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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
11 gennaio 2013

Ecologia Profonda - Comuni, comunità aperte ed ecologia sociale per superare la tendenza prostituzionale.

Ecologia Profonda - Comuni, comunità aperte ed ecologia sociale per superare la tendenza prostituzionale.

 

 

Dipinto di Franco Farina

 

 

L’esercizio della prostituzione non ha età, sia in forma sacrale come avveniva nei templi dedicati alla Dea, sia in forma  mascherata come nel caso delle etere greche o delle geishe giapponesi, sia nel modo compassionevole come  per quelle donne che occasionalmente nei paesi “assistevano” maschi  non maritati in cambio di vivande e compagnia, sia nel modo così detto  “volgare” cioè con l’adescamento  per strada, la  prostituzione peripatetica,  ed ancora tanti sono i modi e le maniere della concessione carnale per  soddisfare  una necessità fisiologica (perlopiù dei maschi) in cambio di prebende e denaro.


Certo la prostituzione è una consuetudine antica, ma non così antica come si vorrebbe far credere….

Infatti è solo con l’affermarsi del patriarcato, circa cinquemila anni fa, e con la pratica del “matrimonio” che nacque nella società l’uso di “pagare” la donna. Il matrimonio stesso è una forma di accaparramento della donna, all’inizio per ottenere da lei  qualche prole  e successivamente per semplice sfogo sessuale. 


Ancora oggi in alcune civiltà asiatiche, in cui  ancora si manifestano tracce del primo modello patriarcale,  esistono i cosiddetti “matrimoni a tempo”, eufemismo per garantirsi i favori di una donna per un breve periodo….


In occidente  con l’avvento del cristianesimo, che ha sancito il matrimonio come vincolo indissolubile e sacramentale, è andata vieppiù affermandosi l’esigenza della prostituzione.

Insomma  si può tranquillamente affermare che la prostituzione è una diretta conseguenza del vincolo matrimoniale. 


Durante i periodi storici moralistici, dominati dalla religione, e fino alla legge Merlin in Italia il “turpe commercio” era stata regolato nelle così dette “case chiuse”, ovvero si erano tolte le prostitute dalla strada per evitare adescamenti scandalosi in periodi in cui i “colletti duri” nella società dettavano legge ma  è stato solo un ipocrita sotterfugio.  Poiché anche a Roma, in età papalina, esistevano postriboli i cui proventi andavano al pontefice.

Oggigiorno  con la liberalizzazione dei costumi (sarebbe meglio dire con la perdita della decenza)  la prostituzione vagante, come pure quella domiciliare, telefonica, telematica ed in ogni altra forma possibile ed immaginabile, è diventata la norma nel rapporto fra i sessi. 

Non c’è più confine fra chi si prostituisce istituzionalmente, part time, a tempo pieno, su internet, nei pub, nella via, in famiglia, in vacanza, al cesso,  che sia maschio o femmina non importa, chiunque in questa società è dedito alla prostituzione…. questa è la triste verità…. 

Ed il risultato è solo una maggiore alienazione ed un gran senso di solitudine…..

Trovo perciò assurda ogni pretesa dei governi democratici di “regolamentare la prostituzione” quando nei fatti lo scopo è solo quello di reperire nuove fonti di entrata per l’erario e non per sanare i mali correnti dell’ipocrisia….. perbenista.

Allora, se proprio si vuole affrontare il problema, in primis, evitiamo il vincolo matrimoniale che – come abbiamo visto-  è  la causa prima di questo scollamento sociale e della perdita di spontaneità e dignità nei rapporti fra uomo e donna. Tra l’altro non c’è nemmeno più la scusa che il matrimonio serva per proteggere i figli “che son curati e educati dalle madri che stanno in casa a far le casalinghe”, lo sappiamo tutti che quella della casalinga è una categoria in estinzione. Tutte le donne infatti se vogliono campare debbono sbattersi a cercare un lavoro, come i  loro uomini, oppure…. prostituirsi..

Togliendo di mezzo la famiglia tradizionale, composta di marito e moglie, si possono facilmente ricreare soluzione fantasiose, le cosiddette famiglie allargate o “piccoli clan”, che  di fatto stanno già nascendo più o meno di straforo e senza alcun riconoscimento ufficiale (il massimo al quale si è arrivati ma sempre in termini “monogamici” è l’unione fra 2 persone dello stesso genere).  


L’idea della famiglia allargata, con più femmine e maschi assieme,  inoltre è l’unica speranza per risollevare le sorti della solidarietà e cooperazione fra cittadini, giovani e vecchi, che oggi non trovano una dimensione  umana e culturale a loro consona. Si può definire “ecologia sociale”, una sezione dell’ecologia profonda.

Tante persone mi telefonano o mi scrivono e mi chiedono: “dov’è che c’è una comune od un ecovillaggio in cui potrei andare a vivere?”,  questo è già un segnale che la famiglia allargata   sta entrando nella mentalità sociale corrente.  Solo che uno vorrebbe trovare la pappa fatta, ovvero la comune idilliaca già bell’è pronta e collaudata, invece per un risultato “ad personam” occorre rimettersi in gioco e soprattutto smetterla con i criteri speculativi del “do ut des” e del cercare gli stessi “conforts”  della società consumista  pure nelle nuove aggregazioni.

Basterebbe questo ad interrompere il processo “prostitutivo” maschile e femminile?  Forse…  se accompagnato da sincerità e pulizia di cuore e di mente. Sicuramente spariglierebbe le  carte e farebbe nascere nuovi esempi dimostrativi  nella società.


Paolo D'Arpini
Rete Bioregionale Italiana


4 gennaio 2013

Ecologia sociale e buoni consigli

Attenzione si scivola. Lezione al baretto di Spilamberto sull’uso delle penne e del chewing gum

 

Paolo D'Arpini, alle prese col cappuccino bollente, a Calcata


 

Ogni baretto è una scuola, che sia a Calcata, a Treia od a Spilamberto c’è sempre qualcosa da imparare e da conoscere. 
Qui a Spilamberto, ad esempio, con Caterina facciamo il giro dei bar, cambiando luogo quasi ogni mattina. In tal modo “accontentiamo tutti”… Certo dal punto di vista della soddisfazione personale alcuni baristi sono più affettuosi ed attenti alle nostre –soprattutto mie- richieste (vedi quella insindacabile di poter avere il cappuccino bollente con poca schiuma).
Stamattina toccava a Maria, la barista che sta nel centro storico, in un vecchio locale che ha visto tempi migliori ed ora è il ritrovo di vecchietti, disoccupati, immigrati dal meridione ed extracomunitari di ogni sorta: soprattutto marocchini e albanesi. Maria stessa è una donnona che viene dal sud, grassa e grande, mora e con gli occhi neri, e sa come trattare con i suoi clienti… Malgrado l’età matura ancora risulta appetibile (evidentemente per la sua stazza) soprattutto ai nord africani che adorano le donne “capienti”. Tempo fa assistetti alla corte alla quale un giovanotto prestante la sottoponeva: “Maria, in Marocco si sta bene, sai, perché non vieni anche tu lì?” E maria senza rispondere, serviva il caffè ed ammiccava. Maria ci sa fare con i maschi del sud… sa come gestire i suoi pollastri.
Ed una riprova lampante l’abbiamo avuta scoprendo gli avvisi affissi alle pareti del bar. In un angolo un po’ nascosto, solitamente occupato da extracomunitari, faceva bella mostra un cartello con su scritto a grandi lettere: “I chewing gum attaccateveli dove dico io… e non sotto i tavoli. Maria”.
Con Caterina ci siamo sbizzarriti ad immaginare quale fosse quel posto sottinteso dalla Maria, fra le p. oppure nel buco del c.?, Comunque il messaggio era forte e chiaro adatto a menti semplici. Altra ingiunzione, affissa a fianco del bancone, recitava: “Chi usa le penne x scrivere è pregato di chiedere al barista e restituire al medesimo”. Evidentemente c’è qualcuno che le penne le usa anche per scopi diversi, oltre che per la scrittura, ma la chiarificazione –sulla penna che deve essere restituita al barista- evidentemente era frutto dell’opera letteraria del marito di Maria, un omone par suo.
E la prova la ebbi giorni addietro allorché assistetti ad una scenetta fra un extracomunitario ed il barista stesso: “Vorrei una penna..” – “Che ci devi fare?” – “Ci devo scrivere un numero di telefono”.. Al che sbuffando e controllando la direzione che la penna prendeva l’omone gliela allungava, accertandosi (con occhio indagatore) sull’uso e sulla celere restituzione della stessa. Eh sì, di questi tempi anche una penna fa gola…. E poi si sa gli extracomunitari viaggiano al risparmio. Ad esempio il giorno del primo dell’anno, eravamo lì al bar di Maria, essendo l’unico aperto in tutta Spilamberto, la calca era tanta… Pareva che tutti si fossero dati appuntamento lì… Ad un certo punto, aspettando al bancone il nostro turno, assistetti all’ingresso in massa di una dozzina di albanesi (o forse romeni, non so), che si precipitarono a congiungersi ad altri di loro già seduti ad un tavolo (non vi dico la ressa attorno al tavolo), mentre un paio di loro ordinavano a Maria “tre caffè”. Proprio 3 caffè…
Ma torniamo al presente, qual è la lezione appresa oggi? Sono ben due: la prima è che sulle pagine dell’Unità e della Stampa campeggiavano i titoloni dei disaccordi fra il monti ed il bersani sull’uso delle uscite elettorali fatte in Rai… e l’altra, all’uscita dal bar, ultima avvertenza di Maria, che recitava: “Attenzione, si scivola!”.
Paolo D’Arpini

…………………………

 
Intervento chiarificatore sull’uso strumentale delle liti in corso:
Non fatevi fregare. Le finte baruffe tra Monti e i trinariciuti sono il normale copione elettorale. Monti recita la parte del Dott. Balanzone, ipocritamente misurato, per mantenere l’aplombe da professore, affidabile, sicuro. Bersani, l’Arlecchino di turno (Ricordate Moliere? “Arlecchino servitore di due padroni?”….), reagisce con la compostezza di un cavallo in un acquario: vorrebbe fare il benzinaio ed invece gli tocca fare il ragioniere. Vendola cerca di ritagliarsi il ruolo di Pulcinella, mormorando parole che in bocca ad un politico sembrerebbero feroci, ed invece in bocca sua sono solo patetiche frasi sussurrate da Colombina.

