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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
29 maggio 2013

Libertà di pensiero

Integrità, coraggio e fiducia in se stessi è cosa diversa da sottomissione, oscuramento e adesione alle ideologie di massa

 
 


E’ necessario saper distinguere le idee dalle ideologie. Queste ultime sono idee formulate per consumo pubblico e soddisfano la necessità di tutti di alleviare il senso di colpevolezza nella convinzione di agire per qualcosa di buono o desiderabile…Le ideologie sono “beni” già pronti enunciati dai Media, dagli oratori e dagli ideologi per manipolare la massa, e per scopi che hanno ben poco a che fare con l’idea, anzi, spesso ne rappresentano l’opposto.

 
Queste ideologie sono spesso elaborate “ad hoc”. Per esempio quando si rende popolare una guerra descrivendola come necessaria “per la libertà”, o quando “ideologie religiose” sono utilizzate per razionalizzare lo “status quo ante” politico, anche se in completo contrasto con l’idea genuina di quella religione, nel cui nome si propagandano le ideologie. Per la sua essenza, un’ideologia non attiva il pensiero e tanto meno il sentimento. E’ come una pillola che esercita effetti eccitanti o soporiferi.

 
[Stiamo attualmente assistendo, disgraziatamente inermi, e di conseguenza impotenti, all'accerchiamento dell'Iran da parte di un imponente dispiegamento di armi di distruzione totale, e non solo di Massa, col rischio di annientamento della Vita sul Pianeta qualora entrassero in funzione, accerchiamento che sappiamo dovuto alla sete imperialistica di fonti energetiche per le esigenze statunitensi e di "sicurezza" per Israele. Il tutto mentre i tromboni dell'ideologia e della menzogna mediatica pianificata gridano alla minaccia iraniana. Non altro, per l'esattezza, furono le "sante Crociate".]

 
L’idea, al contrario, si riferisce a ciò che, in un modo o nell’altro, è reale. Fa appello alla “ragione umana”, induce a pensare ed a sentire attivamente. 

La FORZA dell’idea diventa inoltre sempre più grande in una situazione in cui coloro che difendono lo status quo non hanno idee, come accade oggi , specie in Italia, a causa anche della natura della nostra burocrazia e del nostro tipo di organizzazione sociale e statale. Infatti, le idee e la verità non esistono al di fuori ed indipendentemente dall’uomo, e, così come la mente dell’uomo è necessariamente influenzata dal suo corpo, dalla sua esistenza fisica e sociale.

 
L’uomo è capace di conoscere la Verità ed è capace di “amare”, ma se, nella sua totalità, è minacciato da una forza superiore, se lo si rende impotente e pauroso, le sue operazioni sono distorte o paralizzate. 

L’effetto paralizzante del potere poggia anche su una promessa implicita: la promessa che chi è in possesso del potere potrà liberare l’uomo dal fardello della incertezza e della responsabilità verso se stesso. La sottomissione dell’uomo a tale condizione di minacciosa promessa costituisce la reale “caduta”. 

Sottomettendosi al potere (dominio) egli perde il suo potere (potenza). Può essere intelligente, può essere capace di manipolare le cose e se stesso, ma accetta come verità ciò che coloro che hanno potere su di lui, chiamano “verità”. Perde infine il suo potere di amare perché le sue emozioni sono legate a quelli da cui dipende. Perde pertanto anche il “senso morale”. 

La sua stessa “voce” non può richiamarlo a sé, perché egli non è più capace di ascoltarla, attento com’è ad ascoltare la voce di chi ha potere su di lui.

 
In verità, la LIBERTA’ è la condizione necessaria della FELICITA’, intesa come capacità di preservare la propria integrità contro il potere altrui, soprattutto contro il POTERE ANONIMO DEL MERCATO, DEL SUCCESSO, DELLA PUBLIC OPINION, DEL SENSO COMUNE, (o piuttosto del “nonsenso comune”) e della MACCHINA, non solo automobile, della quale siamo diventati “servi”.

 
Il risultato è che ci sentiamo impotenti e ci disprezziamo per la nostra impotenza. Siamo al buio e ci infondiamo coraggio ma non abbiamo le condizioni necessarie per corroborare questo coraggio.

Giorgio Vitali


20 aprile 2013

Ritorno alla natura e semantica del linguaggio

Ritorno alla Natura - Semantica e filosofia – Religione e spontaneità – Razionalismo e poesia

 


 

 
In un ipotetico ritorno alla natura ed alla percezione della sessualità come naturale e necessaria polarità, cominciamo con il prendere in considerazione alcuni “verba”.
Repubblica, nel significato originario, significava Res Publica. Coerente con il bene comune che, nella prisca comunità latina, coincideva col Bene Cosmico. Tutto il contrario della Repubblica Italiana, … basata sul lavoro (dei burocrati)
 
Nel senso originario, “lavoro” significava qualcosa di negativo. Labor, voleva dire affanno, fatica, operatività deludente. Tutto il contrario di di “agere” (agire). Cioè lavoro creativo, che dà soddisfazione perché, appunto, creativo. Non solo nell’Arte ma anche nella coltivazione della terra, che è è essenzialmente ARTE e l’agricoltore un artista.
 
