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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
5 giugno 2012

Aam Terra Nuova: "Bioregionalismo, ecologia profonda, spiritualità della natura all'Incontro Collettivo Ecologista 2012"

AAM TERRA NUOVA e nuovo articolo sull'Incontro Collettivo Ecologista di Aprilia - Dal 22 al 24 giugno 2012

 

 



Reprimenda di Massimo Andellini, dell'ass. Unione Vegetariana Animalista: “CARISSIMO PAOLO, BIOREGIONALISMO... BIOREGIONALISMO, MA POI SUL GIORNALETTO DI SAUL CI SALUTI CON UNA "DICITURA" IN LINGUA ALBIONICA..”

Mia rispostina: “Eh, caro Massimo.. hai ragione. Nisargadatta, l'autore delle frasi che spesso inserisco, parlava solo in Marathi (la lingua del Maharastra) ma il testo mi giunge in inglese. Anche altri mi hanno chiesto di tradurle in italiano, delle volte l'ho fatto.. ma non sempre... (per questioni di tempo).

Ma questa te la traduco:

"There is no place for effort in reality. It is selfishness, due to a self-identification with the body, that is the main problem and the cause of all other problems. And selfishness cannot be removed by effort, only by clear insight into its causes and effects. Effort is a sign of conflict between incompatible desires. They should be seen as they are - then only they dissolve..." (Nisargadatta Maharaj)

Traduzione: “In realtà non c'è spazio per lo sforzo. E' l'egotismo, dovuto all'identificazione con il corpo, il problema principale e la causa di ogni altro problema. E l'egotismo non può essere rimosso con lo sforzo, solo con la chiara visione delle sue cause ed effetti. Lo sforzo è il segno di un conflitto fra desideri incompatibili. Questi debbono essere visti per quello che sono e solo allora svaniscono..”

Ah, a proposito di bioregionalismo.. AAM Terra Nuova ci ha dedicato una bella pagina sull'incontro di Aprilia del Solstizio Estivo e sulla nascita della Rete Bioregionale Italiana:
http://www.aamterranuova.it/Incontri/Incontro-Collettivo-Ecologista

Ti aspetto ad Aprilia dal 22 al 24 giugno 2012, durante l'incontro verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale 2012 - Ringrazio per l'impaginazione Daniela Spurio e tutti gli autori degli articoli.


Per l'aiuto dato nell'organizzazione dell'incontro in particolare ringrazio: Riccardo Oliva e Benito Castorina.

Cari saluti, Paolo D'Arpini
circolo.vegetariano@libero.it



Programma del prossimo Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio Estivo ad Aprilia (Latina):

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/post/2718386.html   

 

 


20 gennaio 2012

Aprilia - Programma per l'Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio Estivo 2012

Programma per l’Incontro Collettivo Ecologista – Solstizio Estivo – Aprilia (Latina) – 22, 23 e 24 giugno 2012

 
Alea iacta est


"Aprilia o morte!" (Saul Arpino)

Cari amici,

ecco, con le ultime indicazioni sul percorso ricevute da Benito, e le osservazioni di Riccardo e i consigli di Stefano, di Caterina e di qualcun altro, abbiamo redatto questo programma di massima, con alcune note generali sui temi trattati, per l’Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo 2012. Grazie per l’attenzione (e per l’aiuto che vorrete dare nella divulgazione)!

Temi trattati, indirizzi comportamentali e programma per l’Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio estivo – Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012

Ante Scriptum

Note introduttive sul Bioregionalismo, sull’Ecologia Profonda, sulla Biospiritualità, sull’Economia Partecipativa, sulla Biopolitica…. ed altro ancora.

Il bioregionalismo è una forma attuativa dell’ecologia profonda. Nel senso che l’ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.

Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell’organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano ed il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l’organismo e l’insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. Per cui non c’è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l’evento vita.

Abbiamo inserito come terzo elemento componente “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo. Ovvero la capacità osservativa e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. Anche questo processo di auto-conoscenza, ovviamente, è parte integrante del processo individuativo svolto nell’ecologia profonda e nel bioregionalismo. A volte questa intelligenza intrinseca nella vita è anche detta “Biospiritualità” – E cosa si intende per biospiritualità? Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente. La conoscenza “suprema” significa essere consapevoli che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…

Altro aspetto importante del discorso è quello della Solidarietà al Tutto (anziché Umana) per far trasparire una visione meno antropocentrica e più rivolta al rispetto dell’Uno e Molteplice che ci circonda ed in cui siamo. Il termine più appropriato per noi sarebbe Cooperazione Attiva, quindi cooperare alla maniera del fare o dell’agire cioè del concludere e arrivare a soluzioni e propositività negli intenti, orientati sempre verso l’alto, cioè lo Spirito.

Nel discorso dell’ecologia va incluso anche quello della Biopolitica per trasmettere un messaggio che la Politica deve essere inserita sempre in Bios cioè nella Vita, che è un qualcosa che non appartiene solo all’uomo. E poi l’Economia Partecipativa, poiché l’economia deve tornare ad essere a misura delle cose reali e non dei mercati subliminali di borse e speculatori e noi dobbiamo tornare a ridiventare fruitori attivi (ecco il senso di Partecipazione) di questo mezzo di scambio che è nostro (per es. reddito di cittadinanza di auritiana memoria).

Ed ora alcune indicazioni generali per lo svolgimento dell’Incontro che si tiene al Solstizio estivo. Bisognerebbe che ognuno portasse cibo, preferibilmente vegetariano, da condividere nei tre giorni dell’assemblea, ed anche posate e piatti e canovacci personali, e che la vesseile e la cucina e la pulizia dei luoghi venisse fatta in modo democratico con la partecipazione di tutti.

Altro impegno è quello relativo alle tematiche ed agli interventi. Allora, tanto per iniziare ripetiamo lo scopo di questo Incontro Collettivo Ecologista, che è quello di creare un coordinamento efficace e di comune ausilio sulle iniziative portate avanti dai gruppi e dalle persone che in Italia si riconoscono nell’ecologia profonda, nel bioregionalismo, nella biospiritualità e nel riabitare la terra in modo gentile, armonico e solidale. Potremmo dire che lo scopo evidente è quello di definire i nodi di una Rete delle Reti degli operatori sensibili all’ambiente ed alla vita.