E’ tutto un teatrino, miserabile per fingere un distinguo che non c’è. Sanno che poi dovranno recitare Pinocchio: il Gatto e la Volpe, ai danni del cittadino Pinocchio, che andrà a sotterrare gli zecchini-voti per vederseli regolarmente fregare. Dall’altra parte il Cai-nano Silvio afferma che l’accordo con la Lega è vicino. Prima considerazione: per il bene della Lega ricordo che Berlusconi è un bugiardo professionista. Poi ricordo Maroni, e perdo ogni speranza. La Lega dovrebbe, a mio avviso, per salvare un microscopico motivo di esistenza, chiamarsi fuori, correre da sola, aspettare un giro. Che sarà breve, brevissimo, oltretutto. Ma la brama, la sbavante voglia di una poltrona, quella che sia, potrebbe indurre a scelte “democristiane”. 
Tristezza galoppante, soprattutto guardando le facce della base leghista. Vedremo. 
Fabrizio Belloni


19 dicembre 2012

Bioregionalismo ed ecologia sociale

Bioregionalismo, ecologia sociale ed ambiente sintetico (che non aiuta la vita)....

 
 
Dipinto di Alfredo Santella


"Il passato è prologo", ammonisce Shakespeare, ed è vero perché gli eventi di oggi sono stati preparati e anticipati da simili eventi del passato. Questo vale in particolare per i problemi ambientali, come inquinamenti, erosione del suolo, violenza per la conquista delle risorse naturali scarse, conflitti occupazione-salute, per i quali dal passato abbiamo imparato ben poco. Da qui l'importanza della storia dell'ambiente, una disciplina troppo poco praticata e tanto meno diffusa nell'opinione pubblica.

Negli anni cinquanta del Novecento si diceva, un po' per scherzo, che le bizzarrie del clima, le estati troppo calde o gli inverni troppo freddi erano "colpa delle bombe atomiche". Negli anni quaranta e cinquanta del Novecento le centinaia di esplosioni di bombe nucleari americane, sovietiche, francesi e inglesi nei deserti e nelle isole lontane, non influenzavano molto il clima ma rappresentavano un gravissimo pericolo per la vita diffondendo nell'atmosfera di tutto il pianeta atomi radioattivi che venivano assorbiti dai mari, dai vegetali, entravano nei cicli biologici e finivano nel corpo umano. Il massimo della contaminazione radioattiva planetaria si ebbe nel 1961 e 1962. Intellettuali e studiosi si sforzavano di informare l'opinione pubblica dei pericoli sulla salute mondiale di questa corsa ad armi nucleari sempre più potenti, ma negli Stati Uniti il governo cercava di metterli a tacere accusandoli di essere comunisti, processandoli per attività antiamericane.

Nello stesso tempo venivano scoperti i danni provocati all'ambiente e alla salute dal crescente uso di nuovi "potenti" prodotti chimici, grandi successi commerciali ma spesso tossici come i pesticidi clorurati. Molti processi chimici usavano sostanze tossiche come mercurio, piombo, cloruro di vinile, amianto; producevano sostanze "perfette" e indistruttibili come molte materie plastiche, detersivi sintetici, fosfati e nitrati che finivano nelle acque con danni biologici. La protesta degli scienziati fu diffusa dai primi movimenti di contestazione ecologica attraverso riviste, pubblici dibattiti fino a raggiungere la grande stampa.

Nel 1952 un certo Lewis Herber pubblicò negli Stati Uniti un articolo intitolato: "Il problema dei prodotti chimici negli alimenti", a cui fece seguito, nel 1962, un libro più ampio intitolato: "Il nostro ambiente sintetico", apparso pochi mesi prima dell'altro libro di successo scritto da Rachel Carson, "Primavera silenziosa". Herber era lo pseudonimo che Murray Bookchin (1921-2006) aveva adottato per evitare l'incriminazione da parte della Commissione sulle attività antiamericane a cui non erano sfuggite le sue attività di informazione dell'opinione pubblica sui pericoli ambientali. Bookchin era nato a New York, figlio di emigrati russi, ed ebbe una vita avventurosa cominciata come operaio, poi come sindacalista; divenuto scrittore di successo e professore universitario fu l'animatore di movimenti in difesa dei consumatori, ecologici, pacifisti, contro la discriminazione razziale.

Fu tra i primi a scrivere di "ecologia sociale" (1974), a parlare dei "limiti delle città" (1973) e di crescita e declino dell'urbanizzazione (1987), anticipando anche in questo caso nuove visioni che cominciano oggi a farsi strada. Il suo libro "Per una società ecologica" (1980), tradotto anche in italiano, spiega le ragioni di molti guai con cui stiamo facendo i conti adesso e indica alcune delle vie per superarli.

Il libro "Il nostro ambiente sintetico", apparso mezzo secolo fa (purtroppo non è stato tradotto in italiano, ma si può leggere liberamente in Internet) denuncia la presenza negli alimenti di sostanze dovute all'inquinamento ambientale come le sostanze radioattive e i residui di pesticidi tossici, la contaminazione di prodotti commerciali ad opera di additivi usati nei cosmetici o nei preparati per lavare, nelle materie plastiche, nei carburanti. In sessant'anni di lotte ecologiche sono stati eliminati alcuni pericoli ma ne sono sorti altri; nuovi nomi come quelli delle diossine o del benzopirene sono entrati nel dizionario dei veleni.

Addirittura una recente proposta di legge minaccia di autorizzare l'uso come potabile di acqua contenente una pur piccola, ma non trascurabile concentrazione di microcistina LR, una molecola la cui presenza indica che le acque superficiali, inquinate da residui di fogne e concimi, prima di essere immesse negli acquedotti, hanno subito una depurazione soltanto imperfetta. L'attenzione per gli alimenti è spesso basata sulle mode e sulle diete dimagranti; la composizione e gli ingredienti dei prodotti come cosmetici e detersivi, quando devono essere indicati per legge, sono scritti in caratteri e in forma illeggibili. La situazione è complicata dalle crescenti importazioni di prodotti fabbricati chi sa come e dove.

Proprio la storia ambientale dei decenni passati dovrebbe stimolarci a rilanciare una "merceologia ecologica", quella descritta da Bookchin e dalla Carson, che aiuti e riconoscere i pericoli per l'ambiente, e quindi per la salute, nascosti nelle sostanze che maneggiamo ogni giorno.

Giorgio Nebbia 
nebbia@quipo.it


15 novembre 2012

Ecologia sociale e sessuale e pansessualità


Immagine cerebrale - Affresco di Carlo Monopoli


"Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere."
Italo Calvino



Beh, nell'immaginifico dell'alienazione dal genere si comincia con poco, con innocenti modellini. Prima unisex, poi bisex, infine transex e trangender e l'uomo e la donna scompaiono. Insomma l’alienazione dal genere diventa una forma di alienazione sociale. La specie umana diventa una specie di alieni... Angeli o demoni che siano.

Infatti gli angeli ed i demoni anche nella fantasia "religiosa" non hanno un preciso genere, sono neutri e dimostrano un sesso ambivalente secondo la "necessità" o l'utilità.

Non era in questa direzione che andava la teoria della "pansessualità", alla quale fervidamente ho collaborato (assieme al suo autore Peter Boom), avente lo scopo di scardinare il criterio di "preferenza" o "nomalità" nell'espressione sessuale. Non era una lotta contro il "genere" in se stesso, bensì una ipotesi di equiparazione, di equità tra i generi, pur lasciando ad ognuno di essi le sue peculiarità e lasciando che le espressioni sessuali si manifestassero secondo le pulsioni connaturate, quali esse fossero.

Con questo "criterio pansessuale" infatti non intendevo inserire una scala di "preferenza" o di "omologazione" bensì semplicemente riconoscere quel che nella natura prende forma e si sostanzia in comportamenti naturali, riconoscibili nell'attitudine sessuale dimostrata.