Quindi abbiamo il lavoratore contro l’artifex. Il labor è anche sinonimo di lavoro svolto per ricompensa. Non per il piacere di creare secondo natura.
L’Artifex può anche trovare un vantaggio economico nel frutto del suo “lavoro” ma questo sarà sempre di intensità inferiore rispetto al piacere creativo. Inoltre, il lavoro per ricompensa, oltreché significare una condizione servile, genera attaccamento al frutto di quel lavoro. Di qui il senso di assogettamento, di schiavitù, di alienazione, di sentimento di insignificanza che pervade colui che serve senza passione, senza partecipazione, e quindi inutilmente (per sè e per gli altri).
Di conseguenza la parola “ozio”, che richiama alla mente i fulmini minacciosi ed inutili del mesto Brunetta (tanto non hanno nulla da fare.. meglio che vadano a fare la spesa e non intralcino i cittadini) inizialmente significava altre cose: ad esempio, “otium” voleva dire raccoglimento, riflessione, guardare in se stessi, meditare, studiare, silenzio interiore. Da quando la scienza meccanica, razionalista e dualista, tanto cara alle “religioni” clerocratiche, ha equiparato l’uomo alla macchina, l’essere umano (o umanoide) diventa un “individuo” individuato “fisicamente” dentro la massa, non più anima personale quindi e privato di interiorità, trasformato in una struttura incapace di “senso” e di capacità riflessive. L’Otium non è più sinonimo di dialogo con se stesso ma oggi significa “non far nulla”.
Si tratta, in buona sostanza, di burattini appesi ai ganci di Mangiafuoco. Inutili anche per lui e per le sue recite virtuali.
I significati delle parole che usiamo quotidianamente uniformano i nostri comportamenti e creano il tessuto di una comunità. Ecco perché occorre riscoprire il significato vero ed originario di tutte le parole, contro l’imbastardimento voluto e programmato. Non a caso il concetto di “nazione”, elaborato qualche secolo fa, definisce in maniera molto chiara l’idea che ne è alla base. Se cerchiamo il primo elemento di collegamento fra esseri umani, questo non può essere solo il territorio ove essi nascono e vivono, ma anche la lingua che essi parlano per comunicare tra loro. La parola, se non è tutto, è comunque "quasi tutto" come ha colto l’autore della frase: “In principio era il Verbo”. Infatti, all’origine di qualsiasi concetto, in qualsiasi modo elaborato, c’è la possibilità di comunicarlo. Posto che un concetto possa nascere spontaneamente “dentro” un cervello e senza il contributo della mente….
Il fatto che il contenuto dei Vangeli sia definito da alcuni “rivelazione” significa anche che in detti vangeli va cercata una parte della verità, che poiché è “verità” non può essere qualcosa precipitata casualmente su questa Valle di Lacrime, ma una realtà “sottintesa” che si prolunga nel “tempo”. Sappiamo che il Cristianesimo, prima di diventare una struttura della clerocrazia, è stato un vasto movimento culturale sincretic, cioè di sintesi del pensiero mediterraneo a sfondo ellenistico. L’ellenismo, a sua volta, è stato un grande sforzo intellettuale di sintesi, al quale ha partecipato la romanità con la realizzazione di una Società evoluta nella quale tutte le realizzazioni (dall’ architettura all’urbanistica, dall’ arte alla giurisprudenza, dalla guerra alla letteratura) hanno risentito della filosofia razionale greca.
Il cristianesimo poi è diventato una religione durante una elaborazione dottrinaria molto combattuta durata circa 500 anni. (Il fatto che a tutt’oggi l’evoluzione del cristianesimo continui attraverso concili e conciliaboli è altra cosa, perché la vera trasformazione delle parole dal loro originario prisco significato l’abbiamo in quei 500 anni durante i quali si sono scontrati epicurei e stoici, platonici, neoplatonici, aristotelici pitagorici, orfici, kabbalisti, egizi, etc…). Va aggiunto che i pensatori ereticali dal medioevo a tutto l’ottocento pur esponendo dottrine provenienti dall’antico pensiero della classicità hanno pur sempre utilizzato terminologie, spesso a noi moderni piuttosto ostiche, ma con significati ormai consolidati.
Lo sforzo che occorre fare oggi è pertanto risalire la corrente del presente pensiero per recuperare gli antichi significati e ritornare alla concretezza non meccanicistico-materialistica della visione naturale del mondo. Per fare un esempio, possiamo riferirci alla parola “fato”. Per noi questa parola significa sostanzialmente “fatalismo”. Adattamento passivo a forze estranee alla natura individuale. Nel significato arcaico originale, invece, il termine “fatum” significava la partecipazione diretta e cosciente di ogni individuo alle forze creatrici dell’Universo. Dispiegamento nel quale l’attività umana si inserisce in un ordine di carattere superiore al singolo. Quando la scienza meccanica ritiene di possedere e dominare la conoscenza e quindi la natura (trasformandola), il concetto di “fatum” perde il suo significato arcaico per diventare espressione di forze oscure, irrazionali, di fronte alle quali l’uomo, già trasformato in individuo/massa, perso il contatto “diretto” con la Natura, nulla può fare. Da notare che proprio in questo contesto acquista importanza la psicoanalisi che, nata per “curare” attraverso l’interpretazione “culturale” delle psicosi, diventa soprattutto negli USA, patria della disarticolazione dell’uomo, una filosofia “ufficiale” alla quale è doveroso fare riferimento in ogni manifestazione che riguarda la società nel suo insieme.
Oggi l’uomo è avulso dalla centralità dell’Universo. Isolato dentro la Massa, si sente escluso dal Tutto. Cacciato dal Paradiso Terrestre, non in termini mitologici, ma nella concretezza giornaliera. Nel momento in cui l’uomo vive dentro le metropoli-giungle di cemento, l’uomo ha perduto la sua essenza. Non può più essere considerato “umano”, bensì l’umanoide degli scrittori di fantascienza. Il recupero può avvenire solo ripristinando una visione olistica dell’ Universo/Multiverso.    
   Giorgio Vitali


