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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
18 giugno 2013

Avviso ai Naviganti per l'Incontro collettivo ecologista del 22 e 23 giugno 2013 a Vignola

Avviso ai Naviganti per l'Incontro collettivo ecologista del 22 e 23 giugno 2013 a Vignola

 
Sotto l'albero di gelso a Vignola

Certo! Ormai è sicuro che anche tu ci sarai (almeno lo speriamo).... Il 22 ed il 23 giugno a Vignola, durante l'incontro collettivo ecologista del solstizio estivo, faremo un esperimento di convivenza creativa. La situazione  che andremo a vivere è inserita in un contesto di piccola città di provincia, l'ideale dal punto di vista bioregionale. Vignola è famosa per le sue ciliege e noi staremo proprio in mezzo ad un campo di ciliege, nel terreno di Maria Miani, detta la Bifolca, che si trova  vicino alla piscina comunale in Via dei Gelsi (davanti alla casa c'è anche un bellissimo albero di gelso pieno di more mature),  in compagnia di una bella asinella, pony, galline, etc. 

L'esperimento che andremo a tentare comprende un simposio, lo spartirsi cibo e lavoro, il dialogo costruttivo, il gioco, la poesia la musica, il teatro, le cerimonie sacrali dell'estate, il fuoco notturno e le stelle... e l'amore e la gioia e la pazienza di stare assieme senza litigare sulle opinioni. 

Te la senti? Allora vieni... Sarà come stare in un'altra Calcata, senza i suoi abitanti finti sderenati. Non ci saranno bancarelle con le collanine ed i ciarpami pseudo artigianali  ma solo esposizione di eccellenze contadine, sementi antiche, piantine rare e comuni, fiori profumati di campo,  erbe e frutti... 

La festa inizia il sabato 22 giugno  2013 con una  Tavola Rotonda, sul tema "Bioregionalismo, Ecologia Profonda e Spiritualità Laica per la riscoperta dell'Identità Locale", si tiene  alla Sala Teatro Cantieri Cantelli. E' nel centro storico, se prendi una delle strade che partono dalla piazza di fronte alla chiesa dovresti arrivarci, la via della sala è Via Cantelli.  Lì saremo tutti un po' in fermento..... con accompagnamento di organetto e poesie lette dal pubblico ed interventi interessanti, a cominciare da quello dell'assessore all'ambiente di Vignola, continuando con quelli segnati in scaletta (vedi sotto link e locandina inclusa).  Ah, presenteremo anche il  nuovo libro "Riciclaggio della Memoria" (Ed. Tracce) sui temi predetti ed il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale.  

Terminati gli interventi ci si trasferisce nel terreno di Maria, per raccogliere iperico ed erbe profumate e  così preparare l'acqua  benedetta di San Giovanni (conducono due erboriste), dopo un rinfresco agricolo vegetariano ammannitoci dalle cambusiere di Agri.Bio, stiamo in cerchio davanti al fuoco al suono di un tamburo sciamanico, per una danza sacra con salto della fiamma (donne in gonna larga). Per finire esausti sdraiati a terra ad osservare il cielo stellato. 

La mattina del 23 giugno 2013, vigilia di San Giovanni, viene distribuita l'acqua benedetta e si comincia così un giro di condivisione di pareri e proposte e narrazione di esperienze sull'attuazione di un vivere armonico e pieno d'amore. A guidare  il cerchio ci penserà il bastone della parola abbellito da ramoscelli d'iperico. Il pranzo che ci aspetta sarà composto dal cibo vegetariano che ognuno avrà portato, assieme alle proprie stoviglie personali. Il forno a legna in creta cruda sarà acceso per scaldare le vivande. Subito dopo escursione al fiume Panaro per il battesimo di San Giovanni ed esperimento guidato di ecopsicologia, sotto gli alberi, al fresco.

Tornati al campo di Maria si terrà l'ultimo giro di condivisione con il bastone della parola e per finire in bellezza, verso le h. 18.30 (o forse anche 19), si svolge una recita con alcune attrici dilettanti, sul significato vero di "umiltà"...      

Per concludere la giornata gusteremo un buon rinfresco agricolo delle cambusiere Agri.Bio e al crepuscolo la banda popolare "Lanterna Magica" ci allieterà invitandoci a danzare nell'aia.