Quindi durante il convegno sono ben accette proposte operative, e descrizioni di progetti già avviati in chiave locale da tutti i partecipanti, insomma si parla di condivisione delle esperienze e di trasmissione delle stesse, se utili alla causa comune. La formazione di gruppi di lavoro specifici è auspicabile, per un successivo approfondimento sui temi di maggior interesse… Chiunque potrà partecipare ai gruppi di lavoro che ritiene più prossimi ai propri intendimenti e competenze. Per semplificare l’esposizione dei temi da affrontare ci siamo dati un indirizzo (già sperimentato in simili occasioni) di partecipazione diretta al dialogo in tempi stabiliti.

Per la prima sessione di sharing e proposte, ognuno è invitato a portare un suo intervento scritto in cui sintetizzare il proprio pensiero e proposta, in una lettura non superiore ai 10 minuti. Le letture avverranno a rotazione. Ovviamente ci sarà la presenza di un moderatore facilitatore scelto fra i presenti che consenta l’ordinato svolgimento degli interventi nei tempi stabiliti, e che restituisca la parola a chi vuole ribattere dopo il primo giro di condivisione. Scende la sera e si prepara quindi la cena, la sala, etc. dopo mangiato si potrà tenere una esibizione di talenti artistici per allietare i presenti, con canti, poesie, musica, etc.

Gli altri interventi durante le successive sessioni potranno essere fatti a braccio.

Tutti gli interventi scritti che preventivamente saranno stati inviati alla segreteria redazionale verranno riuniti in un dossier “Quaderni di Vita Bioregionale – edizione 2012” che sarà distribuito, come atti dell’Incontro, a tutti i partecipanti e ad altri interessati, in modo che possano tenerne memoria e divulgarne i contenuti.

Paolo D’Arpini, Riccardo Oliva, Benito Castorina

…….

Per adesioni all’incontro scrivere a:

saul.arpino@gmail.com
info@mementonatura.org
bcastorina@gmail.com  

………….

Programma di massima:

Incontro Collettivo Ecologista Solstizio estivo 2012 – Tematiche: Ecologia profonda, Bioregionalismo, Biospiritualità, Alimentazione naturale, Cure naturali, Rapporto uomo natura animali, Ecologia sociale, Economia partecipativa, Solidarietà con il Tutto, Biopolitica, Risparmio energetico, Gestione ecologica delle risorse, etc.
 

Venerdì 22 giugno 2012: Campo del Vetiver, Via Savuto 38, Aprilia

Dalle h. 14.00 – Arrivo, sistemazione alloggi ed accoglienza. Benvenuto agli ospiti con degustazione dei prodotti del territorio e approccio al territorio “Aprilia comune rurale – Città della Terra”. Segue escursione al mare con rievocazione narrativa di Carna. (a cura di Memento Naturae)
h. 18.30 – Ritorno al Campo, preparazione della cena e riordino.
h. 20.00 – Pasto conviviale e riordino della sala.
h. 22.00 – Osservazione ad occhio nudo del cielo stellato con riconoscimento astri (a cura di Memento Naturae).
h. 23.00 – Sistemazione per la notte.

…….

Sabato 23 Giugno 2012: Campo del Vetiver, Via Savuto 38, Aprilia

h. 7.30 – Sveglia, toilette personale e colazione
h. 9.30 – Inizio dell’Incontro. Seduti in Cerchio, a rotazione (con il bastone della parola) ognuno interviene con proprie proposte sui temi trattati e con narrazione di esperienze vissute. Tempo di lettura 10 minuti per ciascuno. Al termine ripetizione del giro di interventi per ulteriori approfondimenti.
h. 12.00 – Preparazione del pasto, consumazione e successivo riordino
Dalle h. 14.00 alle 15.00 – Riposo
h. 15.00 – Visita nel bosco circostante con riconoscimento erbe (a cura di Vivere con Gioia)
h.16.30 – Riprende il Cerchio di condivisione pareri e formazione di eventuali gruppi di lavoro, su specifici temi da portare avanti successivamente.
h. 18.30 – Break per tisana e preparazione del pasto.
h. 20.00 – Consumazione della cena e riordino
h. 21.30 – Attività ludiche collegiali. Canti, danze, poesie, espressioni corporee
h. 23.30 -Sistemazione per la notte

…..

Domenica 24 giugno 2012 – Campo del Vetiver, Via Savuto 38, Aprilia

h. 7.30 – Sveglia, toilette personale e colazione
h. 9.30 – Sessione finale di condivisione in cerchio e affinamento sui progetti
h. 11.30 – Preparazione del pasto, consumazione e sistemazione del luogo, pulizia generale, riordino, etc.
h. 15.30 – Discorso sulle proprietà del cibo, basate sui colori, sapori, forma ed odori (a cura del Circolo vegetariano VV.TT.)
h. 16.00 – Discorso sull’utilizzazione e proprietà del vetiver, la pianta dai mille usi e vantaggi (a cura di Benito Castorina)
h.17.00 – Conclusioni generali, riepilogo degli argomenti trattati e ultimi avvisi ai naviganti.
 

……………
 

Durante la manifestazione verrà distribuita la brochure “Incontro Collettivo Ecologista 2012 – Quaderni di vita bioregionale” con gli interventi pervenuti preventivamente (redazione a cura di Daniela Spurio – inviare testi a: europeanconsumers.tuscia@gmail.com)
 

Avvertenza: Non è richiesta una quota di partecipazione ma un’offerta volontaria per l’organizzazione sarà gradita. Ognuno è invitato a contribuire con cibi e bevande (possibilmente biologici vegetariani) e a partecipare alla conduzione generale, vesseille, pulizia, cucina, etc. Sono disponibili una dozzina di posti letto (con sacco a pelo proprio) riservati a donne, bambini ed anziani. Sono inoltre a disposizione due/tre dozzine di posti al coperto (con materassino e sacco a pelo proprio). E’ possibile campeggiare con tenda e camper senza problemi. La struttura che ci ospita dispone di servizi igienici e di cucina ed ha un salone per gli incontri.

