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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
28 maggio 2011

Bioregionalismo applicato al corpo umano

 

Come mantenersi in buona salute senza ricorrere alle medicine....

Cesto di frutta e verdura esposto alla Tavola Rotonda del 7 maggio 2011 al Comune di Treia su:
"Cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, spiritualità ed arte della natura"


«Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi... perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.»
(Dalai Lama)

Frutta e verdura, antiossidanti e radicali liberi

Le reazioni ossidative innescate dai processi metabolici, indispensabili per la vita, lasciano dei residui, degli scarti, chiamati radicali liberi. Ogni giorno se ne producono moltissimi e anche se durano poco tempo riescono ad influire sulle funzioni organiche dell’organismo. Sono dei frammenti di molecole altamente reattive con uno o più elettroni spaiati.

A causa di tale squilibrio i radicali liberi causano nell’organismo reazioni a catena. Gli effetti possono essere: alterazione del DNA cellulare, invecchiamento precoce, abbassamento delle difese immunitarie, disposizione a malattie come L’Alzheimer e il Parkinson, patologie cardiovascolari, tumori, artrite reumatoide; possono favorire lo sviluppo del diabete, la sclerosi laterale atrofica, l’ansia, la depressione, il calo di energia, interferire nella capacità di concentrazione, nel sonno, a livello sessuale, perdita di capelli e imbiancamento precoce degli stessi, formazione di rughe e macchie sulla pelle.

Lo stress ossidativo, può essere misurato con un esame ematico che valuta il livello di antiossidanti, enzimi e acidi grassi polinsaturi, essenziali per la salute delle cellule. I fattori scatenanti possono essere: farmaci, droghe, fumo, alcol, inquinamento, raggi UV, campi elettromagnetici, microonde, malattie infettive, vaccini, depressione, ansia, stress cronico, dieta scorretta, disturbi alimentari ecc.

Gli enzimi antiossidanti della frutta e delle verdura (come il glutatione, la melatonina, la catalasi) sono in grado di arginare i danni prodotti dai radicali liberi. Al contrario un eccesso di grassi animali, compresi i pesci grassi, favoriscono il processo ossidativo. Ma non bisogna eccedere neppure con gli oli vegetali e con la frutta secca, perché gli oli per loro natura tendono ad alterarsi, ad irrancidire anche nel nostro organismo formando radicali liberi. E anche se la presenza di vitamina E è una valida protezione, meglio non superare gli eccessi. Le dosi ideali quotidiane possono essere: 4-5 noci al giorno, mandorle, pinoli e simili; 4-5 cucchiai di olio extravergine possibilmente a crudo (la frittura genera radicali liberi); 2 cucchiaini di semi di lino appena macinati.

Da non trascurare gli eccessi calorici: maggiore è la produzione di calorie più ossigeno si brucia, più si formano i radicali liberi. La cottura a fuoco alto o a tempo prolungato tende a distruggere gli antiossidanti benefici della frutta e della verdura.


24 marzo 2011

Bioregionalismo ed ecologia olfattiva

 

Alitosi, puzze e sudorazioni?  Tutto si risolve  con l'alimentazione bioregionale... che non ti fa star male!



Odori corporali  - Come il bioregionalismo  può  aiutarci  a non puzzare...

Ante scriptum
"Sto arrivando, non lavarti", scriveva Napoleone alla moglie prima di raggiungerla tra una battaglia e un'altra. Questione di gusti. Ma è vero che la storia dell'Uomo è sempre stata anche storia dei suoi odori, e dei profumi per nasconderli. Saggi e perfino romanzi non mancano, come "Storia sociale degli odori", di Alain Corbin, "Miasmi e umori" di Carlo Cipolla, o "Il profumo", romanzo del tedesco Patrick Süskind.

Si ha un bell’amare gli Antichi, ma a meno che non fossero appena usciti da una piscina (il che era frequente solo a Roma, vale a dire nella Repubblica o nell'Impero di Roma), puzzavano. E puzzavano molto. A proposito, non meraviglierà sapere che un famoso profumo del primo 900, ai tempi del Piacere di D’Annunzio e della cosiddetta Belle Epoque, tuttora in vendita, aveva grazie allo scuro patchouli e ad altre essenze, qualcosa del caratteristico, imbarazzante odore scuro di cadavere o feci. Probabilmente conteneva scatolo. Per confondere odore del corpo e profumi. Non meraviglia, perciò, che per coprire il puzzo del corpo umano, allora comune non solo tra i poveri, venissero usati odori pesanti, grevi, scuri, al limite del puzzo. Come tuttora accade in Oriente, appunto, dove le condizioni igieniche sono sempre incerte. Mentre oggi in un Occidente più pulito è naturale che si preferiscano profumi leggeri e acuti, "di testa", come agrumi, erbe e fiori leggeri.

