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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
22 maggio 2013

Spilamberto - Celebrazione del 2 giugno in senso bioregionale

Spilamberto, 2 giugno 2013 - Si celebra la fondazione della Repubblica Italiana raccogliendo immondizie

 


 

Fiume Panaro a Spilamberto

L’Italia è una Repubblica dal 2 giugno del 1946. Questa data è come un atto di nascita ed è possibile stabilire le qualità insite nella fondazione del nuovo Stato partendo dalle qualità temporali della sua fondazione. L’aspetto più evidente, dal punto di vista dello zodiaco occidentale, è che l’Italia manifesta tutte le caratteristiche dei Gemelli. 
Il 2 giugno rientra nel secondo decano, quindi nella pienezza degli aspetti “gemellari”. Castore e Polluce ci sono entrambi, ed è forse per questa ragione che l’Italia ha avuto, ed ha, un destino sia artistico, culturale e poetico che truffaldino, speculativo e corrotto. In particolare si può dire che la Repubblica Italiana manifesta capacità di cambiamenti rapidi ed una quantità di talenti. Benedetta dalle qualità del “divo nato” la nostra patria rappresenta la personificazione caratteriale dell’uomo di spettacolo, una specie di prestigiatore Houdini o –al meglio- un accorto Disraeli. 
Lo spirito mercuriale dei gemelli predispone la Repubblica Italiana a trasformazioni repentine, cambiamenti di scena e facili entusiasmi. In tal modo si può perdere di vista la necessità contingente ed infatti la vita privata degli italiani -in generale- ne soffre, anche se nel pubblico tutti cercano di essere brillanti….
Nel calendario romano il 2 giugno era indicato come il “quarto giorno prima delle none. Fasto. Sacro a Marte, alla Dea Carna ed a Giunone Moneta” Secondo Microbio, Carna è la divinità tutelare della parti vitali del corpo, forse questa la ragione per cui gli italiani sono così amanti della buona tavola e delle “rotondità” femminee. Il termine invece affibbiato a Giunone, “Moneta”, significa “l’Avvertitrice” e le venne conferito in occasione del celebre episodio dell’assalto dei Galli al Campidoglio, sventato dalle oche sacre del tempio di Giunone. L’attributo passò poi ad indicare la moneta (in senso di denaro) poiché la zecca si trovava nei pressi del tempio della Dea.
 
Questo particolare della “difesa” fatta dalle oche può servire da introduzione al contenuto semantico e zodiacale connesso all’oroscopo cinese. Infatti l’anno 1946 è quello del Cane di Fuoco. Il cane è animale da guardia per antonomasia ed il Fuoco rappresenta la vista, da cui se ne deduce che l’Italia è un paese che si guarda attorno e cerca di adeguarsi alle regole secondo termini di giustizia condivisa. 
Questa è una chiara immagine del dharma del nostro paese. In aggiunta il 2 giugno rientra nella stagione del Cavallo, simbolo della libertà e della leggerezza, da cui se ne deduce che il motto più vicino alla realtà ideale della nostra Repubblica, secondo i cinesi, sarebbe “giustizia e libertà”. Ed effettivamente, malgrado i grandi difetti, queste aspirazioni sono nel cuore di tutti gli italiani…..
In sintonia con questa "osservazione" zodiacale noi bioregionalisti del Circolo Vegetariano VV.TT. compiremo un piccolo rito il  2 giugno 2013. saremo sulle rive del fiume Panaro per raccogliere plastiche ed altre immondizie che deturpano l'ambiente, compiremo questo gesto liberamente e per un senso di giustizia verso la nostra Terra. Appuntamento alle h. 18 all'ingresso del sentiero natura di Via Gibellini di Spilamberto (Mo). 
Buon Anniversario della Repubblica a tutti quanti!
Paolo D’Arpini


4 maggio 2013

Racconto bioregionale di Caterina Regazzi

Un racconto bioregionale di Caterina Regazzi: "Gallinelle d'acqua alla cova e strada sul Panaro che smotta"

 



Una giornata come tante altre…. Con una sorpresa in più.

 
Io e Paolo, quando siamo insieme a Spilamberto, amiamo passeggiare lungo il Panaro, vicino a casa. Comprai questa casa  8 anni fa, non tanto per la grandezza delle stanze e il loro numero o per le rifiniture. Tre furono le caratteristiche che me la fecero scegliere, ancora sulla carta: la presenza di un piccolissimo giardino (ma ora che è partito ed io ho poco tempo anche troppo impegnativo) dove poter piantare fiori, ortaggi e altro e dove poter far scorrazzare gli animali, l’esposizione che è sud- sud ovest (avrei preferito sud- est, ma era già presa), ma soprattutto per la vicinanza del Percorso Natura, lungo il fiume Panaro. 