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Di questi e simili temi se ne parlerà durante l'Incontro Collettivo Ecologista che si tiene a Vignola dal 22 al 23 giugno 2013:


 


1 giugno 2012

Eco-etica: filosofia, religione e ritorno al discorso della natura

Discorso semantico naturalistico per tornare alla natura tramite il pensiero classico

 
Prima il Nulla, poi una parvenza, poi quel grido  della forma che si fa inseguire da aquile bianche  immortali, e pretende dedizione totale” -  (Dante Maffia)







Joseph Ratzinger, nel suo discorso fondamentale di “papabile”, propose la “religione” (cattolica, ovviamente, perché per costoro non esiste altra religione possibile), quale unico ed efficace antidoto al dilagare dell’agnosticismo e relativismo nella cultura dominante dell’Occidente.


Parlando di “dittatura del relativismo, Ratzinger sostiene che la verità è una sola ed il suo fondamento è in Dio. Di contro ci sarebbe la precarietà e l’arbitrio, la relatività fonte dell’ errore e sul piano morale la mancanza di leggi assolute che favorisce il disordine e l’anarchia…Se ad un ascolto del tutto superficiale ed epidermico, il tono puramente formale dell’accusa Non fa una piega. Il relativismo è sicuramente una “diminutio” nella struttura individuale e sociale, ma questo relativismo a cosa si riferisce e contro chi e cosa muove i suoi attacchi?


C’è tutta una corrente di pensiero, che partendo da Hegel giunge fino a Nietzche e Heidegger che Non piace a Ratzinger, perché l’accusa che questi pensatori portano nei confronti della Chiesa colpisce a fondo la storia di questa Organizzazione.


Tant’è vero che in queste dichiarazioni del papa manca intenzionalmente qualsiasi riferimento alla complessità delle componenti logiche ed epistemologiche alle quali pur si dovrebbe ricorrere nell’attribuire alla Religione cristiana la patente di Unica verità capace di portare la luce nella società e nell’individuo, offuscati dal relativismo.  Tanto più che proprio in questi tempi abbiamo preso atto, tutti, della provvisorietà della conoscenza umana e della precarietà dei modi di comunicazione.


Le reazioni.  Reazioni consistenti a questi assunti sono state prese in ambito cattolico e protestante, nonché in ambito laico.  Dai laici si è opportunamente obiettato che non è possibile ignorare le conquiste operate dal pensiero critico e dalla coscienza proprio grazie all’ affermazione del principio del relativismo gnoseologico ed antropologico. 


Il pensiero moderno, sia pure fra errori e svarioni concettuali è però riuscito a restituire all’individuo ed al suo progredire storico la responsabilità della formazione dei valori, che nel travaglio del dubbio e dello spirito critico riescono a rendere omaggio al principio della responsabilità personale quale fondamento della verità e del bene.


Relativismo della dialettica innescata da Ratzinger.   Non è questa la sede nella quale impiantare una querelle filosofica, ma ci sembra utile a questo punto sottolineare che la totalità del contendere è racchiusa in una manifestazione della modernità, e non dell’intero trascorrere del pensiero filosofico e scientifico. In questo scontro fra dogmatismo religioso e pensiero “laico” non è presente per nulla la grande stagione del pensiero classico, che viene negati aprioristicamente dal Ratzinger per il quale la Storia comincerebbe con la nascita, peraltro del tutto ipotetica, di Gesù, personaggio preso come manifestazione del divino sulla Terra (come se l’Umanità non avesse fino ad allora avuto a che fare con tante altre “incarnazioni” divine!)


Mentre per i “laici”, che fanno riferimento al pensiero “razionale”, è come se non fosse esistita una storia del pensiero prima dell’affermazione seicentesca della “razionalità” e della “scienza” presa come unica forma di conoscenza proprio perché proiettata nella misurazione del “sensibile”. Va aggiunto che siamo appena usciti dal conflitto fra il Razionalismo e la Scienza positiva.


Il Razionalismo proclama l’eguaglianza naturale degli uomini, e l’identità della ragione in ciascuno di loro, la storia della scienza c’insegna invece che le verità razionali dichiarate a priori , necessarie ed eterne, sono delle astrazioni empiriche tardivamente conquistate nel corso dell’evoluzione umana.