Ma torniamo al periodo classico. Il sapone non esisteva: tutt’al più – e per molti era un evento – ci si massaggiava con olio e con cenere (ricca di potassa). I futuri componenti del sapone, insomma, erano messi insieme all’istante, sulla pelle. La poltiglia nera veniva raschiata via accuratamente con un curioso coltello a falce, lo strigile. Poi ci si asciugava con un panno. Ma pochi e di rado potevano permettersi questo drastico sgrassaggio naturale. Al popolo non restava che immergersi nelle acque fredde d’un torrente: e dopo poche ore la puzza tornava.

Eppure, anche le persone più sozze erano in grado di percepire chi puzzava, a loro dire, ancora più di loro: i forti mangiatori di aglio. "Puzzare come un rematore", si diceva a Roma. L’aglio era largamente consumato da operai, militari, sportivi, marinai vogatori e contadini. Perché, si sa e si sapeva, "dà vigore". Ad ogni modo, finita la grande e pulita civiltà romana, quando la Chiesa nei secoli bui proibì agli uomini e alle donne di frequentare le terme, e quindi rese loro difficile lavarsi, l’essere umano – anche se era un re – dovette convivere coi propri cattivi odori. I medici ignoranti sostenevano che lavarsi fa male? Ed ecco che la gente cominciò a cambiarsi – di rado – la camicia senza lavarsi. I profumi erano un lusso in più, che pochissimi potevano permettersi, per coprire i cattivi odori. Questo malcostume durò secoli, si può dire fino alla fine del 700. Il tardo ‘800 igienista e naturista, e ancor più il Novecento, vollero finalmente tornare alla pulizia degli antichi Romani, superandola con le nuove nozioni scientifiche: acqua, luce, sole, aria, corpo nudo, massaggi. Nacquero le stanze da bagno familiari, con vasche, docce, lavandini.

Sui profumi e gli odori del corpo, ecco un articolo dell’amico Paolo D’Arpini.

Nico Valerio


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Olezzi, profumi e puzze

"Fece un certo scalpore, qualche anno fa, soprattutto nel mondo dell’archeologia e della ricerca antropologica, la scoperta effettuata nell’isola di Creta di un vero e proprio laboratorio di profumeria, risalente al XXV secolo a.C. Questo rinvenimento dimostrò inequivocabilmente che una delle prime attività avviate dall’uomo fosse la produzione di aromi, deodoranti e profumi.

L’olfatto, si sa, è il primo senso che si è sviluppato negli esseri viventi. Attraverso l’olfatto, più che per mezzo degli altri sensi, gli animali sono in grado di riconoscere il mondo che li circonda, la loro vita è tutta una mappa di odori. Ovviamente è stato così anche per l’uomo, soprattutto fino all’avvento della società industriale che con i suoi forti olezzi ha tarpato ed ottenebrato la capacità olfattive dell’uomo.

L’olfatto si è insomma "addormentato" nella nostra specie, allo stesso modo in cui quando siamo sottoposti ad un rumore assordante e continuo tendiamo a cancellarlo dall’attenzione consapevole corrente.

Evidentemente la situazione olfattiva cominciava ad essere già alquanto drammatica se consideriamo la scoperta fatta a Creta, dove furono trovati residui attestanti la lavorazione in serie di varie erbe e fiori, cocci di calderoni, pollini, tracce di olio e di essenze già pronte. Ma perché proprio a Creta in mezzo al mare Egeo fu installato questo laboratorio? Probabilmente i commerci delle essenze profumate erano diretti a tutte le aree costiere del Mediterraneo, un po’ come avvenne per le famose ceramiche di Samo rinvenute in tutto il mondo allora conosciuto. La risposta del perché fosse così importante la fornitura di profumi in un’area marinara può venire oggi dalla moderna ricerca sull’interazione fra cibo ed olezzi corporali.