Info. e contatti:

Informazioni Generali: Rete Bioregionale Italiana –circolo.vegetariano@libero.it   
 – Tel. 0733/216293
Informazioni logistiche e sui programmi: Associazione Memento Naturae – info@mementonatura.org  – Tel. 333-8902499

Informazioni per la permanenza ed accoglienza: Benito Castorina – bcastorina@gmail.com  – Tel. 338.4603719

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Per giungere al luogo dell’incontro:

S. S. Pontina Km 44,300 da Roma – I Giardini del vetiver
Distributore Benzina Q8 Stazione Campo di Carne

Percorso principale:
1. SS Pontina direzione Roma – Aprilia, uscire al km 44,300 circa , poi girare direzione centro commerciale Aprilia2 ? rotonda ? via della Riserva Nuova ? via della Cogna ? via Savuto (m.100 a dx dopo il distributore Q8) ? continuare per via Savuto per circa km 2;
Altri percorsi:
2. chi viene dai Castelli Romani per altre vie;
3. chi viene dai Castelli Romani dalla Nettunense;
4. chi viene da Aprilia centro;
5. chi viene da Latina e dintorni: via Pontina uscita Campo di Carne ? via del Genio Civile ? via della Cogna ? via Savuto (m.100 a dx dopo il distributore Q8) ? continuare per via Savuto per circa km 2;
6. chi viene da Anzio e dintorni;
7. chi viene da Tor San Lorenzo.
8. per chi viene col treno che Parte da Roma Termini ogni ora, scende alla fermata Campo di Carne (la prima dopo la fermata Aprilia), e può chiamare per il servizio navetta gratuito della Impresa “Latium Vetiver”
cell. 338.4603719


14 gennaio 2012

La truffa dei panneli solari a terra e dell'eolico industriale

Produzione energetica da fonti pulite e rinnovabili..? Va bene… ma non con metodi che incentivano il meccanismo consumista ed industriale

 


Ancora una volta debbo ritornare sul tema della produzione energetica pulita….

Mi spiace doverlo fare perché stavolta debbo partire lancia in resta contro “le finte produzioni energetiche pulite”. In questo momento d’attesa sclerotica del picco del petrolio il sistema industriale e tecnologico spinge contemporaneamente verso processi “alternativi” che soddisfano invece l’esigenza della continua “crescita”…

Infatti anche con l'aiuto del governo monti l’industria pesante e la finanza continuino ad occupare ogni ambito di produzione energetica, anche quello delle rinnovabili. Vedasi il fiorire di mega torri eoliche nelle nostre campagne o la copertura di migliaia di ettari coltivabili con neri pannelli solari.

Bisogna smetterla -afferma il prof. Benito Castorina-  di identificare le rinnovabili col fotovoltaico che sta invadendo le campagne con milioni di mc. di cemento armato, acciaio, silicio, per la produzione dei quali bisogna bruciare quantità enormi di petrolio, scavare gli inerti dalle montagne, inquinare l’aria e surriscaldarla per un beneficio illusorio se consideriamo che su un metro quadro di superficie il sole scarica più di un kw di energia che viene totalmente utilizzata dalle piante, cosa che i pannelli solari si sognano…”

Poi va considerato il costo dello smaltimento successivo di questi impianti solari a terra… domani sarà un problema demolire e buttare in discarica questi pannelli per ripristinare i campi di grano e le vigne e gli aranceti che oggi sono fatti abbandonare perché non rendono al contadino quanto un impianto  fotovoltaico (grazie agli sproporzionati incentivi).

L’Italia paga milioni di euro per l’inquinamento da gas serra ed è importante riuscire a spostare l’attenzione sulle fonti rinnovabili veramente pulite ed accessibili, come potrebbe essere la produzione energetica da biomassa..  Ma non quella con combustibili liquidi, come l’olio di colza o l’olio di palma, che richiedono una lavorazione industriale e una  produzione agricola intensiva e inquinante.  La biomassa è preferibile da colture dedicate che abbiano anche usi collaterali e non il solo scopo di produrre combustibile.

Una biomassa che produca energia, etanolo biodiesel, biogas, syngas, carta, polimeri, mobili, medicine e chi più ne ha più ne metta, compreso l’eliminazione dei rifiuti, riciclaggio e tutte le cose che hanno senso per una fase transitoria nell’era del dopo petrolio.

E’ perciò assolutamente necessario che la produzione energetica non sia una scusa per continuare ad utilizzare metodi che vanno a nocumento dell’ambiente e della salute. Decrescere, decrescere e prendere coscienza della comune appartenenza all’evento vita… 

Paolo D’Arpini

Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
Presidente Circolo vegetariano VV.TT.
Via Mazzini, 27 – Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293 


………..

Commento di Guido Dalla Casa: “L’energia ‘pulita’ non esiste, se prima non ci rendiamo veramente conto che la crescita economica è una terribile patologia della Terra.
Per quanto riguarda i dettagli, lasciando perdere lìolio di colza e tutte le altre amenità che si basano comunque sulla combustione.  L’eolico: consuma territorio, uccide esseri altamente senzienti, come gli uccelli, poi quelle pale non sono gradevoli. Bisogna limitarsi a qualche elica per estrarre acqua dal pozzo, o per i mulini a vento: i consumi devono restare sul posto.
Il fotovoltaico: i campi di pannelli consumano territorio, poi bisogna trasportare l’energia con una rete, strade e trasporti. Per avere le quantità richieste dalla crescita continua bisognerebbe ricoprire ben presto superfici immense, impensabili. Va bene, ma solo sui tetti.  Le centrali idroelettriche “grandi” sono anch’esse causa di problemi gravi: tolgono l’acqua per lunghi tratti, allagano bacini, consumano territorio. Restano i pannelli solari termici, e – per l’energia elettrica – qualche centralina mini-idro di potenza massima dell’ordine di 500-1000 kW con restituzione immediata dell’acqua e consumi sul posto…  guido1936@interfree.it


..................

Post scriptum

Ah, da non dimenticare, l'energia prodotta con il fotovoltaico a terra, come pure quella prodotta da impianti eolici, è minima e non è nemmeno canalizzata... dove lo è c'è la dispersione a farla da padrona.. Le terre fertili esposte a sud non sono coltivate per metterci i pannelli, i pannelli causano lo slavamento dei terreni e smottamenti, impediscono la crescita di erbe che trattengono il suolo, lo smaltimento dei panelli, una volta esaurita la capacità di raccogliemnto energetico, non va a carico di chi li costruisce bensì a nostro carico... La stessa cosa avvenne con l'amianto... e tra l'altro visto che molti pannelli solari contengono tellururo di cadmio e andando soggetti a spolveramento questo si disperderà nell'ambiente circostante e sarà un effetto amianto. Un vero disastro ambientale e di salute per l'uomo... Ma perchè  continuare a spiegare...  il fotovoltaico a terra e l'eolico pesante.... sono una truffa ed un inganno.  

In verità i pannelli solari potrebbero avere un uso solo nelle nuove costruzioni (sui tetti) o andando a sostituire le tettoie di amianto delle industrie (che sono ancora numerosissime, vedi ad esempio i capannoni della Barilla), per quanto riguarda l'eolico, va bene solo nel mini-eolico per la produzione energetica in case isolate.