L'omosessualità o la eterosessualità sono comunque espressioni della sessualità umana senza dover ricorrere alla correzione od al cambiamento chirurgico del "genere". Questa, seconde me, è il senso dell'ecologia sessuale espressa nella teoria della Pansessualità.

Ed invece? Stiamo diventando un popolo di mutanti e ancora non lo sapevamo.

Mutiamo il genere all'esterno. Siamo trans-gender: siamo uomini che decidono di diventare femmine e donne che hanno deciso di diventare maschi.

Ma l'essere umano in realtà non è esclusivamente maschio o femmina nella forma esteriore. Nella "anima" ognuno di noi è mezzo yang e mezzo yin. Se si fa la pace fra le due parti, anzi se le due parti lavorano all'unisono allora l'esperimento riesce, il matrimonio interiore è una alchimia riuscita, l'unità è raggiunta.

La chiave?

Per cominciare volersi bene per quel che siamo senza cercare di correggerci in "funzione" di un apparire... L'utile come affermava Bataille ha un limite e dove c'è un limite c'è una gabbia e dove c'è una gabbia c'è sofferenza.

Come ha detto una volta l'ex ministro Mara Carfagna (una volta tanto un’ex velina merita di essere ascoltata): “E’ necessario far capire che le differenze di genere non contano ma abbiamo bisogno della collaborazione, troppo spesso i media tentano di enfatizzare le differenze utilizzando gli stereotipi per fare audience”.

Ed infatti succede che la televisione i giornali le lobbyes "sessuali", persino i potentati politici ed economici (vedi recenti affermazioni di Goldman Sachs e compagni), con la scusa di lottare per l’accettazione del "diverso", in verità lo gettano in pasto all’opinione pubblica, creando un modello da seguire, un eroe da imitare.

E questa non è "pansessualità", questa è politica omologativa.

Tornando al parere di un'altra donna, Lorella Zanardo, nel suo documentario dal titolo Il corpo delle donne, ci fa riflettere sull’attuale rappresentazione delle donne nei media. Il suo lavoro parte dalla riflessione di come “le donne vere stiano scomparendo dalla tv e di come siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. “La perdita - continua la Zanardo - ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime”.

E la riprova l'ho avuta anche stamattina, sfogliando le pagine del pretenzioso "Corriere della Sera" in cui si mostravano alcune immagini di donne intente a radersi il viso, come maschi, per sancire una nuova cultura del "maschile/femminile". Lo vediamo anche nelle icone burlesque alla Lady Gaga, Madonna, Pussy Riot, etc ma io non ho (né mai guardo) la televisione e su questo mezzo comunicativo non posso esprimermi se non per intuizioni.

Se la scomparsa delle “donne vere” è dovuta alla presenza massiccia delle donne completamente rifatte o ridotte a soprammobile, o "ri-settate" (come si dice nel web), ci si potrebbe chiedere se con l’invasione dei trans, trangender, etc. non stia scomparendo anche l’uomo! L’uomo inteso in generale, come individuo pensante, che ha delle cose da dire e delle riflessioni da fare, a prescindere dal suo corpo, che sia nudo o vestito, che sia naturale o rifatto, che sia in vendita o no, che sia trans o no.

Forse -saltando su un tema di attualità- osservando il degrado verso cui la società si sta indirizzando per via delle spinte comportamentali indotte da una impetuosa ed incontrollata suggestione mediatica e internettiana nella vita della gente (vedi anche i flash mob unisex cretini organizzati attraverso facebook), andrebbe studiata una "patente" di capacità operativa per chi lavora nel sociale e nella comunicazione. Proprio come i medici hanno un organo di controllo che tutela loro ed i pazienti, così anche l'informazione pubblica dovrebbe averne uno che, se ci si comporta diversamente ai dettati di certi principi ed una certa etica, si riservi di ritirarla.

Vieppiù un tale "patentino" di capacità operativa andrebbe studiato per coloro che gestiscono la cosa pubblica che è la matrice del comportamento sociale, invece di prevedere il carcere per i giornalisti che "offendono" i politici, andrebbe prevista la rimozione dei politici che non sono in grado di gestire l'ecologia sociale, l'educazione sessuale ed i costumi nella nostra società.

Smettiamola di essere dei passivi mutanti. Qualcuno ci sta iniettando un virus: crediamo che stiano "liberando" i nostri corpi e i nostri costumi e invece stanno mutando le nostre menti e le nostre coscienze, rendendoci simili a burattini.

Paolo D'Arpini

Rete Bioregionale Italiana


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Commento ricevuto:


Commentino, un po' parziale (dal lato femminile): Ma questi modelli falsati di uomo e di donna e la "pubblicità" che si fa sui gusti sessuali dell'uno o dell'altro personaggio (uomo politico, artista, ecc.) come fosse un merito o un demerito a cosa servono? A fare sentire le persone normali ( e con questo intendo le persone comuni, qualsiasi siano le loro propensioni sessuali o la loro taglia di pantaloni e la lunghezza dei capelli) delle persone miserevoli, che devono adeguarsi ad uno standard completamente al di fuori dell'umano, pena il senso di inferiorità.
Ma la gente è stanca, è vero che sembra quasi che le donne come dice la Zanardo non abbiano il fegato di ribellarsi, ma è proprio necessario guardare la televisione? Chi ci crede più alla favola della famiglia felice del Mulino Bianco o al ventre piatto che si otterrebbe col bifidus actiregularis?
Le donne vere esistono ancora e tutti i giorni si alzano per fare il loro dovere cercando magari anche di avere un aspetto piacevole, per se e per gli altri, ma non siamo mutanti e non lo saremo mai! Basta guardarle queste donne, negli occhi, e vedere che sono ancora capaci di essere se stesse e sorridere, nonostante i chili di troppo, la stanchezza che sento sempre più diffusa, il tempo che non basta mai, anche per godersi i propri affetti, ma si riesce sempre a strappare a tutte loro un sorriso. (Caterina Regazzi)




30 agosto 2012

Ecologia sociale bioregionale e famiglia allargata in chiave di spiritualità laica

Ecologia sociale bioregionale e famiglia allargata in chiave di spiritualità laica

 



Ante scripum

Notizia di cronaca: Matrimonio trino, in Brasile: Scrive La Tua Voce del 30 agosto 2012: "«Vi dichiaro marito e moglie... e moglie». Claudia Domingues do Nascimento, notaio brasiliano, ha concesso il sacro vincolo del matrimonio a un uomo e due donne. A detta del notaio, nessun vincolo legale impedisce un'unione a tre, e così il trio innamorato, che collaudava l'esperienza già da anni, si è legalmente sposato. L'unione, è avvenuta tre mesi fa a Rio De Janeiro, ma la notizia è stata resa pubblica da Globo tv solo ora. Il notaio ha dichiarato all'emittente brasiliana di «Non inventare assolutamente nulla, ma ricoscere ciò che esiste. Quello che prima era considerata una famiglia, non è quello che possiamo considerare oggi»"


Il ripristino della "famiglia allargata" è una delle soluzioni possibili al deterioramento sociale e della unione matrimoniale corrente che tanti danni sta procurando alla società. I primi danni sono avvenuti attraverso lo scollamento familiare che, con il deteriorarsi del sistema patriarcale, sta trascinando la società umana in un imbarbarimento di rapporti inter-familiari. In questa società consumista i due genitori perlopiù lavorano entrambi all'esterno della casa, per motivi economici o di "emancipazione" femminile, come si dice oggi.... Il risultato è che la prole -se non è completamente assente perché da fastidio al menage- viene abbandonata a se stessa, in istituti od in mano a baby sitters o davanti al televisore a rimbambirsi. Gli anziani, che una volta svolgevano all'interno della famiglia un importante ruolo di mantenimento della cultura e di assistenza ai giovani, sono anch'essi emarginati e ridotti all'ospizio o se tenuti in casa sono comunque visti come mera fonte di guadagno, per via delle pensioni, e non possono esercitare il ruolo che la natura sin dai tempi più antichi aveva loro concesso, quello di trasmettitori della saggezza popolare.


Altro problema grave della famiglia attuale, monogama (ma per modo di dire), è che la spinta verso la virtualizzazione dei rapporti, sancita dal proliferare in tv, al cinema, sui giornali e su internet di modelli dissacratori e pornografici, ha portato anche ad un ampliamento dell'esercizio di prostituzione (maschile e femminile) in tutte le sue sfaccettature, sia virtuali che sessuali. Insomma i rapporti umani sono talmente deteriorati che l'unica via di salvezza sembra proprio il ritorno alla famiglia promiscua che contraddistingueva l'antica civiltà matristica, cioè prima dell'avvento del patriarcato e delle religioni monoteiste.


