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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
28 ottobre 2012

Bioregionalismo e biodiversità della vita

Viaggio bioregionale a Terra Madre, per salvare i nostri semi - Racconto di Teodoro Margarita

 

A Torino, da Asso, a Terra Madre, un venerdì autunnale.... 

Ecco, cari amici, riesco a narrarvi solamente in forma di diario soggettivo questa nostra avventura a Torino, ne siamo stati coinvolti, io, Alice e Jacopo, miei soci e fratelli seedsavers e riabitatori di un vecchio borgo, Fraino, qui ad Asso e quindi al pari di me, bioregionalisti a tutti gli effetti. 

Siamo voluti andare a Torino, questo venerdi 26 ottobre 2012, a sentire Vandana Shiva ed altri, tra i quali il nostro presidente, Alberto Olivucci. Noi militiamo in Civiltà
Contadina da una decina d'anni, e, dopo queste frenetiche settimane di discussioni, dibattiti in tutta Italia ma noi vi abbiamo preso parte con passione qui in Lombardia, tra Milano e Bergamo e confrontandoci con realtà di tutta la penisola, questo ottobre è stato fecondo, intenso, ricco, davvero nel nostro Paese mai si è assistito ad un pullulare così vivace ed articolato di iniziative sulla biodiversità.


Vandana Shiva è la fisica indiana autrice di innumerevoli opere sul tema con un credito che le è universalmente riconosciuto, ella ha lanciato la settimana per la libertà del seme ed ha trovato una eco più vasta del nostro solito cerchio di addetti ai lavori.

Ci tenevamo proprio a sentirla di persona ed assieme al rappresentante italiano dei salvatori di semi, il nostro Alberto, ed altri di diverse parti del mondo, ci è parsa la cosa più giusta e naturale.

Così, dopo aver chiesto tutti i permessi necessari alla mia scuola, siamo riusciti a partire, in auto, viceversa Torino, il convegno era alle 15.00, sarebbe risultata irraggiungibile.

Caricati di semi, di buona verdura e frutta biodiversa dei nostri orti di Cranno e Fraino, siam partiti alla volta di Torino: acqua e nebbia, un clima autunnale classico e padano ci ha accompagnato tra il nostro Comasco e il Piemonte, tante le cose che avevamo da dirci e , voilà, Torino!

Avevamo appuntamento con una serie di persone ed associazioni e non speravamo di incontrarle tutte: SlowFood e di questo gli va dato atto, ha riunito tutti e siamo riusciti ad abbracciare, a consegnare o ricevere da ciascuno i semi, l'intervista o gli accordi per essa, i materiali promessi.

Eh, si, non era solamente per Vandana Shiva, c'erano gli amici della Val di Susa, associazione Etinomia con i quali accordarci per una nostra collaborazione con loro da seedsaver, c'era da trovare qualcuno di Kokopelli, la nota associazione francese ed internazionale al centro della discussa e disgraziata sentenza sui semi non registrati e
la loro non commercializzazione, c'erano gli amici campani della Comunità del cibo del Cilento con i loro grani antichi e c'era anche altro.

Miracoli della tenacia e della fortuna, ma noi non potevamo saperlo, in partenza, saremmo riusciti ad incontrare tutti, anche per qualche minuto solamente, purtroppo, ma almeno, ci siam visti.

La sala del convegno, la Sala azzurra era già strapiena, traboccante di gente seduta anche per terra, il convegno era già iniziato da una mezz'ora, solamente per parcheggiare a momenti ci abbiamo messo più tempo che per arrivare da Asso a Torino. Abbiamo steso il nostro drappo storico a terra e disposto le nostre buone verdure ed i semi in modo acconcio, subito suscitando la curiosità degli intervenuti.

Quando ha finito il suo magnifico intervento, Alberto ci ha esaltato ed è stato chiaro ed umano, abbiamo impugnato il nostro drappo e levando verso l'alto i nostri lunghi tagete minuta, gli abbiamo, in piedi sulle sedie, gridato tutto il nostro appoggio: i seedsavers italiani ci sono!

E' toccata la parola a Bastien, contadino bretone di Tryptoleme, Reseau des semences paysannes, bravissimo, poi Marcello Buiatti, un genetista "pentito" uno di quelli che, ci ha riferito lui, per tutta la vita ha cercato di ridurre il patrimonio immenso della biodiversità "ad unum" , insomma questo qui ha lavorato ad uccidere la ricchezza del patrimonio naturale dell'umanità, ad individuare la pianta "magica" risolutrice di ogni problema, condannando, ovviamente, tutte le altre all'estinzione, ci siam tenuti calmi, io ed Alice e Jape, ce lo dicevamo "Quieti, tranquilli." ma, già, quello lì era un pentito, fino a un certo punto.