Da casa mia si raggiunge tranquillamente a piedi, percorrendo una cavedagna in mezzo a campi che di anno in anno possono essere coltivati a grano, raramente colza e raramente mais. Si costeggia poi un fossato ed infine si arriva contro il fiume.

In fondo a questi primi campi c’è una “pozza”, noi la chiamiamo familiarmente così, ma è bella grande e non abbiamo ancora capito, cioè nessuno ci ha ancora spiegato perché è stata scavata, forse da lì si è estratta tempo fa della ghiaia, oppure è stata scavata per raccogliere acqua per irrigare.

Durante l’arco dell’anno e a seconda delle condizioni del tempo la pozza è più o meno piena. L’anno scorso con la siccità che c’era stata si era miseramente prosciugata per un lungo periodo, tanto che si vedevano alcuni pesci guizzare morenti e nessun uccello ci veniva più a soggiornare.

Ieri siamo andati a fare questa passeggiata per la prima volta dopo essere tornati assieme a Spilamberto da Treia.

Le piogge e le nevicate di questo inverno così lungo hanno avuto il loro bell'effetto: non avevamo mai visto la zona così rigogliosa e piena di fiori. Il grano era cresciuto notevolmente dall'ultima volta che ci ero passata e sta spigando... l'unica nota negativa, la completa assenza di papaveri, che starebbero così bene in mezzo al grano e denoterebbero l'assenza di trattamenti diserbanti.

La pozza è ricca di acqua ed infatti abbiamo visto galleggiare sul pelo un discreto numero di germani, maschi e femmine. Erano buffissimi: prima stavano tutti fermi e tutti rivolti nella stessa direzione, poi, insieme , si sono voltati e si sono diretti a fare un giretto, in tondo, come delle pecorelle. In mezzo alla pozza poi abbiamo notato un mucchietto di frasche con in mezzo, immobile, una gallinella d'acqua. Si vedeva appena, era un po' distante e mezza coperta dalle frasche. Sulla destra, abbastanza lontana ce n'era un'altra, che si stava dirigendo verso la prima, che evidentemente, stava covando! 

Quella che covava si è alzata ed è "scesa" dal nido e si è messa a nuotare. Quella che era lontana si è avvicinata al nido ed ha preso il posto della prima, cioè le ha dato il cambio! Quella che si era allontanata dal nido ha poi raggiunto altre due consorelle (o, meglio, "confratelli") e si sono messi a litigare... stavano in piedi sul pelo dell'acqua sbattendo le ali, fronteggiandosi e starnazzando. 

Insomma, probabilmente questo, dei due, era il maschio che scacciava eventuali malintenzionati dalla sua compagna e dal nido. Siamo rimasti per un bel po' incantati ad osservare la scenetta.

Abbiamo poi proseguito lungo il percorso notando che le pareti del sentiero sono state notevolmente danneggiate dalle piene invernali e che ormai sta per essere interessato dai crolli il percorso stesso... speriamo che la provincia, che è responsabile dei corsi d'acqua, sia a conoscenza di questo stato e che abbiano previsto di prendere qualche provvedimento! 

Cercherò di informarmi e di fare presente a qualcuno che c'è anche una situazione di pericolo in quel tratto e sarebbe un bel danno per la percorribilità del sentiero se il terreno dovesse crollare ulteriormente!

Per oggi è prevista un'altra passeggiata, in compagnia di Monica. Vedremo come va la cova, speriamo che la nutria che Viola ha visto sempre ieri aggirarsi nella pozza non abbia fatto man bassa delle uova!

Caterina Regazzi
Referente Uomo-Animali
Rete Bioregionale Italiana


 


29 luglio 2012

Bioregionalismo, rune, luna piena e picnic serale sul Panaro del 2 agosto 2012

Spilamberto, 2 agosto 2012: "Rune e luna piena sul Panaro"

 

Caterina Regazzi in vista del Panaro


Ieri l'altro siamo andati con Caterina sul greto del fiume Panaro. Abbiamo ritrovato il vecchhio sito del focolare degli anni scorsi, c'era solo qualche sasso spostato e qualche tronco rimosso.. Ma abbiamo risistemato tutto per benino... Manca solo di raccogliere un po' di arbusti secchi, ma ve ne sono in abbondanza nerl circondario, che potremo raccattare al momento dell'incontro. Ricordatevi di venire muniti di scarpe comode, costume da bagno, torcia elettrica per il ritorno al buio e di portare con voi qualche moccolo per illuminare il posto del picnic.