Quindi il contrasto cui fa riferimento Ratzinger è una forma di ragionare antecedente ai problemi qui trattati. Inutile dire che queste modalità di vivere la conoscenza è del tutto nevrotica, sganciata dall’evoluzione del pensiero, ottocentesca, anche perché, per nostra fortuna, stiamo assistendo non solo ad un progredire delle conoscenze scientifiche che annullano qualsiasi presupposto scientista e positivista, ci riferiamo alla Fisica Post-Quantistica, alla Matrix Divina alla Sincronicità di Jung, Plank, Chopra, scienziati che hanno elevato la ricerca scientifica alle vette del pensiero creatore, alle Neuroscienze che, al di là delle necessarie concessioni ad una visione meccanicistica del funzionamento della Mente, hanno colto l’interconnessione pensiero/emozione/corporeità, e con esse sono giunte alla dimensione transpersonale della società e della vita quale era il principio uniformatore della Classicità.


Secondo il pensiero più evoluto dei nostri tempi, non può esistere separazione fra scienza e spirito.

La conoscenza scientifica della materia inanimata non è un sottoprodotto della conoscenza che attinge alle dimensioni metafisiche, come vorrebbero gli eredi del processo a Galileo dell’una e dell’altra fazione. La conoscenza è una e consiste nell’identificazione, e quindi nella morale che è ineludibile. Al contrario, gli scienziati razionalisti contemporanei parlano come se la metodologia della scienza sperimentale fosse la chiave unica per risolvere anche i problemi filosofici e morali. Infatti, non può esservi conoscenza senza Etica, perché se una conoscenza non determina un comportamento non può trattarsi di Vera Conoscenza. Ecco la ragione per la quale oggi si parla di Eco-etica.


Clerocrazia.  Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia, con albagia e ferocia non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione. Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico, chi non è cristiano non è religioso, chi non è religioso è immorale. Ne consegue che chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società.


Un pensiero di Giulio Cesare Vanini.  G.C.Vanini, martire del Pensiero, della Natura e di Italianità, morì sul rogo a fuoco lento il 9 febbraio 1619.  Egli scriveva: “La natura è il potere di Dio diretto a tutti gli ordinari movimenti; apparisce adunque come la stessa cosa della provvidenza. Però gli effetti di quest’ultima hanno un’ampiezza minore appartenendo allo stesso potere l’aver disteso il Cielo, creato l’Intelligenza, generata la zanzara dalla zanzara uscita dall’atto creativo. Aristotele… afferma come la natura nulla faccia con temerità, ragione per cui, giusta Aristotele, la natura è l’energia di Dio…”


Giorgio Vitali – vitali.giorgio@yahoo.it 


Giorgio Vitali, particolare 


30 novembre 2011

Economia spicciola di sopravvivenza bruta

Sopravvivenza bruta: “Come salvarsi dal crollo della moneta, oltre a comprare oro e argento ed un piccolo terreno per fare l’orto?”

 

 

Sopravvivenza bruta: “Come salvarsi dal crollo della moneta, oltre a comperare oro e argento ed un piccolo terreno per fare l’orto?”

Scrive Alessandro D’Esposito: “….se si deve dar credito alle esternazioni riportate, per gennaio 2012 i depositi in euro (od i titoli basati sull’euro) potrebbero subire un crollo verticale, con conseguenti rivolte. La mia prima domanda è: cosa potremmo fare per proteggere le nostre eventuali risorse economiche, oltre a convertire in piccoli pezzi d’oro / argento quanto più possibile oppure acquistare un piccolo podere da coltivare per sopravvivere? La seconda è: quali precauzioni per salvare i nostri cari da una situazione “greca” o peggiore, a parte pregare, mettere qualcosa vicino a porte e finestre per barricarsi e preparare qualche arma efficiente contro eventuali irruzioni in casa?… … sulla seconda scherzo, ma non troppo!”

Risposta di Giorgio Vitali, referente per la sovranità monetaria della Rete Bioregionale Italiana:

“LA DOMANDA è INTRIGANTE, tuttavia ti rispondo di getto. La risposta è negativa in questo senso: che NON esiste soluzione! In quanto tutte queste operazioni sono fatte ad arte!! Il sottoscritto, interessato alla questione finanziaria, ed altresì convinto che TUTTO ciò che fa riferimento alla finanza (un’economia nON basata su valori concreti) è completamente falso, per un certo periodo si è addentrato nei meandri della Borsa, non perstudiarla dal di fuori, ma dal di dentro ( cioè giocando). In pochi anni ho appreso che NULLA nella borsa è reale. A cominciare dal valore dei titoli che vi si trattano, dei quali il valore varia per ogni stormir di fronde.Inoltre,il numero delle azioni trattate è sempre irrisorio (flottante) ed è quindi ASSURDO risalire al valore reale di un bene dal calcolo del valore delle poche azioni trattate un certo giorno in Borsa. Poi ci sono i PREMI!! Da queste poche cose è facile risalire alla NULLITA’ del significato dei valori borsistici. Inoltre, è proprio la sostanziale INCONSISTENZA dei valori azionari che permette l’uso delle “voci” che servono per terrorizzare o per stimolare il PARCO BUOI. C’è un momento in Borsa nel quale il BUE non sa più cosa fare. Se si tiene le azioni rischia di perdere tutto in un attimo, se le vende, rischia di vederesele portar via a poco prezzo e poi vederele schizzare il giorno dopo. INFINE C’E’ LA VENDITA ALLO SCOPERTO. TRUCCO QUANTO MAI INFAME. E’ quanto è capitato al berlusca il quale si è visto vendere allo scoperto le azioni delle sue aziende per indurlo a dare le dimissioni. Stessa cosa fu fatta a Gardini, alla Borsa di Chicago, preludio al suo assassinio. OGGI stanno facendo la stessa operazione. Scuotimento dell’albero ed in più VOCI terrorizzanti. TUTTO ORCHESTRATO”

………….