Baci, Caterina Regazzi  e Paolo D'Arpini
Rete Bioregionale Italiana



 

 
P.S. Per dormire ci si può accampare nel terreno di Maria con tenda propria oppure con sacco  a pelo nel centro yoga che abbiamo prenotato a Vignola - Segnalare la propria presenza: Cell. 333.6023090 - circolo.vegetariano@libero.it 

Per arrivare a Vignola con il treno, scendere alla stazione di Bologna e prendere un trenino locale che porta a Vignola. Le partenze per Vignola sono alquanto frequenti i giorni feriali a cominciare dalla mattina presto, uno ogni ora circa, sino agli ultimi delle  20.16 e 21.16.  Da Vignola a Bologna la domenica sera gli ultimi trenini locali sono alle 16.48  e alle 20.48  (durata del viaggio un'ora).

Chi venisse in macchina se arriva il sabato prima della tavola rotonda può recarsi al campo di Maria  oppure venire direttamente al Teatro Cantelli, noi ci saremo dalle 15.30 per sistemare la sala (vedi sopra indicazioni per raggiungerci).

La manifestazione si svolge con il patrocinio morale del Comune di Vignola (Mo)

Gruppo di lavoro della Biforlca di Vignola.jpg
Gruppo di lavoro alla Bifolca di Vignola

 

 
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Commento di Teodoro Margarita: "Sarò a Vignola, per il Solstizio d'estate. Sarò a Vignola, terra di ciliegie. Ci sarò con i miei semi e le mie parole. Invitato fin da gennaio dalla Rete bioregionale. Ci sarò e staremo accanto al fuoco della notte di San Giovanni, raccoglieremo l'iperico e le erbe che l'estate dona. Ci saremo e canteremo di una stagione piena. Ho canti e voce e saranno sufficienti ad allacciare relazioni, ho semi da lasciare in dono, piantine da mettere a dimora. L'utopia bioregionalista mi ha conquistato da un decennio e rivivrà. Spiritualità ed ecologia profonda in movimento. Vignola, rosse ciliegie, arrivo!  Ci saranno danze, alle donne è consigliata la gonna larga. Sarà una notte lunga. La festa dell'ecologia profonda: nulla a che spartire con le plasticate fighette. Ciascuno si porta le proprie pentole e si condividono i cibi, niente ciarpame Ikea, il letto sarà il prato e il soffitto il cielo."


5 giugno 2013

Cenere di topo per l'agricoltura biodinamica

Andar per topi morti in campagna per salvare l'agricoltura biodinamica

 

 

 


Scrive Teodoro Margarita: "Ho scritto all'Associazione per l'Agricoltura biodinamica e telefonato alla sua sede nazionale per esprimere tutta la mia solidarietà riguardo all'articolo pubblicato su Terra Nuova di giugno riguardo Rudolf Steiner e le pratiche da lui ideate per combattere topi ed altri animali dannosi nelle fattorie. Detta lettera, a firma "Società vegetariana" attacca duramente Steiner, di conseguenza l'intero movimento biodinamico che da lui, dalle sue riflessioni discende, dandogli del visionario e dello psicopatico. Tratta dell'uso della cenere di topo per tener lontani gli altri ratti dai depositi di cereali e simili.

Io sono papà di un alunno della Scuola Steineriana di Trecallo (CO), nonchè presidente di Civiltà Contadina, associazione per la salvaguardia della biodiversità rurale  italiana, "www.civiltacontadina.it" in questo momento, per motivi interni, sono dimissionario ma resto consigliere nel Direttivo.


Sono vegetariano da 31 anni. Non condivido affatto le esternazioni e le illazioni gravi espresse nell'articolo scritto dalla Società vegetariana sull'ultimo numero di Terra Nuova di giugno 2013, rivista che acquisto e con la quale collaboro dai primi anni '80.

Non ne condivido lo spirito, cattivo, malevolo, né la sostanza.
Io non sono pratico di trigoni e di nodi, la matematica e la geometria non mi hanno mai appassionato ma acquisto da diversi anni il Calendario di Maria Thun e mi trovo non bene ma benissimo. Mi sento in equilibrio e sento che le piante sono in equilibrio quando coltivo, semino, travaso, poto, seguendo  il Calendario. 
Mi trovo bene con i prodotti Demeter, trovo che sia fondato nei fatti. E da molti anni.
Da vegetariano convinto, detta "Società vegetariana" non mi rappresenta affatto, io non ci credo affatto che Steiner fosse un sadico quando suggeriva determinate pratiche per salvaguardare i raccolti: non dimentichiamo che se per  salvaguardare l'economia, dunque la vita, di una fattoria, occorre eliminare i topi, il sacrificio, consapevole, di un topo, è di gran lunga superiore allo spargere veleni e fetenzie chimiche.
Di gran lunga meglio la cenere delle lumache che cospargere il terreno di veleni. Non c'è piacere né gioia nell'uccidere un topo, se è necessario, si faccia, per la cura e l'amore che abbiamo verso il raccolto, il grano, si sa, lo mangiano anche i vegetariani.
Un abbraccio forte.