Consumiamo troppa energia... stupidamente e senza ragione .... fino all'inizio anni '60 del secolo scorso l'approvvigionamento veniva dalle centrali idroelettriche e basta.. adesso i consumi sono centuplicati.. ma a quale scopo? Solo per luminarie pubblicitarie inutili, sprechi energetici, fare giorno quando è notte, frigoriferi, freezer, condizionatori, etc. etc. Dove basterebbe una lampadina, in casa, ce sono cinqanta e magari tutte accesse.. mentre uno se ne sta solo in una stanza... Ma che ve lo dico a fare...? Mi sa che certe cose le sapete già... Forse! O no?

Paolo D'Arpini


13 gennaio 2012

Piano strategico bioregionale... a lungo termine!

Incontro Collettivo Ecologista 2012... ed il piano strategico bioregionale, per la bonifica dell’ambiente e per il recupero della biodiversità..

 
Benito Castorina in una nicchia ad Aprilia 
 
 
 
 
Care, cari,  ecco qui un bell’intervento di Benito Castorina, responsabile per l’agricoltura naturale e per l'energia pulita della Rete Bioregionale Italiana. Egli ci ospiterà, nel suo podere del vetiver di Aprilia, all’Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo 2012.

Questo sarà un appuntamento estremamente importante per riportare in luce quegli aspetti dell’ecologia profonda, del bioregionalismo del riabitare la terra in modo gentile e solidale, che in questo momento storico sono di assoluta necessità per riportare ordine nella civiltà umana, in condizione di degrado profondo…
Ma intanto leggete il piano strategico elaborato da Benito (P.D’A):


Caro Paolo D’Arpini, sul Giornaletto di Saul mi fa piacere di trovare persone meravigliose che infondono serenità e simpatia, ma incontro anche coloro che non si rendono conto che tirando il fango sugli altri perlomeno si infangano la mano, altri che amano farsi del male come chi si lamenta dei cattivi italiani che nel 2008 hanno boicottato il “20 20 20”, cosa che non è.

Così non sentendomi un cattivo italiano ed essendo uno che apprezza persone come te che da perfetto cronista riporti quanto giunge sul tuo desk citando le fonti, consiglio al simpatico anonimo di eco-news di fare altrettanto per evitare che quanto scrive sia inteso come una sua idea, qualcosa di cui si fa responsabile, che in assenza di riferimenti si basa sul nulla.

Tanto scrivo non per spirito polemico ma per l’amore ed il rispetto che ho per il mio Paese, che già martoriato da situazioni esterne ed interne non abbisogna di critiche che non merita, in quanto in quell’anno (2008), se ricordo bene, il nostro Governo nella persona del Ministro Frattini e forse anche di Scajola, chiedeva di alleggerire quelle richieste per quelle strutture che avrebbero comportato la chiusura di settori industriali strategici o il licenziamento di lavoratori in assenza di una graduale applicazione degli accordi programmati.

Io sono abituato quando non sono d’accordo con una Legge a rispettarla, ma allo stesso tempo mi attivo per modificarla e ce la metto tutta!.

Ringrazio comunque l’anonimo (forse solo per me) perché mi ha spinto a fare due salti sulla rete, così comincio col leggere il file greehouse-gas[1].pdf , che ti allego, caro Paolo, dal titolo: Greenhouse gas reductions in Germany and the UK – Coincidence or policy induced?
Poi mi collego tramite il link: http://unfccc.int/meetings/bangkok_mar_2008/meeting/6318.php che come altri della serie, consente di portarsi sul sito delle Nazioni Unite, poi con le frecce avanti e indietro di accedere ai reports di tutte le conferenze sui cambiamenti climatici tenute negli anni.
Scorro in su e in giù, ripasso anno dopo anno le principali notizie e decisioni, poi torno a leggere il file greehouse-gas[1].pdf dal titolo: Greenhouse gas reductions in Germany and the UK – Coincidence or policy induced?


A questo punto vado sul sito WWW.Pv-magazine.com e trovo un’articolo del 9 agosto 2011, di John Stevens, Presidente della Luvata Appleton LLC, (http://www.pv-magazine.com/opinion-analysis/blogdetails/beitrag/why-wont-the-us-live-up-to-its-pv-potential_100003843/), il quale scrive, che l’industria del fotovoltaico negli anni 90 era dominata dai giapponesi e che poi si era spostata in Europa, in particolare in Germania, ed ammira quanto abbiano saputo giocare bene i mercati in Europa col discorso degli incentivi e il fotovoltaico sui tetti e gli piacerebbe se gli americani che poi sono quelli che hanno ceduto i brevetti sfornati dal MIT alle grosse industrie americale quali la First Solar, Inc. (FSLR), la Opel Solar, Inc. (Opel), ecc.e in Europa inizialmente ai tedeschi, seguissero la stessa strada….

A questo punto mi sovviene che il Governo Tedesco con l’emanazione della legge sulla energia rinnovabile, [( Erneuerbare-Energien-Gesets, (EEG)], entrata in vigore nel 2000 determinò per i tedeschi un risveglio delle forze, la scintilla iniziale di quel colossale sviluppo dell’industria per l’energia rinnovabile, che portò in seguito gli italiani a diventare i venditori dei prodotti tedeschi, sull’eco monotona di queste parole… mi addormento.

Mi addormento e sogno di essere a colloquio con Stevens il quale è convinto e nutre la speranza che gli americani capiscano che adottando sistemi come gli incentivi a favore di chi installa i pannelli fotovoltaici sui tetti e/o altri mezzi di persuasione, potrebbe verificarsi un’esplosione dell’industria del fotovoltaico e un recupero di immagine degli USA, colpevole di alimentare col carbone il 50% delle centrali elettriche, si potrebbe replicare il lancio incredibile verificatosi in Germania.
A questo punto gli dico che non capisco e lui si mette a ridere e si meraviglia perché non ho ancora capito che gli inglesi d’accordo con gli americani ed i tedeschi avevano fatto un piano strategico per risollevare le loro economie in crisi. Il piano consiste nello sfruttare il “perbenismo” di paesi come il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia e la Spagna e la smania di protagonismo dell’Italia, come strumenti di persuasione per condurre una campagna di risanamento ambientale che partendo dall’Europa grazie all’effetto domino contamini tutto il mondo per la realizzazione degli obiettivi del protocollo di Kyoto: nasce così il piano industriale che poi diventerà l’obiettivo europeo espresso con la terna numerica 20 20 20.

