uomo-natura. E la Lega, come un partito, faceva ogni giorno qualcosa (denunce, eventi, proteste, appelli: copiavo dai radicali, presso i quali avevo la sede). Perciò ero conosciuto nelle Redazioni, dove avevo molti proseliti (anche Paese Sera, che aveva recensito benissimo la mia Alimentazione Naturale). Erano tempi in cui i giornalisti avevano un’anima, avevano idee personali, come persone normali. E potevano scrivere tutto. Non come oggi. Lo so perché ero giornalista io stesso, e conoscevo i miei polli.

Già vegetariano da molti anni, dal 1 gennaio 1970, conobbi dopo poco Calcata. E li passavo tutti i fine anno. E come guida escursionistica, col mio gruppo esplorai tutti gli anfratti, fossi, roveti, boschi, ruscelli, all’intorno. Tante volte all’inizio dell’estate abbiamo fatto il bagno nelle anse più profonde del Treja, quando era pulito e non frequentato da nessuno. Là sotto ho fatto scorpacciata di crescione selvatico (credo che con l’inquinamento non ci sarà più: è molto sensibile).

Ero così avventuroso che una volta d’inverno ci trovammo totalmente accerchiati – com’è come non è – da rovi spinosissimi fittissimi e alti 2 metri. Invalicabili. Ne uscimmo 2 ore dopo con ferite, strappi e punture varie..:-). Altro ricordo, una speculazione mancata, anzi rifiutata con sdegno. Da buon idealista e razionalista mancai l’occasione della mia vita. Un amico mi propose di comprare una casetta malandata ma abitabile a picco sullo strapiombo. Costava così poco che pur non avendo soldi potevo permettermela.

Da buon razionalista, però, feci notare che la rupe era stata dichiarata pericolante e che nessuna licenza veniva più concessa, Il sindaco aveva minacciato di far sgomberare l’intera rupe. E io da naturista ed ecologista non volevo speculare su un degrado geologico con un furbo “fatto compiuto”. Ho sempre odiato i furbi all’italiana (o alla romana) che poi chiedono il condono. E poi perché “buttare” i miei soldi, anche se pochi? E ancora, da anticonformista non volevo fare il classico cittadino che si trasferisce al paesello per incontrarvi tutti i romani che aveva lasciato a Campo de Fiori.

E poi mi spaventavano da single le lunghe noiose serate. Ancor oggi, penso che, a meno che tanti giornalisti e scrittori non l’abbiano chiesto con una petizione, non ci sarà la Adsl. E infine ero e sono dell’idea naturista alla Thoreau che o si vive nella natura selvaggia (capanna nel bosco lontano almeno 2 km da un centro abitato, il mio ideale, oppure è meglio stressarsi in modo stimolante nel caos d’una città, dove come in una foresta non c’è controllo sociale, E paradossalmente sei libero. Ma la via di mezzo del villaggio, con il fiato sul collo dei vicini, che nei paesini sono davvero vicini, curiosi, criticoni, sarebbe stata per uno spirito libero come me davvero insopportabile. E alla lunga, se non opportunamente stimolati, i single intellettuali nei villaggi si rincoglioniscono. Per tutti questi motivi, proprio sulla piazzetta della chiesa del prepuzio, da stoltamente anti-furbo e onestamente razionale, dissi di no.

Non potevo immaginare che la gente è irrazionale, cioè furba, e che dopo l’arrivo di un famoso architetto e di tanti giornalisti, scrittori, artisti e intellettuali da Roma e dall’estero, la rupe prima cadente sarebbe stata miracolosamente sanata. I vip sono taumaturgici anche per l’equilibrio geologico… Ora con la sommetta che mi chiedevano per la proprietà d’una casetta di tufo di 2 piani, ci pagherei al massimo un mese di affitto d’una stalla fuori paese. Ciao e grazie del ricordo.
(Nico Valerio)

E per delucidare meglio la situazione ecco il mio commento al commento

Nico Valerio, un nome storico del vegetarismo in Italia ci ha raccontato con enfasi il suo “non esser diventato calcatese”…. Peccato, dico io, sarebbe stata una bella prova avere assieme Nico Valerio e Paolo D’Arpini in questo scricciolo di paese…. Magari sarebbe stato un po’ stretto per due calibri di tal fatta ma le scintille avrebbero sicuramente illuminato il mondo….