Teodoro Margarita
Custode di semi antichi da undici anni, insegnante.

 
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Mia risposta e consiglio:

Mi rendo conto che la salvezza dei raccolti è importantissima, come pure lo sarebbe l'affermazione di una agricoltura etica. 

In quanto bioregionalista e vegetariano ritengo che l'aiuto dato da alcuni animali  nella produzione del nostro cibo sia un aspetto evolutivo sia per gli animali che per gli umani. La simbiosi che si manifesta allevando senza sfruttamento alcune specie animali, che vengono in tal modo protette dall'uomo, in cambio di alcune collaborazioni utili, soprattutto in funzione della concimatura dei campi e dell'aiuto nell'aratura ed altre incombenze, può essere un buon modo per consentire all'animale ed all'uomo di poter vivere convenientemente assieme. Con ciò allacciando un sano rapporto karmico. Ad esempio nelle antiche società spirituali dell'India e della Cina un  rapporto etico con gli animali era raccomandato, abbiamo storie e storie buddhiste e zen e induiste con bufali, capre, pecore, mucche, asini, cavalli, etc. etc. L'importante è non sfruttare i fratelli animali come non sfrutteremmo indebitamente  altri uomini. Il lavoro agricolo è necessario per la sopravvivenza e se l'animale può ricevere vantaggi dalla convivenza con l'uomo non ci vedo nulla di male in una condivisione del lavoro. 

Ma vengo al punto "topi"... Essendo vissuto in campagna per moltissimi anni  so bene che i topi, come le talpe od altri roditori possono creare difficoltà al mantenimento dei raccolti ed alla loro conservazione. Certamente non ritengo utile una lotta chimica e probabilmente anche l'aiuto indiretto fornito da gufi, civette, felini selvatici, serpenti ed altri carnivori non è al momento attuale sufficiente per contenere una espansione che è in continuo aumento. Infatti i predatori naturali sono in costante diminuzione  mentre i topi ormai sono diventati la specie dominante sul pianeta terra. Le loro capacità di adattamento ne hanno fatto la famiglia che sarà in grado di sostituirsi all'uomo in un prossimo futuro. Il topo apprende e sopravvive meglio dell'uomo e si propaga all'inverosimile. Soprattutto in città e nelle aree suburbane ove trova cibo abbondantissimo e condizioni ottimali per la sua espansione.  

Basti pensare che una grande città con magari 10 milioni di abitanti umani ospita centinaia di milioni di roditori, se non un miliardo, e questo è dovuto alla grandissima quantità di cibo reperibile (avanzi del sistema consumista e degli sprechi). 

Il mio consiglio per salvare capra e cavoli e quello di invitare gli animalisti di città a farsi parte attiva nella ricerca di cadaveri di roditori  facilmente reperibili sia nelle strade che nelle cloache cittadine. Oppure, siccome spesso vengono effettuate delle  de-rattizzazioni, sarà opportuno chiedere alle municipalità di conservare le carogne per  ricavarne cenere da spargere nei campi e salvaguardare così  i raccolti del nostro grano, con il metodo suggerito da Steiner, senza ricorrere a veleni nocivi né ad uccisioni finalizzate.  

Paolo D'Arpini - Circolo Vegetariano VV.TT.


1 maggio 2013

Erba contadina

http://retedellereti.blogspot.it/2013/05/biodiversita-in-erba-12-maggio-2013.html

Biodiversità in Erba - 12 maggio 2013

 


Presso la Sala civica ed il magnifico Parco seicentesco di villa Ceriani-Bressi in località Crevenna, in via Ugo Foscolo ad Erba (CO) si terrà domenica 12 maggio 2013 la XI edizione de "Biodiversità in Erba" Giornata della civiltà contadina. 

Dalle ore 10.00 del mattino alle 21.00 il gruppo locale di salvatori di semi di Civiltà Contadina, coordinamento Alta Brianza Vallassina "Lia Nardini" organizza la consueta giornata di libero scambio di sementi rurali e di piantine ortive ed aromatiche della nostra tradizione.