La fretta e la globalizzazione sono i catalizzatori dell’operazione, l’una perché, guarda caso sul mercato ci sono pronti i pannelli solari, che non richiedono fatica e producono vantaggi economici a chi li commercia ma molto di più a chi li produce (la potente industria fotovoltaica tedesca formata da giganti come Ferrostaal, Stadtwerke Trier (SWT), Jung & Willenbacher (JUWI) , Siemens, ecc. l’altra spinge le piccole e medie imprese dei Paesi, che poi verranno unificati sotto l’acronimo PIGS, ad internazionalizzarsi e quindi indebitarsi e per poi fallire per aver seguito gli indirizzi dell’UE e dare così spazio alle multinazionali, alle multiproprietà, alle multi…portando danari ai mercati inglesi, americani e tedeschi alla corte dei quali si accodano da perfetti cortigiani i francesi per raccattare qualche briciola e fanno il gioco della Germania ridendo insieme e chiamando porci (pigs) i paesi di cui compreranno con pochi spiccioli siti archeologici, opere d’arte, ecc. tranne la democrazia perché gli è stata tolta da tempo.

A questo punto mi sveglio e sono felice di trovarmi in mezzo al mio vetiver e dal momento che non sono complottista mi faccio una risata per coprire la brutta sensazione provata. Appunto provata.

Non si può parlare di pace sin quando non ci saranno pari opportunità per i Popoli e non si potrà parlare di democrazia sin quando non ci saranno pari opportunità per le persone.

Più o meno in buona fede si manifesta per la pace e per la democrazia e ci si lava la coscienza mandando qualche spicciolo ai bimbi che muoiono di fame… uno … due… tre… le ONG, con la loro missione di raccolta di fondi, nel migliore dei casi, fanno la stessa funzione del prete che confessa e toglie i peccati.

Occorre un piano strategico a lungo termine, una presa di coscienza dello stato del pianeta e sulle condizioni dei suoi abitanti, comunque a tempo da determinare come si è fatto per la bonifica dell’ambiente e per il recupero della biodiversità, per superare l’attuale ipocrisia, per superare tutte le disuguaglianze, per inserire nel piano ogni essere ed ogni organismo vivente, nessuno escluso, trovando nell’unità, l’uscita, il successo.

Vogliamoci bene, un abbraccio, Benito Castorina

…………….

Di questo argomento se ne parlerà durante l’Incontro Collettivo Ecologista, previsto ad Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012 - Info: circolo.vegetariano@libero.it


29 dicembre 2011

Bioregionalismo ed il rilancio economico ecologico

Rilancio economico ecologico –  …abbiamo parlato delle disastrose iniziative del monti mario, detto il bancario, per rilanciare l’economia attraverso la vendita di beni pubblici, soprattutto le terre demaniali, etc. stamane giunge la proposta alternativa di Benito Castorina, referente perr l’agricoltura della Rete Bioregionale Italiana, per una migliore utilizzazione dei beni pubblici da usare per un rilancio delle attività produttive concretamente utili alla nazione. (Paolo D'Arpini)

Benito Castorina: "L'economia riparte con l'uso alternativo sociale e collettivo delle terre demaniali..."

 
Ritorno alla campagna


LA POPOLAZIONE, I PARTITI, I SINDACATI, DEVONO PRETENDERE L’INVENTARIO ATTUALE DELLA SITUAZIONE ECONOMICA E PATRIMONIALE DEL PAESE, QUELLA DELLE RISORSE UMANE, DELLE CONDIZIONI DELLA GENTE CHE LAVORA e poi come modificherà la manovra e quelle successive le condizioni e i dati dichiarati e che nessuna manovra può prevedere l’impoverimento del Paese con la svendita dei suoi patrimoni.

INSISTERE SULLE CONDIZIONI DI APPLICABILITA’ della clausola prevista dal trattato europeo che consente - in tempi di crisi - una moratoria nel rapporto tra debito nazionale e prodotto interno lordo.

Come richiesto da noti economisti italiani:
DEROGHE EUROPEE. «Chiediamo dunque che il governo», è scritto nella pubblica missiva, «si attivi presso la Commissione europea e il Consiglio europeo al fine di riconoscere all’Italia, a causa di una grave recessione economica, la possibilità di superare il valore di riferimento del rapporto disavanzo pubblico-Pil 2012 in via eccezionale e temporanea, restando il rapporto vicino al valore di riferimento. Ciò allevierà la trappola perversa dell’austerità. Il non farlo è scelta politica».

Poi tornando al discorso delle terre (vedi articolo: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/12/28/agricoltura-contadina-la-vendita-delle-terre-di-proprieta-pubblica-deve-essere-fermata/) e del patrimonio artistico ed archeologico dello Stato che non può e non deve essere venduto e mi fa specie che quel tale bersani se ne esca in TV dicendo: ma se la famiglia muore di fame, per sfamarla si vendono i gioielli… e poi la casa, l’onore… (ndr)

Quelle terre si possono usare in mille modi producendo occupazione e valorizzando le loro potenzialità.

Si può per esempio piantumare il vetiver per produrre energia elettrica e affrancarsi del debito per l’inquinamento ambientale (GHG), che pare si aggiri intorno a un miliardo e quattrocentomilioni l’anno (dato di 3 anni fa, da aggiornare), oltre a far nascere migliaia di imprese di giovani a tali fini occupate, salvare il territorio e contribuire al risanamento dell’economia nazionale.

Inoltre molti di questi territori sono parchi e boschi per i quali la CE ci riconosce solo il 10% circa della superficie totale (dato da verificare).

L’Appennino Italiano che si estende per tutto lo stivale è il parco dell’Europa e va rivalutato, ristrutturato con percorsi agibili per consentirne il godimento dietro modesti contributi che verrebbero investiti per l’assunzione di personale idoneo.

Il Danubio con i suoi 300 affluenti che insieme raccolgono tutti gli agenti inquinanti derivanti dalle attività antropiche dei Paesi attraversati da questi fiumi, hanno determinato la morte del Mar Nero, che ci regala attraverso il Bosforo e i Dardanelli 450 chilometri cubici di acqua inquinata. Cosa si fa per salvaguardare il mare nostro? Chi ci risarcisce il danno?

I pensionati possono salvare l’Italia, utilizzando le loro entrate fisse per la realizzazione di progetti agroindustriali che riportano benessere e rendono appetibile per i giovani il ritorno alle attività agricole, creando nuove forme di comunità, nuovi modelli di aggregazione per restituire al quotidiano i debiti spazi sociali e di relazione.