L’ebbrezza che si prova annusando una folata d’aria impregnata di resina o di sandalo, l’odore forte del muschio, della mirra o dell’incenso che brucia è un’emozione antica che ha eccitato la fantasia di milioni di persone. Anche deodorare il corpo dalle esalazioni indesiderate è un’usanza antichissima, che veniva praticata non solo per i cadaveri, imbalsamati e resi più "gradevoli" all’olfatto con oli essenziali prima di essere inumati o cremati, ma anche per i "viventi" di questo mondo e soprattutto per coloro che svolgevano attività di carattere sociale: i sacerdoti, i governanti, le cortigiane, etc.

Recentemente alcuni esteti e psicologi stanno cercando di rivalutare l’odore naturale dell’uomo ("naturale" intendi bene..), definendolo un termometro della psiche in grado di rivelare parecchi messaggi interiori. Difatti l’effusione è il primo messaggio, come abbiamo già detto, che ci comunica sia lo stato di salute fisica sia la condizione mentale in cui ci si trova. Ciò è vero anche per i cosiddetti "richiami sessuali" che vengono coscientemente od inconsciamente percepiti e che condizionano le nostre scelte amorose…. E questo anche nella produzione del testosterone e del mestruo, odori che purtroppo oggi vengono considerati "puzza" e si tenta di debellarli in ogni modo.

Nell’antichità uno dei "deodoranti" naturali (utilizzato ancora oggi dagli aborigeni e dai naturisti) è l’argilla, di cui tutto il corpo viene cosparso per l’assorbimento delle esalazioni fisiologiche, l’argilla ha anche un’alta funzione detergente, difatti cospargendo il corpo di terra argillosa, ed aspettando qualche tempo prima di risciacquarsi, aiuta il corpo a liberarsi dalle scorie accumulate responsabili della cattiva traspirazione epidermica. Ma usare la creta od altri impiastri di erbe e fiori per cancellare l’inaccettabile "fetore" serve a poco quando ci si mette di mezzo la genetica…..

Ma - dico io - l’uomo è soprattutto ciò di cui si nutre, ecco la verità! E le sue feci, le sue urine, il suo sudore testimoniano ciò. Questa è stata anche la mia esperienza personale, ad esempio le feci di animali erbivori non sono mai fetide, la cacca di cavallo, mucca, capra, pecora, etc. sia fresca che disseccata non emana mai cattivo odore mentre le deiezioni di cani, gatti ed altri carnivori è risaputo che puzzano tremendamente. Ciò vale anche per l’homo sapiens, a seconda del suo metodo alimentare le "emanazioni" assumono il corrispondente odore. La chiave alimentare, secondo me, è l’unica a poter risolvere anche l’accumulo di "malformazioni genetiche che - affermano i genetisti inglesi - sono la causa del malfunzionamento traspirativi, dovuto alla non espulsione di certe tossine per vie ordinarie che poi il corpo in qualche modo elimina come può attraverso la traspirazione".

I risultati li conosciamo bene!

"Il deodorante non basta più – affermano i genetisti - quando ci si mettono di mezzo i geni…." - Lo rivela un gruppo di scienziati inglesi del St. Mary Hospital - "La sostanza incriminata è la trimetilamina un sottoprodotto della digestione che odora di pesce marcio o di carne putrida….".

È quindi la trimetilamina la responsabile dei tremendi complessi d’inferiorità che affliggono parecchi esseri umani? C’è però da considerare che, nelle analisi di laboratorio effettuate nel centro d’igiene inglese, il prof. Robert Smith che guida le ricerche sul gene della "puzza" ha riscontrato che la maggior parte degli esaminati, 176 persone, odoravano per semplice mancanza d’igiene mentre solo 11 erano affetti dalla sindrome da trimetilamina.

"A questo punto – ha concluso lo stesso Smith – in attesa di poter compiere un intervento genetico risolutore, al momento troppo aldilà della nostra scienza, basterà eliminare quei cibi che nella digestione produco più trimetilamina, cioè: pesci, carni molli, frattaglie, interiora, etc."

Ecco quindi che anche la genetica viene in aiuto alla dietetica vegetariana e ci spiega (forse) come mai a Creta, un’isola impegnata in commerci marittimi, fosse sorto quel primo laboratorio di profumeria…. Con tutto il pesce che si mangiavano i nostri padri mediterranei (basta ricordare il garum, la famosa salsa tuttofare di Greci e Romani, ottenuta dalla macerazione sotto sale del pesce) figuriamoci come sentissero la necessità di depurarsi dalla puzza….