Quest'anno il programma prevede tre momenti strutturati.
Alle ore 11.00 sarà presentato il documentario "Quaderno di campagna"girato da Carlo Limonta, il regista sarà presente e ne parlerà con Teodoro Margarita, presidente di Civiltà Contadina.

Alle ore 12.00, Alice Pasin, architetto paesaggista, presenterà il Manuale per salvare i semi dell'orto e difendere la biodiversità, del quale è stata curatrice, coedizione di Civiltà Contadina, Macroedizioni e Terra Nuova editrice.
Alle ore 15.00 lo scrittore Sergio Introini ci parlerà di "Ben-essere, alimentazione e stiuli di vita."

Saranno con noi gli amici della Associazione Steineriana di Trecallo, Como, attendiamo il titolo della conferenza che ci proporranno.

 
La giornata sarà un momento conviviaile ormai collaudato tra i soci ed i visitatori, abbiamo il piacere di poterci considerare tra i pionieri di questi, per fortuna, sempre più diffusi in tutta Italia ,scambi di semi liberi. Ciascuno , da sempre, porta da mangiare e condivide con gli altri, la musica, rigorosamente acustica e dal vivo è a cura dei partecipanti.
Confidiamo nella partecipazione dei soci lombardi e di tutti quanti si riconoscano nella ricerca e salvaguardia della nostra biodiversità rurale.

Per Civiltà Contadina, gruppo locale, Alice Pasin e Teodoro Margarita.

Per info: 031 683431

 


6 aprile 2013

Riscaldamento domestico bioregionale

Teodoro Margarita: "Ode alla stufa, calda mia compagna di vita bioregionale"

 


La mia stufa è una stufetta Argo, italiana.

La mia stufa è una stufa usata, acquistata dai Trapeiros di Erba (CO), collegati con l'Abbè Pierre, raccolgono e vendono oggetti dismessi, col ricavato aiutano innumerevoli persone svantaggiate in Italia e nel mondo, l'ho pagata 50 euro.

La mia stufa brucia la legna delle potature del mio podere, le ramaglie del bosco, le potature che gli amici mi portano in dono, ogni sorta di legname non trattato o intossicato che posso trovare in giro tranne le conifere che danno problemi di deposito di essenze infiammabili nella canna fumaria.
La mia stufa riscalda l'acqua delle mie tisane, riscalda l'acqua per le mie minestre.

La mia stufa riscalda la mia casetta, la mia Cà dell'aria, vetusta casa colonica di inizio Novecento, qui, in cima a Cranno, esposta a tutti i venti ed al sole di sud ovest.
Questa stufa, il suo nocciolo caldissimo, le sue fiamme vive, regolabili, sono il cuore della casa, l'anima delle serate di lavoro, anche ora, che sto scrivendo, lo posso fare grazie ai suoi scoppiettii, al suo lavoro infaticabile.

Brucia legna che, viceversa, lasciata in giro, in estate potrebbe essere esca per incendi.

Meglio raccoglierla e adoperarla per dare calore a casa mia.
Brucia legna e la cenere torna all'orto, mescolata con sapienza agli scarti dell'organico e a letame e terriccio , contribuisce a migliorare la qualità e la struttura del terreno che coltivo.

Le sue emissioni inquinano, certo, ma quanto inquina in più il metano che si importa? Quanto inquina in infrastrutture costose, quanto inquina in sottrazione di risorse energetiche e risorse economiche?

Il metano non è una risorsa rinnovabile, dipende dal capriccio dei mercati mondiali, non solo, provoca effetti di subsidenza e laddove viene estratto in quantità enormi, anche microsismi.

La mia stufetta emette il filo di fumo che si vede, misurabile, rilevabile, subito, immediatamente.

Se si inventasse un dispositivo per annullare o limitare anche questo, se fosse un dispositivo non costruito con materiali inquinanti, lo adotterei.

Una stufa è una risposta ecologica, bioregionale, una risposta di sovranità energetica alle multinazionali dell'energia. Sottrarsi al mercato mondiale dell'energia equivale a tirarsi fuori dalle stragi in Siria, in Siria è stato scoperto il secondo più grande sistema di giacimenti petroliferi nella regione dopo l'Iraq.

Una stufetta alimentata a legname locale significa tirarsi fuori da molte cose.

La mia stufetta , col suo filo di fumo, non emette stronzio, nè cesio e nemmeno plutonio, la mia stufetta emette anidride carbonica, certamente, quella che rimane sotto forma di cenere io la immetto nella terra che la assorbe e rigenera sotto forma di humus, ci ricompongo il suolo.