Commento di Orazio Fergnani, membro di Alba Mediterranea:

“Io ho conosciuto (saputo dell’esistenza) la borsa ed i suoi nefasti retroscena e sceneggiate varie all’età di otto/nove anni e me la feci spiegare in parole comprensibili ad un bambino di quell’età dalla moglie dell’ing.Garrone…. della famiglia dei Garrone di Genova industriali da trecento anni e proprietari di stabilimenti in mezzo mondo … Da allora ho sempre schifato la borsa come concetto ed istituzione…. Che ho sempre considerato la droga dell’economia e della finanza… E vi garantisco che vedere un drogato terminale morire non mi fa alcuna compassione… al contrario penso sempre che c’è un idiota in meno in circolazione….e un ulteriore passo verso l’emancipazione dell’animo umano dalla schiavitù della demenza indotta ……La stessa cosa penso da sempre quando vedo qualcuno che perde in borsa…. Soprattutto negli ultimi anni quando la deregulation ha permesso agli infami di “lavorare” allo “scoperto”….. Nessuna pietà verso i coglioni che se la vanno cercando da soli…. Di qualunque droga siano schiavi Tutti noi di AlbaMediterranea quando prenderemo il potere…. Una delle prima azioni del nostro programma è cancellare dalla faccia della terra ogni memoria della “borsa”….. la seconda quella di far uscire l’Italia dal WBO, dal FMI ….. etc., etc., Laudetur”

 

Altro Articolo in sintonia:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/05/27/eduardo-zarelli-%e2%80%9clunico-sviluppo-che-consente-la-vita-della-biosfera-e-un-processo-completamente-non-materiale-qualcosa-che-significhi-levolversi-di-cultura-arte-spiritualita/


1 febbraio 2011

Federalismo bioregionale

Federalismo bioregionale in Italia... ipotesi e proposte in attesa della unione politica dell'Europa: Stati Uniti d'Europa....

 

(Nella foto: Paolo D'Arpini in posizione centrale mentre parla ad un incontro bioregionale, seduto alla sua sinistra (in secondo piano) si vede Giorgio Vitali che prende appunti)

Relativamente all'articolo sul federalismo bioregionale
(
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/01/26/no-al-federalismo-che-smembra-litalia-in-repubblichette-regionali-e-penalizza-i-cittadini/)


Scrive Giorgio Vitali:

PUR CONDIVIDENDO LE CRITICHE, OCCORRE TENERE PRESENTE CHE LA REGIONALIZZAZIONE è UNA CONSEGUENZA AUTOMATICA DEL PROCESSO DI AGGREGAZIONE EUROPEO. IN OGNI MOMENTO DELLA STORIA. IN OGNI MOMENTO DEL DIVENIRE NAZIONALE, OGNI ALLARGAMENTO DEGLI SPAZI HA COINCISO CON L'ALLARGAMENTO DELLE RELATIVE AMMINISTRAZIONI. L'ALLARGAMENTO DELLO SPAZIO DANAZIONE A EUROPA UNITA COMPORTA NECESSARIAMENTE LA FINE DELLE PROVINCE E L'AFFERMAZIONE DELLE REGIONI COME UNITà AMMINISTRATIVA SEMPLICE. resta in piedi il problema delle Metropoli, intese come forme post-moderne di aggregazione sociale, presenti in tutti i paesi ed in tutti i continenti. POI resta il problema fondamentale del clientelismo (in senso lato). Il clientelismo NON è fine a se stesso, ma serve per fini politici. Il politico emergente e quello arrivato NECESSITANO di GREGARI (che possono essere anche gruppi di pressione) che vanno accontentati e tenuti buoni. D'altronde napoleone il grande, capace di distruggere in battaglia qualsiasi nemico, dovette soccombere, sicuramente contro la propria volontà, al FAMILISMO, pur di assicurarsi un minimo di controllo del territorio. Malgrado ciò, quando era in Egitto e quando pativa il freddo a Mosca dovette fare i conti con persone che gli fecero un colpo di Stato. In politica, disgraziatamente, le REGOLE non servono"

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Mia rispostina:

....Ed è proprio in seguito all'effetto della aggregazione europea che ritengo utile la suddivisione in ambiti provinciali e città metropolitane, corrispondente al territorio "bioregionale".... anche perché le regioni in Italia non corrispondono esattamente a territori omogenei con una precisa identità storica e biosistemica, mentre le province e le città sì... Infatti l'Italia è nata con i Comuni... che in realtà erano "province" perché comprendevano la città con il territorio circostante che si riconosceva nell'identità cittadina. Ricordi? Le regioni al massimo potrebbero coincidere con gli staterelli signorili i cui confini variavano secondo l'espansione o la diminuzione del potere signorile... Per le città e quindi le province, invece, i confini sono certi. Ricorderai benissimo, tu che sei emiliano, la “differenza” identitaria culturale e politica fra Modena e Bologna, durata duemila anni, ed ora le due città sono entrambe nella Regione Emilia Romagna, che è un'aggregazione spuria....
Saul Arpino (alias Paolo D'Arpini)


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Replica di Giorgio Vitali:

CARISSIMO SAUL ARPINO, CHIARIAMO SUBITO CHE IO NON SONO EMILIANO, BENSì ROMAGNOLO. ROMANDIOLICUS, PER LA PRECISIONE E MIO ZIO IL GIORNALISTA FU UN ACCESO SOSTENITORE DELLA SEPARAZIONE FRA ROMAGNA ED EMILIA( due storie, due civiltà, due economie, sostanzialmente diverse e divergenti), con intrusioni "apparenti" dello Stato Pontificio. Anzi, ha agito culturalmente di più la presenza di Cagliostro rinchiuso a san Leo che secoli di benedizioni battesimi baciapile e predicozzi.

TORNANDO A NOI, LA BATTAGLIA DI CUI TI FAI PROMOTORE è SACROSANTA, MA VA COMBATTUTA SAPENDO CHE...
1) La strutturazione in Macroregioni che verrà a seguito di una più stretta integrazione europea avrà connotazioni economiche (macro regione nord-ovest gravitante sulla Francia e basata sulla disseminazione industriale automobilistica.)
2) Macro regione Nord Est gravitante sull'Europa centrale e ricostituente l'Imper austroun garico con la sua economia in prevalenza agricola.
3) Macroregione Italocentrale sulla base dello storico Granducato di Toscana ( benemerito in tutti i sensi)
4) Macroregione pontificia (Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo) sotto chiara influenza vaticana a base clerico-agricola.
5) Macroregione a sfondo geopolitico, gravitante su Napoli e Palermo, come c'insegna la storia, gravitante nel cuore del Mediterraneo con propaggini di tipo GEOPOLITICO globalizzato, basate sui commerci più o meno leciti, delle varie SACRE CONGREGAZIONI della cosiddetta "malavita". Che NON ha nulla di differente dalla pirateria da cui è nato l'impero inglese e che aveva proprie in quelle zone sicuri approdi.

Ricordo che la nascita delle Nazioni ha comportato la fine dell'Europa intesa in senso Sacro Romano Impero, così come la rinascita delle strutture imperiali ( vedi oggi la TURCHIA) comporterà la fine delle vecchie strutture nazionali. Ricordo ancora che l'Italia è nata dalla mente di Napoleone ( nazionalista e giacobino), che ha inventato anche la nostra bandiera, ed è stata pensata e fatta in buona parte da persone che avevano combattuto con il Grande Corso, o loro eredi DIRETTI.

LA CONCLUSIONE NON PUò CHE ESSERE UNA SOLA: BATTERSI CONTRO LA DERIVA AUTOMATICA, RIPROPORRE UNA DIVISIONE SU BASE BIOREGIONALE COME RIVOLUZIONE IN ATTO CHE GUARDA OLTRE GLI INTERESSI CONTINGENTI.
AGGANCIARSI A SIMILARI FORME DI BIOREGIONALITà DIFFUSE O DA DIFFONDERE NELL'INTERO TERRITORIO DELLA COSTITUENDA UE, CHE DEVE GUARDARE SOPRATTUTTO AD EST...

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Mia considerazione:

Carissimo Fratello Giorgio, per quanto riguarda le macroregioni bioregionali (da te evocate ma sulla cui vocazione industriale ho dei dubbi) la loro formazione potrebbe avere un senso se e ove si raggiungesse l'unità politica europea (ovvero Stati Uniti d'Europa), ma pure in quel caso l'idea degli ambiti bioregionali ristretti (Province) resterebbe in piedi, come forma di autogoverno locale, ed in quel caso si potrebbero addirittura riunire in un solo ente giuridico tutti i comuni della Provincia. Per quel che riguarda le aree fortemente urbanizzate, invece, resta in piedi l'ipotesi di "Città-Regione" (vedi l'esempio di Parigi e la sua banlieu). Ma in tutto questo riassetto "amministrativo" andrebbe comunque considerata l'omogeneità dei territori presi in considerazione (dal punto di vista dell'habitat e del biotopo), infatti la consistenza ecosistemica è uno dei modi di poter individuare una "bioregione" oltre ovviamente alla "identità" culturale, sociale ed umana.
Ciao, Paolo D'Arpini

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Precisazione di Giorgio Vitali:

O gran fedele di Priapo!
Concordo con Te sui temi testé trattati. Tuttavia debbonsi prendere in considerazione (ferma restando l'ipotesi rivoluzionaria da me cennata) le connotazioni geografiche. Per NOstra ( ed altrui) fortuna e per una sorta di isolamento dell'Italia, che ha esportate genti tramite le Repubbliche Marinare, ma nei limiti delle capacità delle navi in uso, fino alla migrazione di massa verso le Americhe, ma nel secolo XIX, le popolazioni regionalmente intese sono rimaste tali e quali l'epoca delle scorribande barbariche. (con qualche eccezione come noi romagnoli, adusi a frequentare miscugli Otrogotico/ Erulo/ longobardico/ bizantini (id est: di tutto e di più). [Io comunque sento scorrere tumultuosamente nelle mie arterie il buon sangue che irrorava ODOACRE il Magnifico. Ignobilmente assassinato, auspice una "fimmina" dal cattivo Teodorico, Primo ed autentico Re d'Italia]. Ciò detto, ed affermato, ad esempio io riconosco a naso gli etruschi, e permettendolo i programmatori del disordine globalizzato, è possibile anche identificare le comuni radici di umani, non umani, vegetali, insetti e quant'altro. In tal caso, e fatta una debita cernita, è possibile di tutto. Eccetto: i pugliesi, naturalmente fatti colà trasmigrare dai Romani avendoli sottratti alla natia Liguria. Gli abitanti dei Castelli Romani, eredi e fisicamente identificabili ancor oggi, dei MORI ivi trasportai come schiavi dopo la battaglia di Lepanto; gli abitanti di Rocca di Papa, discendenti per via diretta di Svizzeri e Lanzi, che ivi dimoravano a difesa delle mura di Roma fino al fatidico 1870, anno maledetto da Pio IX che vi vedeva fonte di sciagure, tant'è che era aduso ad indicare nella Breccia di Porta Pia, che aveva offeso il Buon Dio, la causa di tutti i mali d'Italia.
Ma NOI, che siamo devoti al nome sacramentato di Priapo, di queste cose non rechiamo cattiva memoria. Georgius Romandiolicus.


..................


Mio saluto finale:

E sempre sia lodato.... Fratello Giorgio

Pubblico il tutto nel blog Altra Calcata... altro mondo... Poiché solo in un "altro mondo" tutto questo progettare sarà possibile attuarlo!

Ti ricordo l'incontro del 7 ed 8 maggio 2011 a Treia (Macerata) su "Cure Naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale e spiritualità della natura".

Ha annuciato la sua presenza anche la comune amica Luisa di Nepi (che forse potrebbe venire in macchina con te)... Paolo D'Arpini


15 novembre 2010

Ecologia sociale ed umana..

Senso di alienazione dalla comunità nella società contemporanea e ricerca di un nuovo modello in chiave di ecologia profonda e spiritualità laica
 
 
“Riuscita non significa avere successo.. vuol dire soltanto che non ci si sente più travolti dal successo o dall'insuccesso” (Saul Arpino)
 
"La spiritualità laica che noi ricerchiamo nella Natura non è basata sul biascicamento di litanie e preghiere, ma nella coltivazione della generosità dell’abnegazione, dell’entusiasmo, del disinteresse… tutto quello che fa uscire l’uomo dalla prigione degli istinti..." (Giorgio Vitali)
 
“A quattro zampe, si supera tutto…. Basta mettercisi e riscoprire le perle di saggezza sull’inesistenza delle "razze" nel popolo umano. Ah! dannata storia fatta dai vincitori! Dannati Poemi Epici su commissione, giustificatori di false etnie!" (Matteo Micci) 
 

Il culto degli antenati in molte delle civiltà antiche è stato il fattore coagulante per la conservazione del senso di comunità. In Cina, ad esempio, era assurto quasi a religione, infatti il confucianesimo non è altro che un sistema morale basato sul rispetto delle norme “gerarchiche” di padre/figlio – sovrano/suddito. In qualche modo questo sistema, che garantisce un ruolo alle generazioni della comunità, ha assicurato in oriente come in occidente, una crescita ordinata e rigorosamente etica della società, pur con le pecche di inevitabili eccessi, esso ha mantenuto quel processo solidaristico nato nei clan matristici anteriori, e successivamente trasmesso al patriarcato.
 
Questa concezione è andato avanti senza grandi sovvertimenti sino all’inizio del secolo scorso momento in cui si è avviata una “rivoluzione di sistema”, una rivoluzione apparentemente incruenta e non specificatamente voluta, ma il risultato è un repentino mutamento d’indirizzo e la sortita dei modelli utilitaristici ed esclusivi.
 
Coincide con l’inizio dell’era industriale e dell’economia di mercato e con la comparsa dei grossi insediamenti urbani, le metropoli., che già avevamo visto l’abbozzarsi nel modello imperiale di Roma poi ripreso negli Stati Uniti d’America.
 
La scintilla del moderno paradigma sociale ed economico -secondo me- è una diretta conseguenza della grande crisi del 1929 che da una parte costrinse migliaia di famiglie all’urbanizzazione forzata ed all’abbandono del criterio piccolo-comunitario e all’adozione di modelli sociali strumentali. Una nuova programmazione sociale ed economica basata sulla capacità collettiva di produzione e sul consumo di beni superficiali (coincide con la nascita della Coca Cola, delle sigarette, delle fibre sintetiche, della diffusione di automobili ed altri macchinari). Come ripeto questo modello non fu specificatamente perseguito ma l’inevitabile conseguenza di una accettazione di gestione produttiva “finalizzata” -da parte degli individui operativi- e la demandazione agli organi amministrativi delle funzioni solidali e sociali.
 