Ho conosciuto a Roma, credo nel 1974 o '75, Nico quando presentò il suo libro sulla dieta vegetariana in una libreria di Viale Manzoni, a quel tempo io abitavo in Via Emanuele Filiberto. Egli però non era segnato nell’akasha di Calcata e quindi capitò che ci vedessimo solo raramente da allora. Ma abbiamo sempre collaborato, ricordo ad esempio il grande meeting vegetariano all'Arancera di Roma su “Ecologia profonda, alimentazione naturale, spiritualità senza frontiere” del 2 e 4 ottobre 2009, a cui anch'egli intervenne.

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=Ecologia+profonda%2C+alimentazione+naturale%2C+spiritualit%C3%A0+senza+frontiere

All'incontro parteciparono tutti gli altri vegetariani storici, in primis Edoardo Torricella (penso che sia il primo in assoluto in Italia avendo egli festeggiato il 50° anno di vegetarismo a Calcata nel 2008), Franco Libero Manco, Ciro Aurigemma, Massimo Andellini, Marinella Correggia e tanti altri.

Manuel Olivares, fondatore di Vivere Altrimenti, nel frattempo, mi hanno chiesto di scrivere un libro sul movimento vegetariano e credo che dovrei farlo assieme a tutti questi amici (vegetariani e non) che hanno condiviso con me l’esperienza da “rompighiaccio” in Italia. Assieme abbiamo fatto “storia” ed ora scriviamola (questa storia) sempre assieme!!

Infine, eccomi al dunque, ogni anno per festeggiare la nascita del Circolo vegetariano VV.TT. facciamo festa, “La Festa dei Precursori", e quest'anno per la prima volta l'evento si svolgerà nella nuova residenza di Treia, dal 7 al 15 maggio 2011. Colgo l'occasione per invitare tutti i precursori superstiti a questa grande kermesse...

Programma di massima e presentazione:
Creando un “appeal” per la grande celebrazione Caterina Regazzi e Paolo D’Arpini invitano tutti gli amici vecchi e nuovi ad affrontare un’avventura meravigliosa da condividere e da raccontare….

Maggio a Treia: 27° anniversario del Circolo vegetariano VV.TT. – Fioriscono le rose, Wesak, Calendimaggio, Beltane…. dal 7 al 15 maggio 2011, nell’antica città dedicata a Trea / Iside

In occasione del 27° anniversario della fondazione del Circolo Vegetariano VV.TT. e per inaugurarne la nuova sede, si terranno a Treia (Macerata) alcuni giorni di celebrazioni ed eventi culturali e ludici.

Maggio è il mese dedicato tradizionalmente alla Madonna (Grande Madre), ai matrimoni, alla fioritura ed alla bellezza della natura, il segno zodiacale relativo è quello del Toro, in occidente, e del Serpente in Cina, simboli di saggezza e conoscenza. Inoltre ci troviamo in prossimità del Wesak, ovvero la nascita del Buddha, e del Calendimaggio. Perciò da parecchi anni celebriamo la festa di Maggio (verso i primi del mese), chiamata anticamente Beltane, ovvero il periodo situato a metà fra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo (astronomicamente il giorno corretto è il 5 maggio).

Quest’anno i festeggiamenti iniziano dal 7 maggio e comprendono vari aspetti della conoscenza della natura e della vita, in particolare ci occuperemo di cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, spiritualità della natura, canti armonici e passeggiate erboristiche. L’antica città di Treia conservava la tradizione matristica, sotto forma di culto alla Dea Iside, che poi si trasformò in venerazione della Madonna Nera. La prerogativa dei questa fede è quella di mantenere la vicinanza fra l’uomo e la natura, nel riconoscimento che la natura stessa è la nostra casa e la matrice di ogni vita.

Quest’anno in particolare si terrà, il primo giorno, il 7 maggio 2011, una tavola rotonda sul tema: “Cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale e spiritualità ed arte della natura”, compresa la presentazione di libri in tema, e per l’occasione sono invitati esperti naturopati ed erboristici, chimici, psicologi, dietisti, rappresentanti dei consumatori e specialisti in agricoltura ecologica per un necessario dibattito e confronto sulle varie discipline e su come poter mantenere l’organismo e l’ambiente in buona salute. L’incontro sarà allietato anche da esibizioni poetiche e canore e da letture sulla tradizione contadina e dalla proiezione di diapositive.