Dalla mia stufetta, prima di coricarmi, gli ultimi ciocchi, sfrigolando, scoppiettando, mi mettono allegria, mi rassicurano e mi riscaldano. Questi suoni sono la buona notte quotidiana alle mie azioni.

Nessuna centrale mi saluta così, alla sera, prima di addormentarmi nei miei sogni di una terra più piccola, più umana, piena di boschi e persone che li coltivano, saggiamente, tagliando e ripiantando.

Nessuna centrale, dalle centrali, proprio dalle centrali, energetiche o di potere potrà mai venire all'Umanità mai nulla di buono. Dalle centrali, termoelettriche, a carbone, a gas, nucleari, ci viene solamente angoscia e dominio, ci viene solamente dolore. 

Teodoro Margarita


28 dicembre 2012

Bioregionalismo come terreno comune di sopravvivenza

Apologo della locomotiva impazzita.. che può salvarsi solo su un "binario morto"... bioregionale

 
C'era una volta il palo - Foto di Gustavo Piccinini


Il macchinista si accorse dell'ostacolo ma aveva solo tre minuti per
pensare a come evitarlo. Egli aveva le vite di migliaia di persone
nelle mani, aveva abbastanza tempo per pensare ma poco per comunicare,
allertare i superiori: tutta per lui la responsabilità dell'impatto
ela catastrofe.

Andava a tutta velocità, frenare di botto avrebbe significato
provocare altrettanti se non peggiori danni dell'andare addosso
all'ostacolo, ipotesi quindi scartata. Proseguire significava
ugualmente la fine, l'impatto avrebbe scaraventato il treno contro
l'ostacolo e provocato deragliamentio e morti.

Esisteva una possibilità di salvezza ma incerta e contro ogni
regolamento, una possibilità di salvezza non contemplata nei
regolamenti, non prevista in nessun protocollo. C'era ma aveva bisogno
dell'accordo dei suoi superiori, che gli aprissero lo spiraglio.

Il macchinista è persona intelligente, dotata di riflessi pronti,
calma, morigerata, un tecnico con un anima mobile, adatta a cogliere
le novità, flessibile, duttile e tuttavia amico del mestiere e
ascoltatore instancabile dei colleghi più anziani che ne sanno di più
anche di più di quanto non sia nei libri e nei manuali.

Il macchinista sapeva che, alla svolta successiva, c'era un binario
obsoleto, una vecchia linea provinciale, da trenini locali che ormai
non si usava più: La direzione aveva puntato tutto sui treni come
quello che stava guidando, superveloci e tagliato ogni corsa sui
regionali, locali, non più redditizi.

Ma quella linea c'era, non era mai stata smantellata, una linea a
bassa velocità, costruita molti decenni prima, abbandonata alle erbe
che vi crescevano copiose.

Ecco, si decise, chiamò i suoi superiori, chiese l'apertura dello
scambio su quella vecchia linea, era una possibilità, magari non
c'erano binari proprio puliti ma c'erano rotaie ancora praticabili,
lo scartamento essendo lo stesso.

Una possibilità di salvezza, piccola, ma immensamente superiore alle
altre, tirare dritto tirare il freno, all'improvviso.

Non vi racconto cosa decisero i superiori, non vi narro di come finì
questa corsa, non vi descrivo ancora di cosa passasse nella mente di
quel bravo macchinista. Questo è un apologo che parla di noi, del
nostro modo di vivere di adesso.

Stiamo precipitando il mondo verso l'abisso, ci stiamo andando a gambe
levate e con tutti i finestrini aperti, sul nostro Titanic si balla e
si canta e la moneta corrente ha ancora corso legale e l'economia,
vera madre di tutti i mostri, dall'inquinamento alla imbecillità di
massa, dallo scioglimento dei ghiacciai alla sparizione di foreste
immense, tutto quanto è pianificato a tavolino dagli insider traders,
dai brokers, dagli agenti di cambio, dai finanzieri di ogni risma.

Ogni cosa che può essere venduta, fatta oggetto di speculazione, dal
legname all'acqua, alla terra, alle risorse ittiche, il futuro
raccolto di riso e grano, proprio tutto è attentamente contabilizzato
e messo in gioco nel vorticoso scambio del libero mercato.

Mercato libero di "suicidarci" tutti, senza freni e senza nessuna
possibilità di marcia indietro.

Eppure, io credo che il nostro mondo sia quel treno in corsa e che
come quel treno abbia una possibilità non certa, non sicura ma una
possibilità ci sia.