Indirettamente il consiglio del prof. Smith va incontro alla mia tesi. Perciò i mangiatori di carne son avvisati. A loro servirà poco gonfiare le saccocce dei vari profumieri, mentre sarebbe sufficiente cambiar dieta alimentare, consumando esclusivamente alimenti consoni all'ecologia umana, ovvero tutto ciò che cresce nella propria bioregione di appartenenza e che giunge a maturazione nella dovuta stagione. Infatti allorchè si rispetta la propria natura (noi umani siamo frugivori) ogni problema di salute è risolto...


Paolo D'Arpini




www.circolovegetarianocalcata.it/


15 novembre 2010

Ecologia sociale ed umana..

Senso di alienazione dalla comunità nella società contemporanea e ricerca di un nuovo modello in chiave di ecologia profonda e spiritualità laica
 
 
“Riuscita non significa avere successo.. vuol dire soltanto che non ci si sente più travolti dal successo o dall'insuccesso” (Saul Arpino)
 
"La spiritualità laica che noi ricerchiamo nella Natura non è basata sul biascicamento di litanie e preghiere, ma nella coltivazione della generosità dell’abnegazione, dell’entusiasmo, del disinteresse… tutto quello che fa uscire l’uomo dalla prigione degli istinti..." (Giorgio Vitali)
 
“A quattro zampe, si supera tutto…. Basta mettercisi e riscoprire le perle di saggezza sull’inesistenza delle "razze" nel popolo umano. Ah! dannata storia fatta dai vincitori! Dannati Poemi Epici su commissione, giustificatori di false etnie!" (Matteo Micci) 
 

Il culto degli antenati in molte delle civiltà antiche è stato il fattore coagulante per la conservazione del senso di comunità. In Cina, ad esempio, era assurto quasi a religione, infatti il confucianesimo non è altro che un sistema morale basato sul rispetto delle norme “gerarchiche” di padre/figlio – sovrano/suddito. In qualche modo questo sistema, che garantisce un ruolo alle generazioni della comunità, ha assicurato in oriente come in occidente, una crescita ordinata e rigorosamente etica della società, pur con le pecche di inevitabili eccessi, esso ha mantenuto quel processo solidaristico nato nei clan matristici anteriori, e successivamente trasmesso al patriarcato.
 
Questa concezione è andato avanti senza grandi sovvertimenti sino all’inizio del secolo scorso momento in cui si è avviata una “rivoluzione di sistema”, una rivoluzione apparentemente incruenta e non specificatamente voluta, ma il risultato è un repentino mutamento d’indirizzo e la sortita dei modelli utilitaristici ed esclusivi.
 
Coincide con l’inizio dell’era industriale e dell’economia di mercato e con la comparsa dei grossi insediamenti urbani, le metropoli., che già avevamo visto l’abbozzarsi nel modello imperiale di Roma poi ripreso negli Stati Uniti d’America.
 
La scintilla del moderno paradigma sociale ed economico -secondo me- è una diretta conseguenza della grande crisi del 1929 che da una parte costrinse migliaia di famiglie all’urbanizzazione forzata ed all’abbandono del criterio piccolo-comunitario e all’adozione di modelli sociali strumentali. Una nuova programmazione sociale ed economica basata sulla capacità collettiva di produzione e sul consumo di beni superficiali (coincide con la nascita della Coca Cola, delle sigarette, delle fibre sintetiche, della diffusione di automobili ed altri macchinari). Come ripeto questo modello non fu specificatamente perseguito ma l’inevitabile conseguenza di una accettazione di gestione produttiva “finalizzata” -da parte degli individui operativi- e la demandazione agli organi amministrativi delle funzioni solidali e sociali.
 
Questo procedimento trovò la sua affermazione anche in Europa a cominciare dagli anni ‘50 (malgrado le prove generali dei primi del secolo in Inghilterra) e pian piano si espanse al resto del mondo occidentalizzato, meno che in sacche di necessaria “arretratezza” che oggi definiamo “terzo o quarto mondo”. Ma questo terzo o quarto mondo sta anch’esso pian piano assumendo il modello utilitaristico ed il risultato è il totale scollamento familiare e sociale con l’interruzione dell’agricoltura ed artigianato e venuta in luce di schegge impazzite di società aliena a se stessa. Avviene nelle cosiddette megalopoli di venti o trenta milioni di abitanti, con annesse baraccopoli e periferie senza fine. La solidarietà interna delle piccole comunità è morta mentre si son venute a stratificare categorie sociali che hanno poco o nulla da condividere con “l’umanità”.
 