Trasformiamo questo momento in un momento positivo guardando in faccia la realtà, dobbiamo essere uniti siamo quel 90% che detiene pari ricchezza del 10% di italiani che dalla loro posizione di privilegio ci chiedono, anzi, ci vorrebbero costringere a sacrifici ciclici che portano per fasi successive alla umiliazione dell’intero 90% della popolazione che sino a ieri è stata amministrata da due coalizioni concorrenti chiamate dx e sx, che non erano contrapposte, ma concorrenti e apiravano allo stesso posto di governo non dimostrando le loro capacità e professionalità come si fa normalmente quando si concorre, ma denigrando l’altro e nel fare ciò denigrando il Paese. E cosa ha fatto quel grande arbitro che è la popolazione? Li ha imitati grandemente, schierandosi in posizioni di difesa dell’uno o dell’altro, credendo di nobilitarsi, mentre dietro il gioco dei pudori e dei prudori, si giocava il destino degli italiani la cui sola colpa è quella di non aver capito che non bisogna seguire l’onda che copre la visuale, ma bisogna cavalcarla.

Quanti erano disgustati del comportamento litigioso e del linguaggio scurrile dei nostri politici?

Quanti si sono stupiti nel sentire pronunciare a Berlusconi la frase: i mercati non possono condizionare un Paese? E Alfano ribadire questo concetto dopo che Bersani aveva corretto Berlusconi asserendo che non erano i mercati ma i BOT dei lavoratori?

Titoli, depositi e investimenti finanziari PERCHE’ SFUGGONO ALLA MANOVRA?

DIMENTICAVO… perché li possiedono i lavoratori!!!

LA POPOLAZIONE, I PARTITI, I SINDACATI, DEVONO PRETENDERE L’INVENTARIO ATTUALE DELLA SITUAZIONE ECONOMICA E PATRIMONIALE DEL PAESE, di ogni cittadino italiano, QUELLA DELLE RISORSE UMANE, DELLE CONDIZIONI di vita DELLA GENTE CHE LAVORA e poi come modificherà la manovra attuale e quelle successive le condizioni e i dati che dovranno essere dichiarati e soprattutto che nessuna manovra deve prevedere l’impoverimento del Paese con la svendita dei suoi patrimoni.

DI CONTRO: BISOGNA INSISTERE SULLE CONDIZIONI DI APPLICABILITA’ della clausola prevista dal trattato europeo che consente - in tempi di crisi - una moratoria nel rapporto tra debito nazionale e prodotto interno lordo.

QUESTA AZIONE CONSENTIREBBE AL PAESE DI PRENDERE FIATO ED INTRAPRENDERE LA VIA DELLA salvezza per raggiungere la quale è ESSENZIALE abbandonare il terreno della critica a tutti i costi e dell’oltraggio, che divide, umilia e fa regredire, mentre bisogna ricercare i comportamenti e i modi per progettare una via da percorrere uniti per il bene comune e per la costruzione di una società equa e solidale.

Forza Signore e Signori del 90%!!!

Benito Castorina

Referente per l'agricoltura della Rete Bioregionale Italiana

...............

Di queste e simili proposte se ne parlerà durante l'Incontro Collettivo Ecologista previsto al solstizio estivo, dal 22 al 24 giugno 2012, da tenersi nel podere del vetiver di Aprilia (Roma) - Info: circolo.vegetariano@libero.it

 


5 novembre 2011

Metodo naturale contro frane, alluvioni, smottamenti: vetiver

.....frane, alluvioni, morti... col vetiver si possono evitare

 
"Benito Castorina in una nicchia"



Prevenire deve essere l'azione! col vetiver si interviene a bilancio zero per ciò che riguarda i problemi morali e le perdite di vite umane e a guadagni economici e prodotti sociali in quanto si può creare lavoro senza impiego dimacchinari ed energia. La natura ci viene incontro. E noi?

Il Re di Tailandia con l'aiuto delvetiver ha messo in salute un Paese, un Sindaco potrebbe risolvere diversii problemi relativi al suo bilancio

Domanda: Ma cos'è questo vetiver!

Giusto!

Il vetiver è una pianta perenne, sterile, dalle radici profonde, con un potere calorifico superiore a quello del legno e capace di bonificare acqua, terra ed aria, facendo a parità di superficie oltre 15 volte il lavoro di un bosco per il superamento dell’effetto serra.

Un Sindaco può investire i fondi impegnati per energia, riscaldamento, smaltimento scarti vegetali provenienti da potature, diserbi, pulizia boschi, ecc. realizzando una piantagione di vetiver ed una centrale di elettrica alimentata da questa pianta, quindi filiera zero.

Negli anni successivi la pianta si moltiplica e si aggiungono moduli all’impianto di produzione di energia elettrica avendo ulteriori guadagni o risparmi e le piante moltiplicate si utilizzano per la regimentazione delle acque evitando frane ed alluvioni, arricchendo le falde acquifere e purificando l’aria (ogni pianta di vetiver assorbe 3kg di CO2 l’anno).

Quest’ultima operazione ha come costo prevalente la mano d’opera, quindi non è un costo ma un prodotto sociale in quanto crea occupazione.

Benito Castorina

Se vuoi visita il sito
www.vetiverlazio.it


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30 ottobre 2011

Bioregionalismo e bonica dei suoli desertificati

Bonifica del suolo d'Italia con l'erba vetiver.. di Benito Castorina

 
Benito Castorina in una nicchia


Le siepi di vetiver formano una barriera filtrante che rallenta la velocità dell’acqua proteggendo l’humus, i semi, recupera e bonifica le falde e i terreni inquinati da pesticidi, atrazina, arsenico ed altri metalli pesanti.

La pianura padana è desertificata e la terra svolge la sola funzione meccanica di sostenere le piante che vengono alimentate e trattate con concimi e prodotti di sintesi, quindi privi di vita.

Il dubbio che la centrale a biomassa venga alimentata con rifiuti solidi urbani è legittimo, come è vero che la fotosintesi clorofilliana è una funzione vitale per la pianta che mediante la luce solare e la clorofilla riesce a trasformare l’acqua e l’anidride carbonica in glucosio, liberando ossigeno nell’aria (6CO2 + 6H2O = C6H12O6 + 6O2). Infatti una pianta che brucia produce meno CO2 di un’albero che si decompone. Quindi il bilancio della CO2 quando le biomasse vegetali vengono usate per produrre energia è favorevole all’ambiente; di converso petrolio, carbone, gas e combustibili di origine fossile quando vengono bruciati immettono nell’aria oltre ad altre sostanze dannose per l’ambiente, quantità di CO2, che se i combustibili fossero rimasti sotto terra non solo non ne avrebbero squilibrato i cicli, ma si sarebbero anche evitate le emissioni di biossido di azoto che si combinano con l’acqua piovana causando le piogge acide.

Le piogge acide si possono ridurre o addirittura evitare utilizzando le piante azotofissatrici che trasformano un veleno in un nutriente per le graminacee ed altre piante alimentari.