Vi aspettiamo con "ansia", Paolo e Caterina


Programma di massima:

Rune e luna piena sul Panaro, a Spilamberto

Il 2 agosto 2012 è luna piena. Questo evento astronomico ed astrologico si manifesta in piena Canicola e ci aiuta a fuggire dai modi comuni di pensare, spontaneamente sentiamo di uscir fuori dal corpo, di riconoscerci in qualcosa che non è la consuetudinaria abitudine del ragionare, del decidere le cose in anticipo.... Insomma siamo un po' cotti e sentiamo di poterci maggiormente lasciar andare agli istinti... Chi conosce il Circolo Vegetariano VV.TT. sa che festeggiamo la luna piena con regolarità. Quest’anno sarà la prima volta che la celebrazione agostana si svolge in quel di Spilamberto, sulle rive ghiaiose del Panaro....

Continua:
http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/07/2-agosto-2012-rune-e-luna-piena.html

 


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14 febbraio 2011

Bioregionalismo ed armonia fra i generi

 



Un 8 marzo dedicato al maschile che va incontro al femminile..


Anche quest'anno il Circolo vegetariano VV.TT. organizza la tradizionale passeggiata per l'8 marzo, alla ricerca di alberi fioriti di mimosa e dell'incontro fra il maschile e femminile, in una celebrazione dell'armonia e dell'amore, adeguata alla stagione ed all'anno in corso della Lepre.


L'escursione si svolgerà sulle rive del Panaro, nel percorso natura di Spilamberto (Modena). Dopo la passeggiata ed una sosta lungo il fiume ci ritireremo in un luogo coperto per fare un discorso che comprende sia gli aspetti zodiacali del momento vissuto che i risvolti sociali, soprattutto in termini gilanici.


Infatti occorre “inquadrare” la cultura dell'8 marzo in un contesto più ampio che è quello dell'integrazione fra il maschile ed il femminile, osservando anche i passi fatti in tal senso nelle antiche civiltà d'oriente e d'occidente e nella società presente. Ad esempio, un esperimento in corso è quello proposto dal Movimento degli Uomini Casalinghi, di cui il sottoscritto è uno dei fondatori, in questo percorso non soltanto si partecipa ad una pratica paritaria in vari ambiti della vita quotidiana, ma si cerca ispirazione anche nell'esperimento vissuto durante l’antica civiltà matristica che distinse l’intero neolitico.


Ho già parlato in precedenti articoli dei modi che mi hanno aperta la strada della ricerca in quell’affascinante mondo popolato al femminile, che nei miei sogni innocenti considero una sorta di paradiso terrestre. Ma dal paradiso terrestre siamo stati scacciati, almeno così dice la Bibbia, forse però questa è solo una assunzione “religiosa” – magari anche un po’ pretenziosa – poiché sulla terra ci siamo ancora e forse potremmo immediatamente ritrovarci in quel “paradiso perduto” il momento stesso che la nostra vita trovasse l’armonia fra uomo, natura ed animali.


Prima di tutto -però- quel che è da riequilibrare è il rapporto fra i due generi della nostra specie, il femminile ed il maschile…


Yin e Yang, come dicono i cinesi, sono le due forze interconnesse, Terra e Cielo, che creano il mondo… Ma ora non voglio solo parlare di cultura cinese, vorrei qui approfondire il discorso sullo studio del periodo pre-patriarcale e di come viene descritto dai vari ricercatori che si occupano di questo tema.


Ora vediamo che negli studi delle società antiche, questa armonia fra il maschile ed il femminile, viene definita “matrismo” (talvolta gilania), che dal punto di vista etimologico non é il ‘potere delle madri’ contrapposto a quello dei padri (patriarcato), bensì la comprensione che queste società tengono in alta considerazione la funzione materna come principio intorno a cui si organizza la società, per cui essendo il rapporto d’amore e di cura madre-figli l’aspetto fondante della società non esistono le gerarchie tipiche del patriarcato.


Nell'incontro equanime fra i generi non c’è il dominio, il valore centrale è il rispetto delle differenze, per cui non esiste la disparità. Questa armonizzazione rappresenta un’alternativa praticabile al patriarcato maschilista. E non comporta la femminilizzazione dell'uomo o la mascolinizzazione della donna, bensì l'armonia fra le funzioni maschili e femminili.


Questo concetto viene espresso chiaramente nell'esagramma T'Ai in cui è detto: “Cielo e Terra si congiungono, l’immagine della Pace. Cielo e Terra sono in comunicazione, ciò produce un tempo di generale fioritura e prosperità”


Paolo D'Arpini



Programma:

Appuntamento alle h. 17 dell'8 marzo 2011, all'ingresso del Sentiero Natura di Spilamberto. Passeggiata alla ricerca di alberi fioriti di mimosa, sosta lungo il fiume. Successivamente ci sposteremo in una casa accogliente per condividere le esperienze e approfondire il discorso sull'armonia.

Per delucidazioni sui luoghi e sugli orari specifici dell'incontro telefonare al 333.6023090 – oppure scrivere a circolo.vegetariano@libero.it


30 dicembre 2010

Bioregionalismo e riti nella natura

Il Sole Invitto, la Notte senza Tempo e l’Epifania della natura!