Proprio in questi giorni ho terminato di leggere un interessante libro scritto dall'amico Carlo Consiglio, naturista e vegetariano, emerito professore di zoologia alla Sapienza di Roma e presidente della LAC. Il titolo è "L'Amore con più partner", con prefazione di Luigi De Marchi, psicologo sociale e politologo di fama internazionale. Mi sono trovato perfettamente d'accordo con quanto espresso nel testo ed ammetto che parecchie delle conclusioni alle quali è giunto l'amico Carlo le ho riconosciute come mie e rientranti nel filone dell'ecologia sociale e dell'ecologia profonda di cui mi occupo da anni. Infatti togliendo l'esclusiva al modello monogamo della famiglia si possono facilmente creare soluzione sociali più in accordo con i tempi in cui viviamo.


Ed a riprova di ciò vi sottopongo un articolo da me scritto alcuni anni fa proprio su questo tema.


L’esercizio della prostituzione non ha età, sia in forma sacrale come avveniva nei templi dedicati alla Dea, sia in forma mascherata come nel caso delle etere greche o delle geishe giapponesi, sia nel modo compassionevole come per quelle donne che occasionalmente nei paesi "assistevano" maschi non maritati in cambio di vivande e compagnia, sia nel modo così detto "volgare" cioè con l’adescamento per strada, la prostituzione peripatetica, ed ancora tanti sono i modi e le maniere della concessione carnale per soddisfare una necessità fisiologica (perlopiù dei maschi) in cambio di prebende e denaro. Certo la prostituzione è una consuetudine antica, ma non così antica come si vorrebbe far credere....


Infatti è solo con l’affermarsi del patriarcato, circa cinquemila anni fa, e con la pratica del "matrimonio" che nacque nella società l’uso di "pagare" la donna. Il matrimonio stesso è una forma di accaparramento della donna, all’inizio per ottenere da lei qualche prole e successivamente per semplice sfogo sessuale. Ancora oggi in alcune civiltà asiatiche, in cui ancora si manifestano tracce del primo modello patriarcale, esistono i cosiddetti "matrimoni a tempo", eufemismo per garantirsi i favori di una donna per un breve periodo....


In occidente con l’avvento del cristianesimo, che ha sancito il matrimonio come vincolo indissolubile e sacramentale, è andata vieppiù affermandosi l’esigenza della prostituzione. Insomma si può tranquillamente affermare che la prostituzione è una diretta conseguenza del vincolo matrimoniale.


Durante i periodi storici moralistici e fino alla legge Merlin in Italia il "turpe commercio" era stata regolato nelle così dette "case chiuse", ovvero si erano tolte le prostitute dalla strada per evitare adescamenti scandalosi in periodi in cui i "colletti duri" nella società dettavano legge ma è stato solo un ipocrita sotterfugio. Oggigiorno con la liberalizzazione dei costumi (sarebbe meglio dire con la perdita della decenza) la prostituzione vagante, come pure quella domiciliare, telefonica, telematica ed in ogni altra forma possibile ed immaginabile, è diventata la norma nel rapporto fra i sessi. Non c’è più confine fra chi si prostituisce istituzionalmente, part time, a tempo pieno, su internet, nei pub, nella via, in famiglia, in vacanza, al cesso, che sia maschio o femmina non importa, chiunque in questa società è dedito alla prostituzione.... questa è la triste verità.... Ed il risultato è solo una maggiore alienazione ed un gran senso di solitudine.....


Trovo perciò assurda ogni pretesa dei governi di "regolamentare la prostituzione" quando nei fatti lo scopo è solo quello di reperire nuove fonti di entrata per l’erario e non per sanare i mali correnti dell’ipocrisia..... perbenista. Allora, se proprio si vuole affrontare il problema, in primis, evitiamo il vincolo matrimoniale che - come abbiamo visto- è la causa prima di questo scollamento sociale e della perdita di spontaneità e dignità nei rapporti fra uomo e donna. Tra l’altro non c’è nemmeno più la scusa che il matrimonio serva per proteggere i figli "che son curati e educati dalle madri che stanno in casa a far le casalinghe", lo sappiamo tutti che quella della casalinga è una categoria in estinzione. Tutte le donne infatti se vogliono campare debbono sbattersi a cercare un lavoro, come i loro uomini, oppure.... prostituirsi..


Togliendo l'obbligo istituzionale e religioso della famiglia tradizionale, composta di marito e moglie, e recuperando una morale interpersonale di spiritualità laica, si possono facilmente ricreare soluzione fantasiose, le cosiddette famiglie aperte o "piccoli clan", che di fatto stanno già nascendo più o meno di straforo e senza alcun riconoscimento ufficiale (il massimo al quale si è arrivati ma sempre in termini "monogamici" è l’unione fra 2 persone dello stesso genere). L’idea della famiglia allargata, con più femmine e maschi assieme od in altra combinazione prediletta, è l’unica speranza per risollevare le sorti della solidarietà e cooperazione fra cittadini, giovani e vecchi, che oggi non trovano una dimensione umana e culturale a loro consona. Si può definire "ecologia sociale", una sezione dell’ecologia profonda. Tante persone mi telefonano e mi chiedono: "dov’è che c’è una comune od un eco-villaggio in cui potrei andare a vivere?", questo è già un segnale che la famiglia allargata sta entrando nella mentalità sociale corrente. Solo che uno vorrebbe trovare la pappa fatta, ovvero la comune idilliaca già bell’è pronta e collaudata, invece per un risultato "ad personam" occorre rimettersi in gioco e soprattutto smetterla con i criteri speculativi del "do ut des" e del cercare gli stessi "conforts" della società consumista pure nelle nuove aggregazioni.


Basterebbe questo ad interrompere il processo "prostitutivo" maschile e femminile? Forse... se accompagnato da sincerità e pulizia di cuore e di mente. Sicuramente spariglierebbe le carte e farebbe nascere nuovi esempi di sanità pansessuale nella società umana.


Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana


7 giugno 2012

Bioregionalismo e Politica

Bioregionalismo e Politica – Riprendere la costruzione dell’unità europea e l’attuazione bioregionale a livello europeo e mondiale

 
Paolo D'Arpini nel sole di Treia


Proprio in questi giorni stavo parlando con la mia compagna Caterina Regazzi in merito a quelle che sono le mie priorità politiche, sociali ed ambientali per realizzare un mondo migliore. Ancora una volta ho espresso il mio desiderio per l’unione di tutte le genti in un’unica identità umana. Come avrebbe potuto essere l’ONU se non avessero prevalso interessi particolari e veti incrociati sulla sua operatività e consistenza.

L’umanità è una ed anche la Terra è una. In un contesto di consapevolezza universalista un governo mondiale -lungi dal rappresentare interessi economici di potentati finanziari- dovrebbe rappresentare l’interesse di tutto il globo terracqueo, inserendovi non solo gli umani ma anche gli altri viventi. Se vogliamo questa è anche la visione bioregionale, in cui gli ambiti territoriali non sanciscono separazioni ma solo definiscono le variazioni di intensità, di qualità e di presenza vitale e geomorfologica.

Un po’ come avviene per l’organismo umano che è l’insieme inscindibile di tutti i suoi organi, distinguibili nelle reciproche funzioni ma non separabili. Pertanto l’interesse di un organo deve prevedere e integrarsi con l’interesse di tutto l’organismo.

Questo sentire olistico non è solo prerogativa del pensiero bioregionale ma anche la conclusione logica della filosofia non duale. Diceva ad esempio Ramana Maharshi: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” Ed affermava Nisargadatta Maharaj: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati”

La nostra presenza umana perciò va inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

La prima cosa da fare, a livello politico, è il riconoscimento della appartenenza alla “Casa Comune” e questo, se vogliamo, si può anche fare per gradi. Come siamo stati capaci di riconoscere la nostra identità prima nel nucleo familiare e nella comunità tribale, poi nella città e nel popolo ed avanti ancora nella nazione, saremo in grado di riconoscere le comuni radici europee che tutti ci contraddistinguono.

Certamente non per “separare” l’Europea dal resto del mondo, mettendola in competizione con gli altri raggruppamenti etnici e geografici, ma per imparare ad allargare il nostro senso di identità ed appartenenza. Pertanto l’attuazione dell’Unione Europea è, secondo me, un passo necessario per migliorare la nostra visione olistica. I singoli stati debbono fondersi e rinunciare alla loro prerogativa nazionale. Queste deve avvenire in piena giustizia e con il consenso del popolo e non per avvantaggiare uno stato od una struttura economica rispetto ad un’altra. Quindi la base dell’unione non deve essere quella della supremazia politica ed economica di una o più nazioni né deve rappresentare interessi alieni alla comunità (banche, multinazionali, istituti finanziari internazionali, etc.).

Per questo è importante che -ad esempio- l’emissione dei valori monetari di interscambio comunitario sia direttamente gestita dal governo comunitario e non dalle banche private come avviene oggi con la BCE.

C’è poi l’altro aspetto della valorizzazione e salvaguardia delle culture e delle peculiarità specifiche delle comunità locali, le caratteristiche di queste comunità non possono essere rappresentate da “regioni politiche disomogenee” bensì dovranno essere ristrutturate in ambiti bioregionali omogenei. Queste bioregioni dovranno presentare evidenti affinità di cultura e di forme economiche, per quel che riguarda l’uomo, ed altrettanto dicasi per gli aspetti naturalistici, geomorfologici, botanici, climatici, etc.