Interventi Previsti:
Proiezioni in continuo di immagini sull’agricoltura contadina di Nazareno Crispiani
Benvenuto del Sindaco Luigi Santalucia e degli Amministratori Comunali
Saluto del Presidente Accademia Georgica, prof. Carlo Pongetti
Avv. Vittorio Marinelli, pres. European Consumers
Prof. Benito Castorina, docente Economia Agraria
Dr.ssa Milena Auretta Rosso, iridologa e naturopata
Signora Sonia Baldoni, erborista
Signora Lucilla Pavoni, scrittrice
Geologo Stefano Panzarasa, scrittore e musicista
Dr. Giorgio Vitali, chimico farmaceutico
Dr.ssa Caterina Regazzi, medico veterinario
Moderatore: Paolo D’Arpini.

Il secondo giorno, domenica 8 maggio 2011, saremo invece sul campo per apprendere i rudimenti dell’erboristeria e del riconoscimento delle erbe spontanee commestibili, a cura di Sonia Baldoni, al termine si potrà partecipare ad un semplice laboratorio per la preparazione di prodotti erboristici, soprattutto derivati dai petali di rosa che in questo momento dell’anno abbondano. Nello stesso giorno potremo condividere il cibo bioregionale vegetariano da ognuno portato, in un simposio conviviale. E’ previsto anche un momento di sharing matristico, con Antonio D'Andrea, sulle esperienze “casalinghe” da ognuno vissute, l’esecuzione di canti armonici ed una concentrazione collettiva.

Inoltre l’8 maggio si inaugura una mostra d’arte, sul tema trattato, nella nuova sede del Circolo vegetariano VV.TT. di Treia in Via Sacchette, 15/a (Vicino Porta Mentana o Montana)

La mostra resterà aperta sino al 15 maggio 2011.
Fra gli artisti che espongono si notano: Domenico Fratini, Renata Bevilacqua, Orietta Duca, Daniela Spurio e diversi altri.

La manifestazione si svolge con la partecipazione ed il patrocinio morale del Comune e dell’Accademia Georgica di Treia.

Ed ora, per contraltare con la storia su Calcata, voglio pubblicare (scusate la lunghezza dell'intera memoria..) l'articolo che un'altra donna, la professoressa Antonella Pedicelli, affascinante e culturalmente preparata, ha scritto su Treia:

Andare a Treia? No problem.. basta offrire un po’ di sana pubblicità, sperando che la voglia di “viaggiare” insita dentro ciascun libero “esploratore” di questo nostro splendido Universo, si lasci catturare amichevolmente dalle nostre parole, rivolte, con immenso piacere, alla piccola e speciale cittadina di Treia!

La Storia di Treia

380 a.C. circa, il primo insediamento, ad opera dei Piceni o dei Sabini, è lungo un ramo della via Flaminia a circa due km dall’attuale centro storico. Il luogo diventa colonia romana e prende nome da un’antica divinità, Trea.
II sec. a. C., Treia diventa municipio romano.
X sec. (inizio), gli abitanti della Trea romana, per sfuggire ai ripetuti saccheggi, individuano un luogo più sicuro sui colli e costruiscono il nuovo borgo che prende il nome di Montecchio, da monticulum, piccolo monte.
XIII sec., Montecchio si dota di un sistema difensivo comprendente una possente cinta muraria e si allarga fino a comprendere tre castelli edificati su tre colli, Onglavina, Elce e Cassero. Nel 1239 è assediata dalle truppe di Enzo, figlio naturale di Federico II, e nel 1263 da quelle di Corrado d’Antiochia, comandante imperiale che viene catturato dai treiesi.
XIV sec., Montecchio passa alla signoria dei Da Varano e poi a Francesco Sforza. 1447, posta dal Pontefice sotto il controllo di Alfonso d’Aragona, Montecchio viene in seguito ceduta da Giulio II al cardinale Cesi, e da allora segue le sorti dello Stato della Chiesa. 1778, si apre la prima sezione pubblica dell’Accademia Georgica dei Sollevati, importante centro culturale ispirato ai principi dell’Illuminismo.
1790, il Pontefice Pio VI restituisce al luogo l’antico nome di Treia, elevandolo al rango di città. Il mistero dell’infinito… Mura turrite che evocano il Duecento, ma anche tanti palazzi neoclassici che fanno di Treia un borgo, anzi una cittadina, rigorosa ed elegante, arroccata su un colle ma razionale nella struttura. L’incanto si dispiega già nella scenografica piazza della Repubblica, che accoglie il visitatore con una bianca balaustra a ferro di cavallo e le nobili geometrie su cui si accende il colore del mattone. E questo ocra presente in tutte le sfumature, dentro il mare di verde del morbido paesaggio marchigiano, è un po’ la cifra del luogo. La piazza è incorniciata su tre lati dalla palazzina dell’Accademia Georgica, opera del Valadier, dal Palazzo Comunale (XVI-XVII sec.) che ospita il Museo Civico e dalla Cattedrale (XVIII sec.), uno dei maggiori edifici religiosi della regione. Dedicata alla SS. Annunziata, è stata costruita su disegno di Andrea Vici, discepolo del Vanvitelli, e custodisce diverse opere d’arte tra cui una pala di Giacomo da Recanati. Sotto la panoramica piazza s’innalza il muro di cinta dell’arena, inaugurata nel 1818 e poi dedicata al giocatore di pallone col bracciale Carlo Didimi.