Questo procedimento trovò la sua affermazione anche in Europa a cominciare dagli anni ‘50 (malgrado le prove generali dei primi del secolo in Inghilterra) e pian piano si espanse al resto del mondo occidentalizzato, meno che in sacche di necessaria “arretratezza” che oggi definiamo “terzo o quarto mondo”. Ma questo terzo o quarto mondo sta anch’esso pian piano assumendo il modello utilitaristico ed il risultato è il totale scollamento familiare e sociale con l’interruzione dell’agricoltura ed artigianato e venuta in luce di schegge impazzite di società aliena a se stessa. Avviene nelle cosiddette megalopoli di venti o trenta milioni di abitanti, con annesse baraccopoli e periferie senza fine. La solidarietà interna delle piccole comunità è morta mentre si son venute a stratificare categorie sociali che hanno poco o nulla da condividere con “l’umanità”.
 
Nelle grandi città industrializzate e consumiste da una parte c’è la classe dei produttori “attivi” e dall’altra quella dei cittadini “passivi”, ovvero i bambini e gli anziani. Lasciamo per il momento in sospeso la discussione degli attori in primis, i cosiddetti produttori ed operatori, e vediamo cosa sta avvenendo nelle categorie passive, degli usufruitori inermi od assistiti.
 
I bambini sono forse i più penalizzati giacché verso di loro è rivolto il maggior interesse redditizio e di sviluppo, sono i “privilegiati” delle nuove formule di ricerca di mercato ed allo stesso tempo abbandonati a se stessi, in seguito alla totale mancanza di solidarietà interna in ambito familiare e sociale. Con poche prospettive reali di crescita evolutiva in intelligenza ed interessi futuri, i bambini si preparano ad essere la “bomba” della perdita finale di collegamento alla realtà organico-psicologica tra uomo natura ambiente. Già in essi assistiamo alla quasi totale incapacità di relazionarsi con una realtà sociale e materiale, sostituita da una “realtà virtuale e teorica”.
 
Ora finché le generazioni che son nate dagli anni ‘50 sino al massimo degli anni ‘80 sono in grado di reggere il colpo della produzione utilitaristica questa massa di “imberbi passivi” può ancora mantenere una ragione almeno consumistica, dopodiché la capacità di sopravvivenza si arresta ineluttabilmente, assieme al volume operativo dei genitori…..
 
L’altra categoria, passiva per eccellenza, è quella degli anziani ed invalidi, i pensionati, che sopravvivono senza speranza già sin d’ora, preda di violenze sempre più diffuse, di furti e truffe e di strumentalizzazioni della loro condizione vittimale (perseguita da enti ed associazioni che sorgono per “proteggerli” dagli abusi….). Nella società solidaristica antecedente gli anziani avevano una precisa ragione sociale nella trasmissione della cultura e delle esperienze necessarie alla vita, convivendo in ambiti familiari in cui non c’era separazione fra bambini, giovani e vecchi. Ora gli anziani son d’impiccio e finché possono arrangiarsi da soli, bene, poi diventano oggetto di mercato per gli assistenti sociali, per gli ospizi e per colf spesso senza scrupoli o finti operatori assistenziali che mungono alle loro misere pensioni, inoltre -recentemente- son sempre più vittime di “enti morali” fasulli e ladri. E questo perché gli anziani non hanno più posto né tutela nella società.
 
Ma, qui vorrei porre un punto interrogativo, come faranno i quarantenni di oggi a garantirsi la sopravvivenza se la struttura sociale è così degradata? I quarantenni di oggi saranno ancor meno assistiti sia dalla società che dai loro stessi figli e -mi vien da dire- sarà proprio per questo inconsapevole sospetto che molti rifiutano di aver figli e si atteggiano ad eterni “ragazzi”. Oggi si è “giovani di belle speranze” sino a cinquant’anni (ed oltre) e poi improvvisamente si precipita nell’inferno dell’anzianità e dell’abbandono….. Insomma “finché ce la fai a barcamenarti con le tue forze bene e poi ciccia al culo!” Forse siamo ancora in tempo a prendere coscienza di ciò ed attuare una repentina inversione di marcia prima del precipizio…..
 
La soluzione -secondo me- sta nel superamento dei modelli consumistici e dello schema familiare di coppia moderna, in cui i rapporti sono solo utilitaristici, per ritrovare in una socialità allargata nuove espressioni per la solidarietà umana, contemporaneamente abbandonando l’ampliamento dei grandi agglomerati urbani e rinunciando ai parossismi culturali (musiche preconfezionate, televisioni, sport idioti, giochetti virtuali, etc) in modo da ricreare in noi lo stimolo primario della gioia di vita e la capacità creativa per produrre qualcosa che abbia lo spirito del necessario e del bello. Insomma si parla ancora di ecologia profonda e di spiritualità laica.
 
Paolo D’Arpini
 
...............
 
Altro articolo in inglese sullo stesso tema:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/03/29/deep-ecology-and-lay-spirituality-as-an-answer-to-the-evolution-of-our-urbanized-society-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica-come-risposta-evolutiva-per-la-nostra-societa-urbanizzata/



 

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