Come sappiamo la natura ci viene sempre incontro. E noi?

L’energia da PV ha effetti collaterali negativi: per per produrre i pannelli solari si consuma petrolio, come pure per trasportarli, senza contare i problemi per lo smaltimento, di black out, della limitata irradiazione solare, di surriscaldamento, ecc., nonché economici, in quanto quasi totalmente sono importati e gravano sulla bolletta di tutti gli utenti.

Le piante non alimentari, possono essere utilizzate per produrre energia ed hanno effetti collaterali positivi, ossigenano l’aria, possono evitare smottamenti e frane, possono bonificare aria terra ed acqua, ma anche quelle che nutrono l’uomo e gli animali con le potature, gli sfalci, le snocciolature, ecc. possono contribuire alla produzione di energia.

Biomassa sono anche le alghe. Sono stato la settimana scorsa a Siracusa dove è in corso un progetto per la produzione di “olio blu” che si ottiene da una delle qualità di alghe che crescono nel golfo, non producono rifiuti in quanto i residui si rigenerano coll’acqua del mare.

Forse per rispettare la natura dovremmo chiamare biomassa quella prodotta dalla natura e frazione decomponibile di rifiuti solidi urbani, quella prodotta dagli scarti di attività umane.

IL fotovoltaico può essere usato per sistemi polifunzionali: barriere antirumore, pensiline, ecc. in modo che quando non producono più energia non devono essere rimossi perché continuano a svolgere la funzione di barriere antirumore, pensiline, ecc. quindi non diventano rifiuti.

Io appartengo alla nuova generazione di contadini, mentre una volta si trattava la terra, ora si tratta con la terra, cioè si negozia, si ha una relazione, si ama.

E per amore della terra, tanto, ho scritto.

Con affetto,

Prof. Benito Castorina

Referente per l'agricoltura ecologica
Rete Bioregionale Italiana


27 ottobre 2011

Esondazioni, frane, smottamenti... sistemi naturali per evitarli

Alluvioni, frane, smottamenti, esondazioni... si possono evitare con specifiche piantagioni dedicate

 
Benito Castorina in una nicchia

Un esempio pratico di come la natura ci viene incontro

Esiste in natura una pianta perenne e sempreverde, il vetiver, che vive in terreni acidi e alcalini (ph da 3 a 14) a temperature da -7 a +47 gradi, con radici fascicolate che scendono verticalmente nel terreno e sono robuste 1/5 dell’acciaio, che non è infestante, che può bonificare terra, acqua ed aria e può formare una siepe fitta alla base costituendo una vera e propria barriera filtrante. Grazie a queste sue qualità, tra le altre che possiede, il vetiver è un valido alleato per affrontare i problemi legati al ciclo dell’acqua, al ciclo dell’anidride carbonica e alla produzione di energia.

Come può inserirsi il vetiver nel ciclo dell’acqua

La siepe di vetiver, oltre a risolvere il problema del consolidamento dei versanti in frana, è un presidio per prevenire le frane e per arricchire le falde acquifere ed evitare il processo di desertificazione. Infatti, la siepe di vetiver che a differenza delle normali siepi è fitta sin dalla base, forma una barriera filtrante che trattiene i detriti a monte e lascia passare verso valle solo l’acqua e i limi sottili che si arrestano nelle immediate vicinanze. La siepe rallenta la velocità dell’acqua consentendole di penetrare nel terreno e mantenerlo umido, arricchendo le falde e riducendo da parte dei contadini l’esigenza d’emungere acqua dai pozzi; poi scorrendo in modo uniforme sulla superficie, l’acqua rimodella il terreno e non ruscellando protegge i semi e quindi il raccolto. L’acqua, ridotta la velocità e depurata dai detriti trattenuti dalla siepe, giunge nei canali con un carico inquinante ridotto e nelle quantità fisiologiche, evitando così le possibilità d’alluvione.

Queste qualità possono invertire il processo di desertificazione. Il processo di desertificazione è determinato dal fatto che il terreno è asciutto e a periodi di siccità si succedono periodi di pioggia intensa, che trova le piante ed anche il manto erboso indeboliti ed incapaci di resistere alla velocità dell’acqua, che porta via con sé piante, humus e detriti, rendendo il terreno sempre meno fertile sino a farlo diventare inerte, desertico.

La siepe di vetiver per quanto già esposto, trattiene l’humus, mantiene l’umidità del terreno, protegge la vegetazione, bonifica il terreno eliminando pesticidi e diserbanti, e consente l’accumulo di acqua in bacini dando un ulteriore contributo per il recupero di questa preziosa risorsa. Non c’è da meravigliarsi degli effetti che produrrebbe un inserimento del vetiver nel ciclo dell’acqua, se si considera che il 97% dell’acqua è nei mari e nelle grandi masse d’acqua e solo il 3% rimane sulla terra e nella terra; questi numeri ci danno l’immagine di un’immensa quantità di vapor acqueo che, dopo aver raggiunto i cieli, si riversa sulla terra sotto forma di pioggia, neve o grandine, gran parte della quale ci sfugge, per poi ritornare a mare. Quell’acqua è una provvidenza che viene dal cielo se è regimentata e raccolta in bacini, di contro se non è regimentata, è molte volte causa di disastri, alluvioni e morte.

Contributo del vetiver nel ciclo dell’anidride carbonica e per la produzione di energia.

Il ciclo della CO2 è collegato, sia con il ciclo vegetale, sia con le piogge che corrodono e modificano chimicamente le rocce scorrendo sulla loro superficie e portando in mare assieme ai detriti, sali e CO2 trasportati dalle acque di fiumi e canali. Se avrò l’opportunità e ne avrete interesse vi parlerò del contributo delle piante per il bilanciamento dei gas serra, mentre qui mi limiterò a comunicarvi che ogni pianta di vetiver assorbe 3 Kg di anidride carbonica l’anno, facendo a parità di superficie da 15 a 90 volte il lavoro di un bosco sano per l’eliminazione dei gas serra.


Benito Castorina

Referente per l'agricoltura ecologica della Rete Bioregionale Italiana


22 settembre 2011

Produzione energetica eco-sostenibile

Energia pulita? Più che altro una forma d'inquinamento visivo e di deturpazione ambientale

 
Controluce

 
Ancora una volta debbo ritornare sul tema della produzione energetica "pulita"….

 
Alcuni giorni fa mentre con Caterina facevamo un'ultima passeggiata per Treia, in procinto di partire per Spilamberto,  ci siamo affacciati alla balaustra della piazza del Comune, pe ammirare le dolci colline e la pianura che scende sino al mare... Sarà stato l'incipiente autunno, sarà stato che forse i pannelli aumentano.. ma abbiamo notato come le chiazze nere degli impianti fotovoltaici a terra sono sempre più presenti e invadenti.. Insomma la campagna diventa di plastica e veramente non si capisce bene perché...