Da Porta Garibaldi ha inizio l’aspra salita per le strade basse, un dedalo di viuzze parallele al corso principale e collegate tra loro da vicoli e scalette. Qui un tempo avevano bottega gli artigiani della ceramica. Continuando per la circonvallazione, a destra la vista si apre su un panorama di campi rigogliosi e colline ondulate. L’estremo baluardo del paese verso sud è la Torre Onglavina, parte dell’antico sistema fortificato, eretta nel XII secolo. Il luogo è un balcone sulle Marche silenziose, che abbraccia in lontananza il mare e i monti Sibillini.

Entrando per Porta Palestro si arriva in piazza Don Cervigni, dove a sinistra risalta la chiesa di San Michele, romanica con elementi gotici; e di fronte, la piccola chiesa barocca di Santa Chiara con la statua della Madonna di Loreto: quella originale, secondo la tradizione. Proseguendo per via dei Mille, si attraversa il quartiere dell’Onglavina che offrì dimora a una comunità di zingari, al cui folklore si ispira in parte la Disfida del Bracciale. Dalle vie Roma e Cavour, fiancheggiate da palazzi eleganti che conservano sulle facciate evidenti tracce dei periodi rinascimentale e tardo settecentesco, e denotano la presenza di un ceto aristocratico e di una solida borghesia, si diramano strade e scalinate. Nell’intrico dei palazzi, due chiese: San Francesco e Santa Maria del Suffragio. E tra di esse, un curioso edificio: la Rotonda. Nei pressi, la casa dove visse la scrittrice Dolores Prato, ricordata da una lapide, e il Teatro Comunale, inaugurato il 4 gennaio 1821 e dotato nel 1865 di uno splendido sipario dipinto dal pittore romano Silverio Copparoni, raffigurante l’assedio di Montecchio. Il soffitto è decorato con affreschi e motivi floreali arricchiti nel contorno da ritratti di letterati e musicisti; la parte centrale reca simboli e figure dell’arte scenica.

Si può lasciare Treia uscendo dall’imponente Porta Vallesacco del XIII secolo, uno dei sette antichi ingressi, per rituffarsi nel verde. Resta da vedere, in località San Lorenzo, il Santuario del Crocefisso dove, sul basamento del campanile e all’entrata del convento, sono inglobati reperti della Trea romana, tra cui un mosaico con ibis. Qui sorgeva l’antica pieve, edificata sui resti del tempio di Iside. Il santuario conserva un pregevole crocefisso quattrocentesco che la tradizione vuole scolpito da un angelo e che, secondo alcuni, rivela l’arte del grande Donatello.
(Notizie originali raccolte da Antonella Pedicelli)

Vi saluto e vi aspetto!
Paolo D’Arpini, presidente Circolo vegetariano VV.TT.
Via delle Sacchette, 15/a – 62010 Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293 – circolo.vegetariano@libero.it


Chi intende partecipare con un qualche contributo culturale  è benvenuto!
Scrivetemi per conferma.......



 

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