Le grandi città tanto per cominciare debbono essere amministrate, con le loro aree metropolitane, in bioregioni a se stanti, per una corretta gestione autonoma dello svolgimento dei suoi servizi, approvvigionamenti, etc. in modo da non far degradare -come oggi avviene- il contesto generale del territorio circostante, dovuto anche alla diversità di incidenza della rappresentatività percentuale della popolazione e del suo “peso” elettorale. Lo vediamo bene con quel che succede -ad esempio- nella Regione Lazio, sovente succube degli interessi devianti e fagocitanti di Roma: su 6 milioni di abitanti 5 di essi vivono nella città e relativa banlieu.

Nel riordino amministrativo a carattere bioregionale bisogna inoltre privilegiare le piccole comunità ed il mantenimento dei rispettivi habitat e delle culture tradizionali.

Attuando il bioregionalismo su ampia scala l’Europa non sarà più un accrocco disomogeneo di stati bensì l’unione di piccole comunità omogenee ed autonome (negli ordinamenti amministrativi interni) che condividono, nel mantenimento delle diversità culturali, una comune identità ed un comune interesse di sviluppo sociale e spirituale. Parlo di interesse spirituale e non religioso, in quanto le religioni stesse sono elementi separativi che contrappongono l’uomo all’uomo e l’uomo alla natura.

In questa prospettiva sento di voler condividere il documento presentato dal Movimento per la società di giustizia e per la speranza di Arrigo Colombo che scrive: “Cari amici, il Movimento ha preparato questo documento per la ripresa e il rafforzamento dell’Unione Europea; per il quale chiede il vostro aiuto nell’invio e nella diffusione. Il documento può sempre essere fatto proprio o anche modificato”

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

Via Mazzini, 27 - Treia (Macerata)


...................


Testo menzionato:
“Pres. François Hollande, webmestre@www.elisee.fr
Cancelliera Angela Merkel, internetpost@bundeskanzlerin.de
Pres. Mario Monti, centromessaggi@governo.it
Reprendre la construction de l’unité européenne La plus grave erreur qu’on ait commise a été l’abandon de la construction de l’unité politique de l’Europe. C’est arrivé après le non au référendum de la France et de la Hollande ;un fait tellement étrange car il s’agissait de deux seules nations de l’Union ; et car l’objet du référendum, la Constitution Européenne, n’était pas connu par le peuple qui a voté ; il s’agissait plutôt de l’opinion de certains partis politiques ou de certains courants dans les partis. On a cherché à raccommoder les choses par le traité de Lisbonne, mais personne n’y a cru: l’individualisme et le chauvinisme de certains états avait prévalu sur le grand processus historique de l’unification. Maintenant la crise économique a montré avec évidence tous les inconvénients d’une Europe divisée, où les états individuels – l’Allemagne par exemple – imposent leur politique ; où l’on parle avec une facilité folle de la sortie de l’Union d’un ou de plusieurs états, de la fin de l’euro pour retourner à la monnaie nationale. Il est évident qu’il y a un esprit destructeur qui veut anéantir la grande entreprise de construction de l’Union Européenne, 500 cents millions d’habitant, une puissance économique et culturelle incomparable, un esprit de solidarité et de paix, un exemple pour l’humanité entière. On doit reprendre avec force la réalisation d’un état fédéral. C’est-à-dire :une charte constitutionnelle ; un parlement qui a le pouvoir de législation et de décret ;un gouvernement véritable ; une politique économique unitaire dans un esprit de solidarité, de soutien du travail, de rédemption de la pauvreté, sur la base du principe de dignité et du droit de la personne humaine, de chaque personne; où l’on pourra développer peu à peu la socialisation de l’entreprise et la redistribution de la richesse ;une véritable politique de paix, avec l’abandon de l’armement nucléaire par la France et la Grande Bretagne, l’abandon de la vente des armes, l’abolition progressive de tout armement et le refus absolu de toute guerre. C’est une politique dans laquelle l’Europe doit traiter et convaincre, elle doit porter à la paix oecuménique l’humanité entière.

Prof. Arrigo Colombo Arrigo Colombo, Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia, Università di Lecce, Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160E-mail arribo@libero.it/ Pag web http://digilander.libero.it/ColomboUtopia

(testo italiano)
Riprendere la costruzione dell’unità europea Il più grave errore è stato qui l’abbandono della costruzione dell’unità politica europea; che è giunto dopo il no di Francia e Olanda nel referendum sulla proposta costituzionale: un fatto talmente strano in quanto si trattava di due soli stati dell’Unione: e anche perché l’oggetto del referendum, la Costituzione Europea, non era conosciuto dal popolo che ha votato; si trattava piuttosto dell’opinione di certi partiti politici o di certe correnti di partito. Si è cercato di riaccomodare le cose col trattato di Lisbona, ma nessuno ci ha creduto: l’individualismo e lo sciovinismo di certi stati era in realtà prevalso sul grande processo storico dell’unificazione. Ora la crisi economica ha mostrato con evidenza tutti gli inconvenienti di un’Europa divisa, dove i singoli strati – la Germania ad esempio – impongono la loro politica; dove si parla con una folle facilità della possibile uscita dall’Unione di uno o più stati, della fine dell’euro per tornare per tornare alla moneta nazionale. È evidente che qui uno spirito distruttore vuole annientare la grande impresa di costruzione dell’Unione Europea, 500 milioni di abitanti, una potenza economica e culturale incomparabile, uno spirito di solidarietà e di pace, un esempio per l’umanità intera. Dev’essere ripresa con forza la realizzazione di uno stato federale, ciò è a dire:una carta costituzionale;un parlamento che ha il potere della legge e del decreto; un vero governo;una politica economica unitaria in uno spirito di solidarietà, di sostegno del lavoro, di redenzione della povertà; sulla base del principio di dignità e diritto della persona umana, di ogni persona; dove a poco a poco si potrà sviluppare la socializzazione dell’impresa e la ridistribuzione della ricchezza;una vera politica di pace, con l’abbandono dell’arma nucleare da parte di Francia e Gran Bretagna, l’abbandono di ogni vendita delle armi, l’abbandono progressivo di ogni armamento e il rifiuto totale della guerra. Una politica in cui l’Europa deve trattare a convincere, deve portare alla pace ecumenica l’umanità intera”

………………….



Di questo e simili temi se ne parlerà durante l’incontro collettivo ecologista del Solstizio Estivo, che si tiene ad Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012. Vedi anche: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=incontro+collettivo+ecologista+programma



26 marzo 2012

Bioregionalismo, vita comunitaria e salute...

Vivere in comunità per restare in buona salute.... ?

 
Esempio di vita comunitaria in un incontro del Circolo Vegetariano VV.TT.


Ante Scriptum

...sembra la pubblicità per promuovere le comuni e gli eco-villaggi... La Rive e Manuel Olivares, autore del libro "Comuni, comunità ed ecovilalggi in Italia", edito da AAM Terra Nuova)saranno soddisfatti.. Infatti sembra, almeno da quanto scritto più sotto, che la vita comunitaria giovi alla salute. Almeno queste le conclusioni a cui è giunto un istituto di ricerche finlandese. Ma la Finlandia -si sa- è terra inospitale e certo vivere da soli in mezzo ai ghiacci non deve essere piacevole (nè agevole).. Comunque è vero che da quando è decaduta la famiglia e non esiste più un tessuto sociale l'esistenza raminga e solitaria è diventata anche fonte di malessere. Inoltre con il precariato che avanza è sempre più difficile permettersi un'abitazione.. per cui la soluzione sembra quella di unire le forze e convivere in buona compagnia (si spera).... Però, però, la mia esperienza è "meglio soli che male accompagnati".. e continuo a preferire la solitudine (salvo la presenza di una compagna amorevole)..

Paolo D'Arpini



Psichiatria: +80% rischio depressione per chi vive solo rispetto a chi sceglie compagnia

La scelta di abbandonare il nido domestico e preferire una vita da soli potrebbe essere un fattore di rischio per la salute mentale, anche in persone in età lavorativa. Secondo lo studio finlandese del Finnish Institute of Occupational Health, pubblicato sulla rivista BioMed Central, l'allarme depressione aumenta dell' 80% nei soggetti che vivono da soli rispetto a chi ha preferito la vita famigliare o con altre persone. "Perchè - suggerisce la ricerca - nel periodo di 'follow up ' dello studio hanno acquistato l'80% in più di farmaci anti depressivi rispetto a chi condivide il tetto domenistico con altre persone". Tra i fattori principali evidenziati dagli autori ci possono essere "le condizioni abitative disagiate per le donne e la mancanza di sostegno sociale per gli uomini. Ma entrambi i sessi sono colpiti in ugual modo".Secondo i ricercatori "vivere con altre persone, che sono in grado di offrire un sostegno emotivo e un maggiore coinvolgimento sociale, ad esempio confidandosi o aiutandosi a vicenda, protegge contro i problemi di salute mentale. Mentre - precisa il lavoro - scegliere l'indipendenza, la discrezione e quindi anche l'isolamento domestico, potrebbe far perdere in alcuni soggetti la fiducia in se stessi e acuire fenomeni come la depressione e l'ansia". Lo studio ha monitorato l'uso di anti depressivi in 3.500 finlandesi che hanno partecipato alla ricerca. Persone in età lavorativa: 1.695 uomini e 1.776 donne. Con un età media di 44,6 anni. Dal 2000 al 2008 questi soggetti sono stati seguiti e sottoposti anche ad interviste per valutare le loro abitudini di vita, l'istruzione, il reddito e le condizioni abitative. Ebbene, i ricercatori hanno scoperto "che le persone che vivono sole avevano acquistato l' 80% in più di anti depressivi durante gli 8 anni di 'follow up', rispetto a chi aveva scelto la vita famiglia o la compagnia di qualcuno dentro casa". (fonte: Adnkronos Salute)


27 dicembre 2011

Ecologia sociale e spirituale

I separatismi, lo scollamento sociale, l’alienazione e la comune matrice spirituale.... nella casa Terra....