Vandana Shiva, quante ne abbiamo sentite su di lei, anche vere e verificate, ma non ci è importato: è stata veramente grande. Il prestigio che si è acquistata le deriva dalla grande, incomparabile conoscenza scientifica e da una visione alta delle cose, lei non ha paura di aggredire moralmente Monsanto e gli altri artefici degli sconquassi e delle tragedie umane che celano le paroline "Ogm", brevettare il vivente e simili diaboliche invenzioni. 


Ci ha ricordato, noi speravamo lo facesse, le decine di migliaia di suicidi dei contadini indiani dovuti all'acquisto delle sementi contenenti il gene Terminator, sterilizzante, Vandana ha ribaltato le accuse alle multinazionali: queste , inserendo pezzetti di gene a caso nel dna dei semi poi pretendono che questi semi gli appartengano e citano per
danni i contadini che non gli pagano i "diritti", ma quali diritti?


Sono le multinazionali a dover risarcire i contadini per averli
imbrogliati, schiavizzati, massacrati e sottomessi in nome di questa "scienza" malvagia che punta dritto al profitto e passa volentieri sopra i cadaveri di milioni di desplazados, di profughi ambientali di tutti il sud del mondo. Erano cose che, noi, addetti ai lavori, sapevamo, sentirli in quella sede davanti a centinaia di persone ci ha commosso. 


Tra gli altri relatori, una signora Iraniana, un orticoltore friulano, ma avevano parlato prima, purtroppo e ce li siam persi.

Per ultimo, ormai erano le 17.00, la moderatrice di Slow Food ha ritenuto , dopo averlo chiamato al microfono, al nostro amico di Kokopelli France, Jacques Debaud, unico intervento non in programma, per invitarlo a relazionare sulla sentenza della Corte di giustizia europea che ha, ribaltando una sentenza che, molto stranamente, era stata assolutamente positiva in gennaio, ha condannato i seedsavers transalpini nella loro vetenza contro la ditta sementiera Baumaux Sas. Jacques ha insistito, in italiano, che conosce bene, nella assurdità di questa corte che muta posizione nel volgere di pochi mesi: cosa si cela dietro questo voltafaccia?

Kokopelli non ha dubbi: sono state le attive lobbies dei sementieri, le quattro o cinque multinazionali che detengono il mercato della vita al mondo a condizionare questa decisione. 


Al termine dei lavori abbiamo salutato ed abbracciato tutti, siamo andati a regalare i nostri semi e frutti ed un fiore arancio, una bella tithonia, a Vandana Shiva.

Salutato Alberto, aveva un treno in partenza, abbiamo preso contatti e scambiato materiali ed indirizzi utili, abbiamo abbracciato Jacques, ci conoscevamo da anni, insomma, non eravamo "spettatori" siamo stati dentro l'evento con partecipazione totale.

Tanta gente ha voluto conoscerci, la sala è rimasta ancora piena per un autografo, un saluto, un abbraccio.

Poi, avendo pur pagato 20 euro a testa per entrare, abbiamo deciso di visitarci questo immenso Lingotto adibito a sede di Terra Madre, si badi bene marchio brevettato, ed il Salone del gusto.

Slow Food è diventato una potenza, una organizzazione mondiale con ramificazione ovunque, un'immagine ed un brand forte e riconoscibili: tra contraddizioni stridenti come lo sponsor Fiat o Canon o Kenwood, tra Lavazza e Lurisia e le loro scintillanti hostess e i contadini del Bhutan o i pescatori filippini, una bella differenza! 


Tutti assieme appassionatamente, abbiamo cercato di comunicare con contadini thailandesi a proposito della loro bella varietà di riso ed altre radici e spezie, il volonteroso ragazzo con la pettorinia Slow Food non era in grado di darci le risposte che cercavamo, peccato, dobbiamo dare atto a Solw Food di averci dato la possibiltà di avvicinare e conoscere, toccare con mano, in una volta sola, una indigestione colossale di biodiversità umana e vegetale planetaria delle realtà e degli individui, senza dubbio alcuno, tra i molti furbi, specie tra gli Europei, anche realtà e persone di uno spessore notevole. 

Io penso a certi anziani Peruviani stretti nel loro scialle, credo che si sentissero come noi, abituati a stare nei campi, al massimo le pareti di un'aula, sotto queste volte artificiali di questa fabbrica immensa.