Tirare dritto non è possibile, ci esauriremmo per mancanza di risorse,
in troppi a consumare e pure in maniera orrendamente diseguale.

Neppure è possibile frenare all'improvviso: chi se la sente, dopo le
lezioni dure e spaventose che ci hanno iferto le rivoluzioni
novecentesche, di dare l'assalto alla cabina di regia e fermare tutto?

No, a mio avviso la soluzione "altra" pensata e poi, presumibilmente
imbroccata dal nostro macchinista dell'apologo, sia la migliore: una
terza via.

Una via più vecchia, una via più tortuosa, curvilinea, non
immediatamente percorribile da tutti contemporaneamente ma pur sempre
una via.

La via di una riconversione ecologica dell'industria, la via di
soluzioni sostenibili, la via della riduzione degli sprechi, la via
del recupero e del riciclaggio. Questa via ha bisogno
dell'intelligenza collettiva, non può essere imposta.

Questa via d'uscita, questo binario ancora praticabile ha bisogno di
una macchinista intelligente e capace, di un macchinista sensibile.

Questo macchinista esiste, siamo noi, tutto un popolo consapevole che
ha già cominciato a praticare nella vita di ogni giorno la riduzione
del desiderio alle cose davvero importanti come l'amore, il parlarsi,
l'intendersi tra vicini, tra valle e valle, tra villaggio e villaggio,
tra isolato e isolato.

Tocca noi tracciare la curva dolce e imboccare il binario vecchio, un
binario che non si supponeva neanche esistesse più ma c'è. Non è ancora
stata del tutto cancellata ed obnubilata un'intelligenza collettiva.
Abbiamo ancora menti capaci di ragionare, di tracciare una via.

Una via che passa dai campi e dagli orti, una via che passa dalle mani
quanto dai cuori e dalle menti, una via che attribuisce uguale
importanza la contadino nuovo, amante di madre terra ed allo
scrittore, lavoratore della penna,  questa via li affratella ed
accomuna, artigiani e pensatori, poeti ed artisti, contadini: insieme
a vivere su quel binario regionale, bioregionale, che dobbiamo
riattivare, rinnovare, pulire dalle infestanti e rimettere in orario,
rimettere in cartellone.

Un binario dai treni lenti dove i passeggeri possano conoscersi e
visitare i villaggi che attraversano, un treno meno comodo ma più
umano, con prezzi del biglietto infinitamente più bassi, anzi, dove in
certe tratte il biglietto possa persino venire abolito ed il denaro
sostituito da altre forme di scambio, baratto o dono. Su quel treno
non viaggerebbero più merci pericolose o inquinanti, solamente i
frutti di un lavoro utile ed onesto.

Quel treno io lo vorrei prendere e son già qui, sulla massicciata a
spianare, livellare, rafforzare la linea. Vi aspetto, venite, una
nuova via è possibile, schiantarsi non è la sola soluzione possibile.
Un futuro altro è possibile, deve essere possibile.

E questo, anche il mio augurio grande per il nuovo anno, per questo
2013 che arriva, lentamente, non c'è fretta.

Teodoro Margarita


20 dicembre 2012

Bioregionalismo salvifico

Bioregionalismo salvifico all'alba della "fine di questo mondo"

 



20 dicembre 2012, Cranno. Gelo, sottili nubi striate a sud, il cielo è soffuso di rosa.

 

 
L'alba della fine del mondo vista da qui è banale, se confrontata alle aspettative. Chi abita davvero un luogo, ed io sono un bioregionalista e lo abito davvero, coglie le differenze e  la varietà anche negli altri esseri umani, oltre che, beninteso, nel seno di Madre Natura, viceversa non sarebbe un bioregionalista ma neanche un più comune ecologista.

La mia stufa, che mi curo di alimentare mentre scrivo - già, non potrebbero andare anche i computer a legna?- viceversa si spegnerebbe, mi comunica che siamo in inverno e sotto le Prealpi, le Grigne sono cariche di neve e rimandano un vento costante verso la mia valle.

Io abito su un poggetto, 456 metri, Cranno, e domino la valle. Qui sorgeva nel Seicento un castello spagnolo, i Canzesi lo distrussero, gli Spagnoli avevano, dice la leggenda, attentato alla verginità di una pulzella locale. Molti anni prima, nel 4000 a,C. nel paleolitico, qui vivevano i nostri antenati: questo posto è all'incrocio e nel cuore di due laghi: è sempre il Lario ma nei due rami, distinti, quello lecchese e quello comasco, è una ipsilon rovesciata, una lambda, guardando la cartina e noi, Cranno, è nel cuore: chi controlla questo cuore controlla gli accessi al lago ed essendo la via lacustre, come del resto nell'antichità  tutte le vie d'acqua, fluviali e marine, le più sicure e le più convenienti per lo spostamento di persone e merci, Cranno è un fortilizio naturale fin dalla preistoria.