 
Paolo D'Arpini in passeggiata solitaria a Treia


In questi giorni in cui gli italiani sono scossi e senza parole per la crisi economica stanno ritornando in auge discorsi corrosivi sulla unità nazionale. Nord contro sud, est contro ovest... Mentre l'Europa stenta ad affermare l'unità politica anche nel piccolo la separazione e lo scollamento sociale divengono più evidenti... Un ritorno al campanilismo mentre la comunità sembra aver  perso la capacità di esprimere solidarietà  e collaborazione.  Ciò avviene persino fra compaesani.. tutti sono oggi inequivocabilmente percepiti alieni  da ognuno di noi. Perciò è evidente che lo "straniero" è addirittura visto come un invasore e questo comporta uno scontro continuo fra le parti. Extracomunitari che si coalizzano contro gli italiani ed il contrario. Come si può in tal modo costruire una società umana decente? Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio come possiamo accettare ed accogliere chi non conosciamo, o pensiamo di non conoscere? 

Viviamo in un mondo di stranieri e noi stessi siamo stranieri in questo mondo. Eppure con la globalizzazione si presupponeva che la “razza globale”, il concetto di comune appartenenza alla Terra, divenisse un dato acquisito, una realtà. Purtroppo non è andata così, la mancanza di coesione nella società urbana e consumista è ormai evidente.

Mi raccontava un amico di Veroli,  che in varie parti della Ciociaria è in corso  l’avanzata dell’infiltrazione mafiosa e -secondo lui- la colpa è solo della mancanza di solidarietà interna nella collettività. Dove non vi sono valori comuni  e si perde  il senso di appartenenza al luogo immediatamente subentrano gli interessi speculativi che cancellano ogni umanità e fratellanza. Ancora mi portava l’esempio di una piccola città come Frosinone, che ha cambiato completamente aspetto e vivibilità, lì -come a Roma-  la gente vive nello stesso palazzo e  non si conosce,  nemmeno si saluta né si interessa dei propri vicini, ognuno è  estraneo all’altro. Ecco il “contesto civile” nel quale ci siamo smarriti ed ora dobbiamo ritrovare la strada verso “casa”. La Casa di Tutti. 

Ma andiamo avanti con l’analisi. Questo sembra il tempo dello spezzettamento. In ogni parte d’Europa (e del mondo) si assiste ad un processo di frantumazione degli stati ed a forme esacerbate di separatismo, non solo per motivi religiosi, ideologici o di status, e nemmeno per ragioni di concorrenza commerciale od altro. Qual’è la motivazione di questo sgretolamento?  Blocchi monolitici di potere   economico e politico si stanno sbriciolando (vedi i recenti scossoni bancari in USa ed ora anche in Europa). La società umana si dibatte  nella forsennata ricerca di una nuova identità e modus vivendi, tempo addietro persino Bill Gates sul Time inneggiava a un nuovo capitalismo “umano”.

Il separatismo sta facendo  la sua parte e, con il regionalismo fiscale e la lotta alla scuola pubblica  ed al pubblico impiego, sembra acquistare impeto una nuova spinta centrifuga. Nuove entità  economiche, basate sulla produttività amorfa (precariato, call center, veline, prostituzione in tutte le forme, corruzione, etc),  sono in cerca di affermazione riconosciuta, mentre le forze sociali sane cercano di scalfire il monolite dello Stato e percuotono le mura (senza porte) di una apparente legalità democratica che più non  regge le sorti della nazione.

Vediamo inoltre che in oriente come in occidente i vecchi equilibri basati su una appartenenza etnica o culturale non sono più sufficienti a tenere incollati i vari popoli. Gli umani nel tentativo di uniformasi alla globalità hanno perso il senso della dignità e del rispetto per la diversità. Ancora ed ancora si distingue e si  giudica.  Non però nella pianificazione economica e sociale saldamente in mano a pochi "esperti"…

Ritengo comunque che per una opposta tendenza compensativa  succederà che questa "separazione" sfocerà necessariamente al  ri-accostamento interiore e  dell’uomo  verso l’uomo. In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? Ecco che l’allontanamento diviene  avvicinamento… la vita è  elastica e non può andare in una sola direzione. Ora  sorge la necessità di nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita. Un avvicinamento alla coscienza universale. Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione del criterio di vita,  ad atteggiamenti simbiotici e ad uno  stato di coscienza comunitario. L’evoluzione spirituale richiede  che le persone non si riconoscano più nelle mode, negli sport, nel glamour, nel colore della pelle, nelle religioni o ideologie, etc. Separazione  è solo un concetto per giustificare  degli “indirizzi” personalistici ed egoici,   è una frattura radicale che spacca il mondo e l'essere in due. Il diritto di abitare nel “condominio terra”,   non può  essere codificato  dalla nascita, dall’etnia, dalla nazionalità o dalla condizione economica, etc. bensì dalla capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in  sintonia con l’esistente. L’uomo, la specie umana nella sua totalità, e l’ambiente vitale sono un’entità indivisibile.

Perciò il passo primo da compiere, per il "Ritorno a Casa",  è  l’accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna. L’uomo ha bisogno di riconoscersi ‘unico’  nella sua individualità, che assomiglia ad un cristallo di neve nella massa di neve,  ma nella coscienza di appartenere all’unica specie umana.  Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica. Queste somiglianze, in una società sempre più vicina,  renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso pianeta, tutti a casa!

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana


24 novembre 2011

Bioregionalismo ed Ecologia Sociale

Famiglia aperta per ritrovare l'Amore fra esseri umani, eliminare la prostituzione ed attuare una sana Ecologia Sociale

 

 

 
Ecologia sociale e spiritualità laica, partendo dalla famiglia.... 

 
Ante scripum

 
Il ripristino della "famiglia allargata" è una delle soluzioni possibili al deterioramento sociale e della unione matrimoniale corrente che tanti danni sta procurando alla società. I primi danni sono avvenuti attraverso lo scollamento familiare che, con il deteriorarsi del sistema  patriarcale, sta trascinando la società umana in un imbarbarimento di rapporti inter-familiari. In questa società consumista i due genitori perlopiù lavorano entrambi all'esterno della casa, per motivi economici o di "emancipazione" femminile, come si dice oggi.... Il risultato è che la prole -se non è completamente assente perché da fastidio al menage- viene abbandonata a  se stessa, in istituti od in mano a baby sitters o davanti al televisore a rimbambirsi. Gli anziani, che una volta svolgevano all'interno della famiglia un importante ruolo di mantenimento della cultura e di assistenza  ai giovani, sono anch'essi emarginati e ridotti all'ospizio o se tenuti in casa sono comunque visti come mera fonte di guadagno, per via delle pensioni, e non possono esercitare il ruolo che la natura sin dai tempi più antichi aveva loro concesso, quello di trasmettitori della saggezza popolare.

Altro problema grave della famiglia attuale, monogama (ma per modo di dire), è che la spinta verso la virtualizzazione dei rapporti, sancita dal proliferare in tv, al cinema, sui giornali e su internet di modelli dissacratori e pornografici, ha portato anche ad un ampliamento dell'esercizio di prostituzione (maschile e femminile) in tutte le sue sfaccettature, sia virtuali che sessuali. Insomma i rapporti umani  sono talmente deteriorati che l'unica via di salvezza sembra proprio il ritorno alla famiglia  promiscua che contraddistingueva l'antica civiltà matristica, cioè prima dell'avvento del patriarcato e delle religioni monoteiste.

 
Proprio in questi giorni ho  terminato di leggere un interessante libro scritto dall'amico Carlo Consiglio, naturista e vegetariano, emerito professore di zoologia alla Sapienza di Roma e presidente della LAC. Il titolo è "L'Amore con più partner", con prefazione di Luigi De Marchi, psicologo sociale e politologo di fama internazionale.  Mi sono trovato perfettamente d'accordo con quanto espresso nel testo ed ammetto che parecchie delle conclusioni alle quali è giunto l'amico Carlo le ho riconosciute come mie e rientranti nel filone dell'ecologia sociale e dell'ecologia profonda di cui mi occupo da anni. Infatti togliendo l'esclusiva al modello monogamo della famiglia si possono facilmente creare soluzione sociali più in accordo con i tempi in cui viviamo.