 


Conosciamo tutti il significato che la religione cattolica ha dato alla festività dell’Epifania, ma forse non tutti sappiamo che dietro la storpiatura che ha trasformato il termine Epifania in “Befana”, c’è una serie di tradizioni antiche che sono riuscite, faticosamente, a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi.
L’origine della Befana è nel mondo agricolo e pastorale. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura. In questa notte Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell’antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento. Queste statuette erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, diminutivo di “signum”, statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

In molte regioni italiane per l’Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani con la loro focaccia votiva dedicata a Giano nei primi giorni dell’anno
Giano Bifronte.

Usanza antichissima e caratteristica è l’accensione del ceppo, grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti. E’ una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l’antico rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i doni che la Befana distribuisce (trasformato chissà perché in un simbolo punitivo).

La tradizione è ancora conservata in alcune regioni d’Italia, con diverse varianti: a Genova viene acceso in alcune piazze, e l’usanza vuole che tutti vadano a prendere un tizzone di brace per il loro camino; in Puglia il ceppo viene circondato da 12 pezzi di legno diversi.

In molte famiglie, il ceppo, acceso la sera la sera della Vigilia, deve ardere per tutta la notte, e al mattino le ceneri vengono sparse sui campi per garantirsi buoni raccolti.

In epoca medioevale si dà molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte”. È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne.

Nell’antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All’inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini. Diana, Dea della Caccia, della Luna, delle partorienti.

La Befana è spesso ritratta con la Luna sullo sfondo. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste “Signore” portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle “signore della notte”, le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare che scrisse la omonima commedia che ebbe la prima rappresentazione il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra. Daniel Maclise: La Dodicesima Notte, Malvolio e la Contessa. Strenia, Diana, Holle, Berchta,… da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Come Frau Holle e Frau Berchta, la Befana è spesso raffigurata con la rocca in mano e come loro protegge e aiuta le filatrici.

Nella Befana si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell’antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda (spostamento); una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po’ ovunque per l’Italia si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso: il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata…

Ed una memoria aggiunta: “Frau Holle e le sue compagne…” Ecco le Belle che mi piacerebbe incontrare la dodicesima notte….

Da quando tornai al mio castello di Calcata, decisi di festeggiare l’ultimo giorno dell’anno con una passeggiata notturna nella natura che finisce poi in un Tempio, che è una grotta, con il fuoco acceso e con canti magici… Tutto ciò assomiglia enormemente ad un viaggio iniziatico di ritorno alle origini naturali ed alla comunione orgiastica con le forze primordiali della vita.

Altrettanto feci con la ricorrenza dell’Epifania. Invece di immaginare una vecchiaccia che scende dal camino a portare carbonella e fuliggine, pensai ad una “sfilata delle befane”, tutte belle e sane! Così per diversi anni a Calcata-Mancia abbiamo festeggiato con queste tradizioni. Da quando venni ad abitare in questa valle che mi venne l’ispirazione di ripristinare la festa pagana chiamata “Befana”. La feci rivivere come una processione di donne in costume, tutte bellissime, sia pur mascherate e vestite di stracci per non farsi riconoscere dal volgo ignorante. Queste belle donne scendevano dal piano del paese nuovo sino al vallone del paese vecchio, dove anticamente c’era la tradizione del Sabbat, e qui in un orgiastico raduno offrivano i loro doni ai maschietti, anziani o bambini che fossero. Poi una delle Befane, la più bella e dolce, veniva scelta dal popolo ed era incoronata “Regina delle Befane”.

Conservo ancora delle immagini fotografiche di questa festa, che di religioso nel senso cristiano del termine aveva ben poco, alcune befane giungevano in calesse, altre seguivano a piedi ancheggiando.

Ma le cose belle durano sempre poco e questa consuetudine della processione delle belle Befane rivisse solo per alcuni anni e poi ritornò nel limbo dei ricordi ancestrali. L’anno scorso di tutte le befane attese solo due sono giunte ad evocare quelle fate: colei che impersonava la Befana degli animali, che ha distribuito cibo alle bestie della valle del Treja ed una dolce fatina befanina con le calze, la sciarpa ed il berretto rosso ed il sorriso felino da donna intrigante, che ha rallegrato il cuore dei bimbi e dei più grandicelli che vedevano in lei la dispensatrice dell’amore….

Quest'anno il rito della Notte senza Tempo e  della passeggiata notturna di fine anno si svolge a Spilamberto (Modena) lungo il corso del fiume Panaro,  mentre l'Epifania la vivremo a Treia (Macerata), Caterina ed io assieme ad alcuni amici, passeggiando sotto le rupi del borgo e distribuendo briciole di pan secco agli uccellini... chi volesse partecipare telefoni al 333.6023090

Paolo D’Arpini



 

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