Più modestamente, dalle ampie vetrate del mio bagno, posso controllare la strada provinciale vallassinese che conduce a Milano.

Bene, stamane era trafficata come al solito. Fin dalle sei, mi sono alzato presto, un andirivieni di auto e persone, qui c'è la linea ferroviaria per Milano, continuo.

Le velature rosa nel cielo, le tracce abbondanti di neve sui fianchi delle montagne e colline qui intorno, tutto mi diceva di una giornata di lavoro come le altre.

Quelle persone andranno al lavoro, in fabbrica, a scuola, in ufficio e ciarleranno della fine del mondo , quella della profezia presunta o autentica che sia, dei Maia.

Per chi osserva dall'alto, oggi ho potuto, è il mio giorno libero, trattasi di banali dicerie. Tutta questa massa di persone si è levata di buon mattino ed è andata al lavoro.
Ma già, il buon T. Elliot, l'aveva preconizzato: "Non già con uno schianto finirà il mondo ma con un piagnisteo."

Ho davanti a me, nella mia libreria,accanto all'Apocalisse di Giovanni, anche un altro corposo volume, "Polemica sull'Apocalisse" Ferro edizioni, un'opera del 1974 che raccoglie i preziosi contributi di teste pensanti che hanno fatto la storia dell'ecologia, da Barry Commoner a Konrad Lorenz a Rachel Carson e tanti altri. Vi si discetta con dati e dovizia di analisi della fine del mondo ventura, quella vera, possibile, dovuta all'ecocidio, la nostra specie fattasi parasssita del corpo vivente della Madre Gaia in danno di tutte le altre e di se stessa, finalmente.

Personalmente sono molto curioso del pensiero dell'Apocalisse, anzi, sono decisamente pessimista, cioè realista: volete che otto miliardi di persone dotate di armamento nucleare, chimico e batteriologico, divise in mille sette e fazioni, dominate dal medesimo complesso multinazionale militarindustriale, la stessa marcia, lurida, assassina ed economica mafia, possano essere stimolate, educate, indirizzate dai capi mediatici palesi e da quelli occulti, avvinghiati sulle poltrone dei club che davvero contano, verso la pace, la fratellanza, il rispetto degli altri e del proprio luogo di vita?

Stiamo scherzando, e cosa mai ci guadagnerebbero da questo i produttori di morte? Sapevate che dopo la fine delle due guerre mondiali, per dirne una sola, le varie Dupont e le altre, produttrici di esplosivi riconvertirono tutti i nitrati accumulati per la guerra in agricoltura come concimi chimici?
Non dovevano perdere nulla ed ammazzarono l'agricoltura mondiale, sterlizzarono e lo stanno facendo ancora, i suoli.

La "rivoluzione verde" ovvero la chimica che si mangia la campagna e la sottomette definitivamente nasce anche da qui.

Una delle facce della fine vera, quella di cui si parla nel volume che vi descrivevo.

E di tutto questo, cosa passa nei media in questi giorni?
I poveri Maia, essi, tapini sacrificatori di umani, ci predicono la "fine del mondo".

Questa fine che è solamente accelerata con l'emissione di ulteriori tonnellate di CO2 prodotta dalle cartacce illustrate che stanno spopolando nelle edicole in questi mesi.
Si tratta di "dètornement", solamente di questo, come dicevano i cari surrealisti, si tratta di stornare, di sviare la gente dal problema vero, dall'angoscia reale dell'essere con questa tecnologia suicidaria, con questi governi asserviti, con questa pubblicità produttrice di servi e schiavi e di annichilire, in un colpo solo, bravi! maesrti davvero! coloro come i Barry Commoner, i Konrad Lorenz che questa fine l'hanno vista e paventata.

Tocca a noi bioregionalisti, ecologisti profondi e non asservibili al green washing, di tenerci svegli e di tenere sveglia la gente.

Ogni giorno possibile, ogni alba che il cerchio grande degli astri ci voglia donare, ogni momento di calore che ci possa , davanti ad un camino, ad una stufa  a legna- accidenti! freddo, devo mettere dei ciocchi- affratellare e riunire, porre le basi per una vita a nostra misura, a nostra dimensione.