Anche al ritorno, tra noi, Alice e Jacopo ed io, abbiamo ragionato e riflettuto, certamente Slow Food tra incassi dei biglietti, sponsorizzazioni massicce, partner istituzionali in quantità, introiti dagli stand commerciali, tantissimi del Salone del Gusto, ha ampiamente  dimostrato di saper muoversi nel mondo del business, eppure, noi che una cosa così non sapremmo e non vorremmo mai organizzarla, abbiamo goduto della possibilità di vedere e abbracciare
tanti nostri amici, allacciare tante proficue relazioni, c'è da
ragionare a lungo, Carlin Petrini ha tirato dal cilindro un coniglio transgenico, troppo cresciuto o è un genio e sarà il salvatore della campagna italiana? 


Noi non vogliamo dare la risposta, eravamo affezionati al suo amico-rivale Gino Veronelli che alla compagnia della Fiat preferiva gli Anarchici ed il Leoncavallo di Milano al Lingotto, altra tempra, altra persona, tutt'altro progetto. Gino ci mancherà sempre, il Carlin è qui, dobbiamo, senza piaggerie ma anche senza criminalizzazioni fuori luogo, farci i conti. 

Se si vuole uscire dal ghetto, se si vuole avvicinare un pubblico più vasto occorre farci i conti. Stare solamente tra duri e puri ed ammirare il nostro santo e meraviglioso ombelico non mi pare ci abbia portato lontano, d'accordo,
la Fiat non è una succursale di Emergency e tratta gli operai esattamente come i padroni delle ferriere, il suo attuale A.D. volentieri li vorrebbe servi della gleba, schiena spezzata e curvi alla catena, come sponsor è quantomeno discutibile, ecco, noi ci siamo stati a Terra Madre, terremo conto di quanto abbiamo visto e sentito, questo evento ci ha offerto delle opportunità, le abbiamo colte, a voi di giudicare, se volete.

Teodoro Margarita


 


Referente Seedsaver per la Rete Bioregionale Italiana e socio fondatore in Lombardia di Civiltà Contadina.


7 novembre 2011

Organismi Geneticamente Modificati.. avanti con la distruzione della vita

Ogm, distruttori e inquinatori del patrimonio genetico naturale – 250mila suicidi tra gli agricoltori – “Il mercato alimentare in mano alle multinazionali”

 
 
 
 

Un nuovo rapporto, intitolato “L’imperatore Ogm è nudo”, redatto da
ben 20 organizzazioni internazionali e pubblicato da Navdanya
International, fotografa con estrema chiarezza le conseguenze degli
organismi geneticamente modificati. Tutte negative.

Quindici milioni di contadini sono ostaggio degli Ogm, e 250.000
agricoltori – ridotti sul lastrico – si sono tolti la vita negli
ultimi anni. È l’agghiacciante denuncia lanciata dalla studiosa ed
attivista indiana Vandana Shiva: il 70% del commercio globale di
sementi è ormai controllato da appena tre grandi multinazionali, e gli
organismi geneticamente modificati, che dovevano aumentare le
produzioni e ridurre i pesticidi, stanno condizionando il sistema
agricolo mondiale. Lo afferma senza mezzi termini un nuovo rapporto,
intitolato “L’imperatore Ogm è nudo”, redatto da ben 20 organizzazioni
internazionali e pubblicato da Navdanya International, associazione
con sede a Firenze. Presentati sin dall’inizio come potenziale
soluzione alle crisi alimentari globali, all’erosione dei suoli e
all’uso di sostanze chimiche in agricoltura, oggi gli Ogm coprono
oltre un miliardo e mezzo di ettari di terreni in 29 diverse nazioni.
Ma non sembrano aver mantenuto le promesse.

Tra le delusioni degli Ogm, la lotta contro i parassiti: le nuove
colture hanno favorito la diffusione di specie nocive e ancora più
pericolose. In Cina, dove il cotone Bt resistente agli insetti è
largamente diffuso, i parassiti sono infatti aumentati di 12 volte dal
1997. Non solo, una ricerca del 2008 dell’International Journal of
Biotechnology ha rivelato che tutti i benefici dovuti alla
coltivazione di questo tipo di cotone erano stati annullati sia nella
Repubblica Popolare che nella vicina India dal crescente uso di
pesticidi, necessari in quantità sempre maggiori proprio per
combattere questi nuovi “super-parassiti”. Stessa sorte per i
coltivatori di soia gm in Brasile ed Argentina che, dalla conversione
delle loro colture, hanno dovuto raddoppiare l’uso di erbicidi per
disfarsi di super-weeds capaci di crescere anche di un centimetro al
giorno (come l’erba infestante pigweed). E ciò senza neppure il
vantaggio di avere coltivazioni più resistenti al sole o alla siccità.