 
Ed a riprova di ciò vi sottopongo un articolo da me scritto alcuni anni fa proprio su questo tema.

 
L’esercizio della prostituzione non ha età, sia in forma sacrale come avveniva nei templi dedicati alla Dea, sia in forma mascherata come nel caso delle etere greche o delle geishe giapponesi, sia nel modo compassionevole come per quelle donne che occasionalmente nei paesi "assistevano" maschi non maritati in cambio di vivande e compagnia, sia nel modo così detto "volgare" cioè con l’adescamento per strada, la prostituzione peripatetica, ed ancora tanti sono i modi e le maniere della concessione carnale per soddisfare una necessità fisiologica (perlopiù dei maschi) in cambio di prebende e denaro. Certo la prostituzione è una consuetudine antica, ma non così antica come si vorrebbe far credere....

 
Infatti è solo con l’affermarsi del patriarcato, circa cinquemila anni fa, e con la pratica del "matrimonio" che nacque nella società l’uso di "pagare" la donna. Il matrimonio stesso è una forma di accaparramento della donna, all’inizio per ottenere da lei qualche prole e successivamente per semplice sfogo sessuale. Ancora oggi in alcune civiltà asiatiche, in cui ancora si manifestano tracce del primo modello patriarcale, esistono i cosiddetti "matrimoni a tempo", eufemismo per garantirsi i favori di una donna per un breve periodo....

 
In occidente con l’avvento del cristianesimo, che ha sancito il matrimonio come vincolo indissolubile e sacramentale, è andata vieppiù affermandosi l’esigenza della prostituzione. Insomma si può tranquillamente affermare che la prostituzione è una diretta conseguenza del vincolo matrimoniale.

 
Durante i periodi storici moralistici e fino alla legge Merlin in Italia il "turpe commercio" era stata regolato nelle così dette "case chiuse", ovvero si erano tolte le prostitute dalla strada per evitare adescamenti scandalosi in periodi in cui i "colletti duri" nella società dettavano legge ma è stato solo un ipocrita sotterfugio. Oggigiorno con la liberalizzazione dei costumi (sarebbe meglio dire con la perdita della decenza) la prostituzione vagante, come pure quella domiciliare, telefonica, telematica ed in ogni altra forma possibile ed immaginabile, è diventata la norma nel rapporto fra i sessi. Non c’è più confine fra chi si prostituisce istituzionalmente, part time, a tempo pieno, su internet, nei pub, nella via, in famiglia, in vacanza, al cesso, che sia maschio o femmina non importa, chiunque in questa società è dedito alla prostituzione.... questa è la triste verità.... Ed il risultato è solo una maggiore alienazione ed un gran senso di solitudine.....

 
Trovo perciò assurda ogni pretesa dei governi di "regolamentare la prostituzione" quando nei fatti lo scopo è solo quello di reperire nuove fonti di entrata per l’erario e non per sanare i mali correnti dell’ipocrisia..... perbenista. Allora, se proprio si vuole affrontare il problema, in primis, evitiamo il vincolo matrimoniale che - come abbiamo visto- è la causa prima di questo scollamento sociale e della perdita di spontaneità e dignità nei rapporti fra uomo e donna. Tra l’altro non c’è nemmeno più la scusa che il matrimonio serva per proteggere i figli "che son curati e educati dalle madri che stanno in casa a far le casalinghe", lo sappiamo tutti che quella della casalinga è una categoria in estinzione. Tutte le donne infatti se vogliono campare debbono sbattersi a cercare un lavoro, come i loro uomini, oppure.... prostituirsi..

 
Togliendo l'obbligo istituzionale e religioso della famiglia tradizionale, composta di marito e moglie, e recuperando una morale interpersonale di spiritualità laica, si possono facilmente ricreare soluzione fantasiose, le cosiddette famiglie aperte o "piccoli clan", che di fatto stanno già nascendo più o meno di straforo e senza alcun riconoscimento ufficiale (il massimo al quale si è arrivati ma sempre in termini "monogamici" è l’unione fra 2 persone dello stesso genere). L’idea della famiglia allargata, con più femmine e maschi assieme od in  altra combinazione prediletta,  è l’unica speranza per risollevare le sorti della solidarietà e cooperazione fra cittadini, giovani e vecchi, che oggi non trovano una dimensione umana e culturale a loro consona. Si può definire "ecologia sociale", una sezione dell’ecologia profonda. Tante persone mi telefonano e mi chiedono: "dov’è che c’è una comune od un eco-villaggio in cui potrei andare a vivere?", questo è già un segnale che la famiglia allargata sta entrando nella mentalità sociale corrente. Solo che uno vorrebbe trovare la pappa fatta, ovvero la comune idilliaca già bell’è pronta e collaudata, invece per un risultato "ad personam" occorre rimettersi in gioco e soprattutto smetterla con i criteri speculativi del "do ut des" e del cercare gli stessi "conforts" della società consumista pure nelle nuove aggregazioni.

 
Basterebbe questo ad interrompere il processo "prostitutivo" maschile e femminile? Forse... se accompagnato da sincerità e pulizia di cuore e di mente. Sicuramente spariglierebbe le carte e farebbe nascere nuovi esempi di sanità pansessuale nella società umana.

 
Paolo D’Arpini


18 ottobre 2011

Ecologia sociale e moti di piazza

Le conseguenze prevedibili dopo i fatti di Roma del 15 ottobre 2011

Le conseguenze non si sono fatte attendere… avevo previsto che con la scusa dei tafferugli di Roma i nostri governanti avrebbero stretto il cappio attorno al collo del popolo innocente.. ed ecco che puntualmente succede. E la stretta è bipartisan.. alla proposta di Di Pietro, ex poliziotto passato alla magistratura ed infine alla politica, di ripristinare il fermo di polizia e l’arresto differito, immediatamente il governo, che non aspettava altro, dice subito di sì. Magari con piccoli ritocchi peggiorativi. La legge Reale di trista memoria viene riproposta esattamente nella stessa situazione che lo stato ha inteso ricreare, come negli anni ‘70 ai tempi di Aldo Moro. Insomma quando serve di tirare il collo al pollo subito appare un volpacchiotto in lontananza e il pollivendolo ne approfitta, prima che il volatile finisca nelle fauci della bestia, per rendere giustizia sommaria al volatile, mettendo il cadavere spennato sul bancone, in vendita!

Non voglio ricordare tutti i retroscena torbidi dei fatti avvenuti ai tempi di Moro, lo stesso Cossiga, picconatore iconoclasta delle istituzioni, ce ne rese edotti apertamente e con sottintesi.. tutti ormai sappiamo chi furono i veri autori del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro e quali le ragioni segrete.. e quali i risultati.

Ed ora approfittando della protesta internazionale, degli indignados, della gente per bene che non ne più più di questo andazzo socioeconomico, i poteri forti soffiano sul fuoco, pompano la protesta in modi astuti, osservano compiaciuti gli atti di violenza ed ora da tutti i pulpiti, compreso quello papalino (con la scusa della statuetta di gesso infranta), inneggiano alla restrizione delle libertà personali.

I black bloc hanno fatto un buon lavoro.. i loro padroni sono contenti… Non sono volpi ma cani ben addestrati…

Voglio comunque inserire in questa nota alcuni pareri “altri” da varie fonti.

Scrive Vincenzo Mannello: “..attendevo riscontri a quanto avevo già scritto sui disordini di Roma il 15 scorso. Apparentemente sono quelli che immaginavo. Scrivo “apparentemente” perché, in materia, non si può mai essere certi della verità. A mio parere, quanto accade in queste occasioni, specie quando vi sono centinaia di migliaia di manifestanti in gran parte pacifici, è, per modalità di preparazione e svolgimento, “identificabile” per la attribuzione. Ogni gruppo, gruppuscolo, più o meno numeroso, ha un “modus operandi” che deriva dalla propria storia, recente o passata. Sono “regole” costanti nel tempo che hanno trovato un adeguamento con l’uso delle nuove tecnologie, internet, social forum, sms od altro. Ma le linee base restano sempre quelle: organizzazione in un mare di gente “disorganizzata”; un minimo di “coraggio” proporzionato alla capacità di risposta delle forze di polizia; una percezione esatta degli ordini “politici” impartiti alle stesse; una “copertura” politica, organizzativa, legale alle azioni violente poste in essere; una assistenza “sanitaria” per eventuali feriti che non devono finire in ospedale . C’è pure altro ma quanto sopra credo basti per “rendere l’idea”. Cosa sto cercando di chiarire? Che, anche se sicuramente tra gli “indignados” erano presenti una gran maggioranza di persone “pacifiche”, un numero di queste costituiva “il mare” ideologico (si, proprio il tanto vituperato termine), pre-organizzativo (vedi le migliaia di bandiere rosse e quali esponenti politici erano presenti) nel quale i “pesciolini neri” hanno potuto nuotare indisturbati. E per certi ambienti “è solo l’inizio”. Ecco spiegato pure perché, nel limite delle mie modestissime possibilità, ho tentato di spiegare “al colto ed all’inclita” che la etichetta , stantia , di “fascisti e nazisti” data dagli stessi ai cattivi, oltre ad essere fuorviante, costituisce la riproposizione di quanto accaduto negli anni ‘70… Così, quando fatalmente prima o dopo ci scapperà il morto, torneremo indietro di fatto agli “anni di piombo”. Non che non possano esistere “manovre di regime” dietro questi fatti. Ma non dimentichiamo che, per la parte dell’ambiente fascista non rinnegata e venduta, il regime è la stessa partitocrazia resistenziale insita nella repubblica. Quindi, per me e tantissimi altri, parte dal primo
dei deputati della destra e termina con l’ultimo degli appartenenti alla sinistra antagonista anarco-comunista….”