Nelle grandi città industrializzate e consumiste da una parte c’è la classe dei produttori “attivi” e dall’altra quella dei cittadini “passivi”, ovvero i bambini e gli anziani. Lasciamo per il momento in sospeso la discussione degli attori in primis, i cosiddetti produttori ed operatori, e vediamo cosa sta avvenendo nelle categorie passive, degli usufruitori inermi od assistiti.
 
I bambini sono forse i più penalizzati giacché verso di loro è rivolto il maggior interesse redditizio e di sviluppo, sono i “privilegiati” delle nuove formule di ricerca di mercato ed allo stesso tempo abbandonati a se stessi, in seguito alla totale mancanza di solidarietà interna in ambito familiare e sociale. Con poche prospettive reali di crescita evolutiva in intelligenza ed interessi futuri, i bambini si preparano ad essere la “bomba” della perdita finale di collegamento alla realtà organico-psicologica tra uomo natura ambiente. Già in essi assistiamo alla quasi totale incapacità di relazionarsi con una realtà sociale e materiale, sostituita da una “realtà virtuale e teorica”.
 
Ora finché le generazioni che son nate dagli anni ‘50 sino al massimo degli anni ‘80 sono in grado di reggere il colpo della produzione utilitaristica questa massa di “imberbi passivi” può ancora mantenere una ragione almeno consumistica, dopodiché la capacità di sopravvivenza si arresta ineluttabilmente, assieme al volume operativo dei genitori…..
 
L’altra categoria, passiva per eccellenza, è quella degli anziani ed invalidi, i pensionati, che sopravvivono senza speranza già sin d’ora, preda di violenze sempre più diffuse, di furti e truffe e di strumentalizzazioni della loro condizione vittimale (perseguita da enti ed associazioni che sorgono per “proteggerli” dagli abusi….). Nella società solidaristica antecedente gli anziani avevano una precisa ragione sociale nella trasmissione della cultura e delle esperienze necessarie alla vita, convivendo in ambiti familiari in cui non c’era separazione fra bambini, giovani e vecchi. Ora gli anziani son d’impiccio e finché possono arrangiarsi da soli, bene, poi diventano oggetto di mercato per gli assistenti sociali, per gli ospizi e per colf spesso senza scrupoli o finti operatori assistenziali che mungono alle loro misere pensioni, inoltre -recentemente- son sempre più vittime di “enti morali” fasulli e ladri. E questo perché gli anziani non hanno più posto né tutela nella società.
 
Ma, qui vorrei porre un punto interrogativo, come faranno i quarantenni di oggi a garantirsi la sopravvivenza se la struttura sociale è così degradata? I quarantenni di oggi saranno ancor meno assistiti sia dalla società che dai loro stessi figli e -mi vien da dire- sarà proprio per questo inconsapevole sospetto che molti rifiutano di aver figli e si atteggiano ad eterni “ragazzi”. Oggi si è “giovani di belle speranze” sino a cinquant’anni (ed oltre) e poi improvvisamente si precipita nell’inferno dell’anzianità e dell’abbandono….. Insomma “finché ce la fai a barcamenarti con le tue forze bene e poi ciccia al culo!” Forse siamo ancora in tempo a prendere coscienza di ciò ed attuare una repentina inversione di marcia prima del precipizio…..
 
La soluzione -secondo me- sta nel superamento dei modelli consumistici e dello schema familiare di coppia moderna, in cui i rapporti sono solo utilitaristici, per ritrovare in una socialità allargata nuove espressioni per la solidarietà umana, contemporaneamente abbandonando l’ampliamento dei grandi agglomerati urbani e rinunciando ai parossismi culturali (musiche preconfezionate, televisioni, sport idioti, giochetti virtuali, etc) in modo da ricreare in noi lo stimolo primario della gioia di vita e la capacità creativa per produrre qualcosa che abbia lo spirito del necessario e del bello. Insomma si parla ancora di ecologia profonda e di spiritualità laica.
 
Paolo D’Arpini
 
...............
 
Altro articolo in inglese sullo stesso tema:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/03/29/deep-ecology-and-lay-spirituality-as-an-answer-to-the-evolution-of-our-urbanized-society-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica-come-risposta-evolutiva-per-la-nostra-societa-urbanizzata/



 

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