Secondo The Gmo Emperor has no clothes. Global Citizens Report on the
State of GMOs, gliOgm hanno solamente portato poche multinazionali ad
un inquietante strapotere. Basti pensare che le sole Monsanto, Dupont
e Syngenta controllano oggi il 70% del commercio globale di sementi.
Un fatto che permette ai tre colossi biotech di stabilire (ed alzare)
i prezzi a loro piacimento. Ma che proprio per questo, secondo gli
scienziati, sta avendo conseguenze devastanti su molti degli oltre 15
milioni di agricoltori diventati loro clienti.

In Africa, Sud America e soprattutto in India, i suicidi di contadini
impossibilitati a sostenere i costi sempre più elevati
dell’agricoltura intensiva imposta dagli organismi geneticamente
modificati sono arrivati a livelli inaccettabili. Solo nel Paese
asiatico, ricorda Vandana Shiva (che presiede Navdanya International),
negli ultimi 15 anni le persone che si sono tolte la vita per questo
motivo hanno superato le 250mila unità: quasi una ogni mezz’ora, dal
1996 ad oggi.

Oltre che gli effetti ambientali e sociali, gli studiosi temono
conseguenze sulla salute, anche se ufficialmente non ancora
dimostrate. Non solo nei Paesi “poveri”, ma anche negli Usa, che 15
anni fa lanciarono le coltivazioni gm: oggi gli Stati Uniti ne sono il
primo produttore mondiale, con il 93% delle coltivazioni di soia,
l’80% del cotone, il 62% della colza e il 95% della barbabietola da
zucchero.

In Europa gli organismi geneticamente modificati non sono ancora
penetrati come nel resto del mondo, ma manca poco: “L’Ue – spiega il
rapporto – importa il 70% dei mangimi, in massima parte soia e mais
provenienti dagli Stati Uniti” e quasi sempre geneticamente
modificati. Di conseguenza, anche dove non permessi, gli Ogm “sono
potenzialmente presenti nelle farine di mais e di soia, che figurano
come ingredienti di tantissimi prodotti alimentari”.

Un fatto che non dovrebbe creare allarmismi, per Mark Buckingham della
GM’s industry’s Agriculture and Biotechnology Council, che al
contrario elogia gli enormi potenziali benefici di queste tecnologie.
“Dall’India al Sudafrica, milioni di contadini hanno già valutato
l’impatto positivo che la tecnologia degli Ogm può avere sul loro
lavoro”, afferma il dottor Buckingham: “La popolazione mondiale
raggiungerà i nove miliardi entro il 2050. Un significativo aumento
dei raccolti è quindi necessario, soprattutto nei Paesi in via di
sviluppo”.

Il continuo progredire della ricerca, inoltre, secondo Buckingham
potrà portare gli Ogm a fronteggiare anche sfide come quella dei
cambiamenti climatici: “Si sta sviluppando una tecnologia per la
tolleranza alla siccità, che permetterà alle colture di affrontare
senza problemi periodi di bassa umidità dei terreni”. Ogm come
soluzione ai problemi ambientali? Per Vandana Shiva, in realtà “il
modello degli Ogm scoraggia i contadini nel provare metodi di
coltivazione più ecologici”, e le corporation che lo promuovono stanno
“distruggendo le alternative” al solo scopo di “perseguire il
profitto”.


22 settembre 2011

Bioregionalismo e l'economia della felicità

Helena Norberg Hodge e l'economia della Felicità... con Vandana Shiva

 




Cari amici,

ho il piacere di annunciarvi che stiamo organizzando il lancio italiano dell' Economia della Felicità - un film documentario bellissimo e molto innovativo di Helena Norberg Hodge (PREMIO NOBEL ALTERNATIVO) che può aiutarci a comprendere le tante crisi che stiamo attraversando . Vediamolo in gruppo, avviamo dibattiti, discutiamo insieme.........


dal 26 ottobre il film L'ECONOMIA DELLA FELICITA'
con Vandana Shiva in tutte le librerie e negozi DVD.