Scrive Anthony Ceresa: “Le condizioni disastrate del nostro paese hanno creato uno scambio sempre più acceso di accuse incrociate fra a diversi Partiti Politici, i Media patologicamente affetti dalle infinite filosofie Politiche di interessi personali, il popolo degli affaristi che attendono che lo Stato Finanzia i Finanziatori con i soldi sottratti ai lavoratori e per ultimo la grande massa del popolo bue, cioè i lavoratori che devono sopportare le decisioni spesso ingiuste e fortemente contrastate che provengono dal Potere, con la solenne libertà di non aprire bocca e soprattutto di controllare i propri istinti furiosi. Il nostro ben amato Presidente della Repubblica salta da una città all’altra, usando tutta la saggezza dovuta all’esperienza di anni di partecipazione al Governo, per dimostrare la sua presenza e partecipazione alle sofferenze del paese, sostenendo che l’Italia è una sola, soltanto a tavola e al 27 di ogni mese ci separiamo.
Dicono che il coraggio è barbaro e gli interessi fanno i nemici, in Italia invece tutti i partiti Politici si alternano alle poltrone, mantenendo il sistema. Ma come hanno fatto a non accorgersi per tempo che nel buco c’era uno squarcio immenso vecchio di anni, che dilapidava le risorse del paese? Molti hanno costruito la risposta e sostengono che il debito pubblico e stato generato dal Bunga Bunga Nazionale esistito da sempre, di cui tutti gli Italiani hanno partecipato.
Soltanto adesso mi accorgo di quanto è astuto in Politica il Berlusca.
Se facciamo caso, aprendo un qualsiasi giornale o un Canale televisivo, notiamo sempre te stesse facce, alcune falsamente sorridenti, altre adombrate colme di veleno.
Sono cinquantacinque che si alternano con scritti o con la parola, per convincere la plebe che questo è il sistema, basta seguirlo con attenzione per non cascare nei vari tranelli creati per battere cassa.
Un tale si era fatto strada con “Yes we can” un altro con Roma ladrona un terzo con “toglierò tutte le tasse” un quarto “diventerete tutti direttori”, la DC per ritornare all’orizzonte, “concederà una indulgenza plenaria” e via di seguito, circondati da un branco di seguaci con la bocca sempre aperta per ingoiare con entusiasmo le belle parole che saziano senza mangiare.
Sono cinquantacinque, rimunerati oltre le effettive capacità, di cui fanno parte scribacchini, psicologi, filosofi, politici, mercenari della penna e della TV, che guidano il pensiero distorto della realtà.
Fanno processi Mediatici, condannano e assolvono persone indagate dalla Legge e trascinano le masse con astuzia per attrarre gli ascolti, guadagnare soldi, spesso distruggendo la reputazione delle persone.
Come è cambiata la realtà di quell’Italia di una volta, formata da onesti condottieri, stimati letterati, artisti e studiosi, intenti a costruire una Nazione con meriti per il benessere generale, per gli Italiani del Futuro.
Spesso mi viene in mente una poesia di Giovanni Pascoli (1855/1912) per la sua sensibilità verso tutti gli esseri del creato.
“RITORNAVA UNA RONDINE AL TETTO
L´UCCISERO! CADDE TRA SPINE
ELLA AVEVA NEL BECCO UN INSETTO
LA CENA DE SUOI RONDININI
ORA E´ LA´ COME IN CROCE
CHE TENDE QUEL VERME
A CIELO LONTANO E IL
SUO NIDO E’ NELL´OMBRA
CHE ATTENDE”
Milioni di Italiani tornano alla fine di ogni giorno al loro nido, molti non hanno le cure e neanche la cena per i loro rondinini.
Le statistiche non parlano, ma su circa sessanta milioni di Italiani, 10 milioni o poco più fanno parte dei privilegi della Kasta dei super pagati,
10 milioni sono i benestanti che comunque vadano le cose hanno di cui vivere comodamente, 40 milioni gli indignados di cui 30 milioni di incazzados, desiderosi di spaccare tutti e tutto per ricostruire un Paese sopraffatto dalla vergogna.
I fatti di Genova, Milano, Napoli, Roma, a mio parere sono soltanto una colazione leggera di una realtà camuffata, soffocata dai mezzi di informazione che fanno capo a quelle stesse persone, i famosi cinquantacinque venditori di fumo.
Piuttosto di creare Ministeri della Guerra, Ministeri di Fannulloni, Ministeri senza utilità, Organizzazioni e Istituzioni Mafiose ben distribuite sull’intero territorio per battere cassa, servirebbe uno, uno solo, un Ministero che si occupi dei Diritti Umani, per raffreddare gli animi dei 40 milioni di indignados di cui 30 milioni di terribilmente incazzados”

Scrive Paolo Bertagnoli: “…io a Roma non c’ero. A 72 anni non me la sento più di venire da Bolzano a Roma per manifestare anche se condivido le richieste degli indignati. Purtroppo sono anch’io convinto che i vari black bloc siano “emanazione delle forze dell’ordine”: ma vi siete accorti che i poliziotti non sono intervenuti quando sono “entrati” nel corteo? E, a sentire i media, quando lo hanno fatto hanno arrestato alcuni minorenni; che i minorenni sappiano usare bombe carta, molotov ed altro me lo devono dimostrare non solo dire, ma che, mi prendono proprio per fesso?”

Scrive Alberto Cacopardo: “…non foderiamoci ancora gli occhi di prosciutto: forse la polizia ha aggiunto qualche provocatore, forse non si è curata tanto di impedire i danni, ma quello che è certo è che dentro il movimento ci sono diverse componenti che coltivano la mentalità sfascista della rabbia, del conflitto disperato e della violenza queste componenti sono molto dannose e invece di fingere che non esistano, bisognerebbe piuttosto preoccuparsi di convertirle alla via nonviolenta, che è larghissimamente maggioritaria, o comunque di impedirgli di nuocere, come fu fatto con grande successo in occasione del Social Forum Europeo di Firenze.
questo movimento è troppo importante: non possiamo permettere che si vanifichi per colpa della cecità e della scarsa intelligenza di alcuni. P.S. A sedici anni sapevo benissimo come si fa una molotov, e sapevo già allora perché non è il caso di farne: dopo 43 anni, non ho cambiato idea, quelli che le facevano sì…”

Scrive Luana De Rossi: “Faccio parte di quelle persone che usano corpo e mente contemporaneamente in modo che tutte le cellule compongono positività per il resto che vivono e incontrano.
NE BLACK NE BLOCK – ho vissuto personalmente il problema di tutto il mondo , sul come CONTESTARE una manovra economica organizzata dal POTERE contro il POPOLO e mai contro i ricchi. Queste esperienze, se non le risolvi, si vivono sulla propria pelle e sono onda che arriva ad altre generazioni, sputi in faccia alla felicita’ dei presenti e di coloro che devono ancora nascere se mai nasceranno. Quindi per questi motivi e tanti altri politici, sono contenta che il mondo si è organizzato contro un GENOCIDIO di massa silenzioso e invisibile innescato dalle BANCHE, e lascio e difendo e partecipo al diritto di esprimersi spontaneamente.
Quindi NE BLACK NE BLOCK perché QUESTI hanno distrutto la più importante MANIFESTAZIONE ITALIANA… in un momento delicatissimo, quando invece internazionalmente si era detto altro per ottenere oltre.
NE BLACK NE BLOCK – perché una volta raggiunta UNA MANIFESTAZIONE QUALSIASI MANIFESTAZIONE contro l’ingiusto potere, mi guardo intorno…e in questa c’erano poliziotti in borghese senza protezione antisommossa, con scarpette da tennis e jeans rapidi ad infiltrarsi … e non voglio lanciar palla, per un PERDENTE INCONTRO, semmai muovo la comunicazione, avverto per la difesa del punto che ha riunito tanta umanità Ad esprimere UMANITA’.
DOPO QUESTA CAZZATA – NE BLACK NE BLOCK perché oggi e per mesi e mesi si parlerà di altro come POTERE voleva, dei danni dei sanpietrini del fuoco degli accendini di tutto… MENO CHE …di come ci annientano economicamente e quotidianamente.
NE BLACK NE BLOCK perché sapevo che questa manifestazione italiana era stata organizzata attraverso il TAM TAM, il passa parola, la rete, e mancava quindi di servizio d’ordine”

Vi lascio a rifletterci sopra…

Paolo D’Arpini



 

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