 
Energia pulita? Sembra tutta una scusa per distruggere l'habitat con impianti industriali eolici e fotovoltaici installati nelle nostre belle campagne, quando potrebbero essre installati nelle zone industriali e rivestire i capannoni oppure lungo le autostrade dove almeno si affiancherebbero al degrado esistente senza  consumare nuovo territorio vergine....

 
Durante il viaggio, verso l'Emilia, ho notato ancora una volta come qui è lì le chiazze nere..  testimoniassero un'invasione senza pietà delle aree verdi.

 
Mi spiace doverlo fare ma ancora  una volta debbo partire lancia in resta contro “le finte produzioni energetiche pulite”. In questo momento d’attesa sclerotica del picco del petrolio ed in cui l’opzione nucleare -fortunatamente-  è spacciata assistiamo ad una spinta forsennata verso il sistema industriale e tecnologico  “alternativo” che soddisfa invece gli investimenti economici su una  produzione energetica "inquinamente"…

 
Vedasi il fiorire di mega torri eoliche nelle nostre campagne o la copertura di migliaia di ettari coltivabili con neri pannelli solari.

 
"Infatti bisogna smetterla -afferma il prof. Benito Castorina-  di identificare le rinnovabili col fotovoltaico che sta invadendo le campagne con milioni di mc. di cemento armato, acciaio, silicio, per la produzione dei quali bisogna bruciare quantità enormi di petrolio, scavare gli inerti dalle montagne, inquinare l’aria e surriscaldarla per un beneficio illusorio se consideriamo che su un metro quadro di superficie il sole scarica più di un kw di energia che viene totalmente utilizzata dalle piante, cosa che i pannelli solari si sognano…”

 
Poi va considerato il costo dello smaltimento successivo di questi impianti solari a terra… – conclude Castorina- domani sarà un problema demolire e buttare in discarica questi pannelli per ripristinare i campi di grano e le vigne e gli aranceti che oggi sono fatti abbandonare perché non rendono al contadino quanto un impianto  fotovoltaico (grazie agli sproporzionati incentivi)”

 
L’Italia paga milioni di euro per l’inquinamento da gas serra ed è importante riuscire a spostare l’attenzione sulle fonti rinnovabili veramente pulite ed accessibili, come potrebbe essere la produzione energetica da biomassa..  Ma non quella con combustibili liquidi, come l’olio di colza o l’olio di palma, che richiedono una lavorazione industriale e una  produzione agricola intensiva e inquinante.  La biomassa è preferibile da colture dedicate che abbiano anche usi collaterali e non il solo scopo di produrre combustibile. Una biomassa che produca energia, etanolo biodiesel, biogas, syngas, carta, polimeri, mobili, medicine e chi più ne ha più ne metta, compreso l’eliminazione dei rifiuti, riciclaggio e tutte le cose che hanno senso per una fase transitoria nell’era del dopo petrolio. Ad esempio le coltivazioni adatte potrebbero essere quelle della canapa e del vetiver.

 
Evidenzio qui l'opinione di un altro ecologista profondo, Guido Dalla Casa, che afferma: “L’energia ‘pulita’ non esiste, se prima non ci rendiamo veramente conto che la crescita economica è una terribile patologia della Terra.  L’eolico: consuma territorio, uccide esseri altamente senzienti, come gli uccelli, poi quelle pale non sono gradevoli. Bisogna limitarsi a qualche elica per estrarre acqua dal pozzo, o per i mulini a vento: i consumi devono restare sul posto.   Il fotovoltaico: i campi di pannelli consumano territorio, poi bisogna trasportare l’energia con una rete, strade e trasporti. Per avere le quantità richieste dalla crescita continua bisognerebbe ricoprire ben presto superfici immense, impensabili. Va bene, ma solo sui tetti.  Le centrali idroelettriche “grandi” sono anch’esse causa di problemi gravi: tolgono l’acqua per lunghi tratti, allagano bacini, consumano territorio. Restano i pannelli solari termici, e – per l’energia elettrica – qualche centralina mini-idro di potenza massima dell’ordine di 500-1000 kW con restituzione immediata dell’acqua e consumi sul posto…"

 
E’ perciò assolutamente necessario che la produzione energetica non sia una scusa per continuare ad utilizzare metodi che vanno a nocumento dell’ambiente e della salute. Decrescere, decrescere e prendere coscienza della comune appartenenza all’evento vita…  

 
Paolo D’Arpini

 
 
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
Presidente Circolo vegetariano VV.TT.
Via Mazzini, 27 – Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293  


21 settembre 2011

Vetiver

Vetiver - Non di solo pane vive l’uomo
 



Costruiamo modelli sociali basati sulle esperienze fatte grazie a uomini che hanno scosso il mondo facendo emergere eroismi e atrocità di cui ogni essere umano è capace e guardiamo a tutte le esperienze della nostra storia, anche al ventennio mussoliniano per arrivare ad un modello sociale, come si diceva una volta, a misura d’uomo.


Ah...

Sarebbe interesante arrivare ad un Comune anche piccolo dove c’è un Sindaco che vuole fare gli interessi dei cittadini.

In un terreno comunale si fa un vivaio di vetiver per la produzione di biomassa (ci sono le aree delle mussoliniane Università Agrarie) e un impianto modulare a biomassa per la produzione di energia elettrica.

Ogni anno il sindaco può aggiungere da 5 a 10 moduli e negli anni riesce a soddisfare le esigenze di energia e gas per le strutture comunali e le strade sino a soddisfare nel tempo la domanda di energia e gas per tutti gli abitanti.

Durante gli stessi anni risolve i problemi degli smottamenti, delle frane, degli alluvioni, della carenza di acqua, dell’inquinamento di terra, acqua ed aria, la bonifica delle discariche e quant’altro il vetiver può consentire, compresa la possibilità di vendere energia ai comuni vicini. Tutto ciò perché il vetiver si moltiplica naturalmente da 10 a 15 volte l’anno con una spesa di manodopera di circa 20, 30 centesimi a pianta grazie alla forza vitale della natura che attivando sole, acqua, terra, reazioni chimiche, microrganismi e altre funzioni più o meno note riproduce il miracolo della natura senza chiedere un solo soldo.

La natura ci viene incontro! E noi?

Vi abbraccio con affetto assieme a tutti gli amici sensibili a tali problemi.

Benito Bruno Castorina


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