Ho bisogno del vostro aiuto e dei vostri gruppi ( gruppi di opinione, Gas, convegni, FESTIVAL amici) per organizzare tante serate con la proiezione del film in giro per l'italia.

sono a vostra disposizione per qualsiasi informazione, per fornirvi materiali, poster, e anche contatti con i cinema della vostra città.....

ci conto davvero!e spero di sentirvi presto con idee e proposte , un caro saluto


Gloria Germani
Gruppo Germani Cinehall
piazza Strozzi , 2
50123 FIRENZE
Tel. 055295051


L’economia della Felicità è il primo dei Satya Doc, la collana di film- documentari che trattano del nostro presente: ecologia, decrescita, nonviolenza, nuovi paradigmi. Oggi c’è bisogno di una grande risveglio, di una grande ripensamento! Che poi che ha a che fare con la verità, con ciò che è vero: Satya Doc. · DIVENTA ATTIVO!· METTI IN ATTO L’ALTERNATIVA· COSA PUOI/ POSSIAMO FARE . Fai conoscere e promuovi questo filmOrganizza una proiezione-dibattito del film in un Cinema/auditorium/ scuola della tua cittàScrivi a cinehall@cinehall.it per fissare la serata, troverai posters, locandine, cartoline del film, da stampare e anche un certo numero di Dvd da vendere durante la serata.

Gloria Germani


9 maggio 2011

Bioregionalismo e cinema ecologista

 

Gloria Germani: "L’economia della Felicità inizia a Firenze il 23 maggio 2011..."




Carissimi amici, vi aspetto alla prima di questo film bellissimo, per cui ho lungamente lavorato. Non mancate! Ne vale la pena! Un caro saluto, a presto, Gloria Germani


Si terrà a Firenze l’Anteprima assoluta per l’Italia del film di Helena Norberg-Hodge "L’economia della Felicità"

La scrittrice ed attivista Helena Norberg-Hodge ha vinto nel 1986 il Right Livelihood Award, conosciuto anche come Il Premio Nobel alternativo, è autrice di Il Futuro nel Passato tradotto in più di 42 lingue. Scrive per The Ecologist, Resurgence, and YES! Magazine, ed è membro della International Commission on the Future of Food and Agriculture.

“Un film assolutamente da non perdere sul futuro del pianeta”
Zac Goldsmith, Membro del UK Parliament
“Un film potentissimo che arriva diritto al cuore della crisi globale. Magnifico!”
David Suzuki, Presentatore televisivo e ambientalista
"Un documentario fantastico…comprate una copia di questo DVD, radunate figli e ragazzi e…fate vedere loro questo film!”
Russell Mokhiber, Editore di The Corporate Crime Reporter
“Un film raro, affascinante e provocatorio che sicuramente diventerà una pietra miliare nel dibattito tra Locale e Globale”
The Santa Barbara Independent

In sala per la discussione del film, abbiamo l’onore di ospitare l’attivista ambientale, nota a livello mondiale, Vandana Shiva (premio Right Livelihood Award 1993) che è anche una delle interpreti del film.

Cinema Odeon, Piazza Strozzi, Firenze.
Lunedì 23 Maggio, ore 20.30


18 novembre 2010

Il bioregionalismo e la gioia di ri-abitare la Terra!

 

Il nostro futuro e la nostra felicità? Tornare sui campi e nei boschi...

La crescita economica ha portato allo svuotamento delle campagne verso la corsa alle città, ma la crescita verso la felicità avrà l’effetto contrario. L’ambientalista indiana, vicepresidente di Slow Food, Vandana Shiva ci dice che la felicità si raggiungerà di nuovo tornando a vivere in campagna e nei boschi.

Anche il Papa, Benedetto XVI, pochi giorni addietro ha detto che ci vuole un riequilibrio tra agricoltura, industria e servizi, affinchè si possa condividere uno sviluppo sostenibile. Secondo la sua modesta opinione, è giusto il riequilibrio fra risorse, investimenti e profitti. Ma come deve essere raggiunto questo equilibrio? E’ necessario quindi distaccare l’agricoltura dalle logiche produttive e di crescita predominanti. Ma bisogna evitare le coltivazioni intensive che sono nocive all’ uomo e all’ ambiente. Si parla quindi di biodiversità.

Oggi per esempio si sacrificano le coltivazioni di fagioli e ceci, per dare spazio a coltivazioni intensive di mais che rendono sicuramente di più. Di questo non ne traggono beneficio certamente i contadini. In genere con il mais si producono anche biocombustibili. Ma pian piano il cambiamento sta avvenendo.

Già dalla periferia tra i giovani le donne e gli indigeni per esempio in America, dove Obama applica una politica di finta sostenibilità. Solo Morales dopo il summit di Copenhaghen, del 2009, ha proposto di stilare la Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra. Sono quindi i diritti della terra per garantire i diritti dell’uomo.

Il nostro pianeta può ancora salvarsi? Certamente si anche se i segnali di un cambiamento nel clima sono visibili. Terremoti, innondazioni, surriscaldamento della terra. La soluzione migliore? Una carta del verde che venga applicata in tutto il mondo e su scala locale

Rita De Angelis



 

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