Una vita che abbia la figura e le venature di un frassino centenario e tuttavia flessibile, un frassino che possa ancora sopportare come Yggdrasil, il peso del mondo e ondeggiando, equilibrando, tutto il peso del nostro grande, immenso dolore per una fine possibile e tutta la speranza grande per una Primavera nuova, riposta già nelle gemme racchiuse e dormienti, ben strette e riparate dalla morsa del gelo.

Buon Solstizio del Sole! Che la rinascita dell'Astro vi rechi energia e forza, fratelli e sorelle, riabitatori della Terra, nuovi contadini, artigiani ed artefici di pace, a voi tutti e tutte il mio fervido, caloroso , forte "Sol Invictus Est!"  "Natalis Solis Est!"

Teodoro Margarita
Salvatore di semi antichi


27 novembre 2012

Una rete per ecologisti, bioregionalisti, salvatori di semi.....

Chiamata a Raccolto... per una rete che unisca bioregionalisti, ecologisti, salvatori di semi...


Madre Terra - Affresco di Carlo Monopoli


Siamo stati alla Chiamata a Raccolto, ci hanno invitato gli amici di Feltre di "Coltivar condividendo". Ci siamo andati dopo una serie di interventi, partecipazioni a innumerevoli eventi e manifestazioni: questo autunno dalla Vallassina siam partiti, quasi sempre in gruppo, praticamente tutti e a volte anche con bambini e cagnolina al seguito, a volte io da solo, abbiamo viaggiato per la Lombardia, per tutto il nord Italia.

Dopo Terra Madre a Torino, Genuino Clandestino a Milano, la giornata di Bergamo, ancora da noi, la Biofera di Canzo, L'Isola che c'è a Villaguardia, altre volte a Milano per l'incontro con la Rete semi rurali, questa stagione è stata pregna di appuntamenti, riflessioni, dibattiti.

Noi siamo andati in tutti questi posti sempre recando semi da scambiare o regalare e laddove questo non era previsto, noi l'abbiam fatto lo stesso: a Torino nella Sala Azzurra al lingotto, abbiamo steso il nostro drappo storico e l'abbiam coperto di pomodori datterini, "miliun", tagetes minuta ed altro: abbiam donato tutto ai presenti.

"I semi non sono delle multinazionali sementiere, i semi non sono dei governi, i semi non sono nemmeno dei contadini, i semi sono dei bambini." così recitava la bella locandina che ci era stata inoltrata dagli amici di Feltre di Coltivare Condividendo, la nostra socia Alice, veneta di origine e con salde radici ancora ben radicate, colà ha una casa e , quando può, vi coltiva ancora, li conosceva già e ce ne aveva parlato davvero bene. "Chiamata a raccolto" era il titolo dell'incontro-scambio di semi e noi abbiamo risposto.

Dalla Vallassina son partiti per prima, giovedi, Alice e Jacopo e i due bimbi, Malva e Tobia e la cagnolina Gina, del nostro bel gruppo di Civiltà Contadina. Venerdi pomeriggio mi son incamminato io, scioperando sabato scorso, io lavoro nella scuola, per vie traverse e percorsi più lunghi. Dalla Lombardia sono arrivati, sabato sera, Roberto Brioschi ed Elisabetta e Macchiolina.

Dal Friuli son giunti Arturo Durigon, Cristina Boccanegra e Francesco, da Padova, Gianni Cappon ed un altro amico.
Insomma a Feltre eravamo una frontline di una decina di metri di banchetto e tre gruppi locali hanno tenuto il campo per la giornata bellissima nel bel comune di Feltre.

Io son passato da Ferrara a trovare Annalisa Malerba e Giuliano, la bimba Ipazia e il nuovo nato, erano 7 sette giorni appena! Silvano. Annalisa e Giuliano sono vecchi amici in Civiltà Contadina
e purtroppo la loro casa è stata danneggiata dall'ultimo terremoto, per cui ci siamo strettied arrangiati in un'altra abitazione ancora in fase di ristrutturazione.

Nella nebbia del Polesine, sveglia presto alla mattina, ho trovato la corriera per Rovigo, quindi la mia buona azione quotidiana, ho ritrovato e consegnato il classico portafogli alla Polfer, mi ha fatto perdere il primo treno utile per Padova e nella città del Santo mi attendeva il nostro socio Gianni Cappon che mi ha fatto da valido cicerone per la città patavina. Mi ha fatto compagnia ed abbiam gustato assieme un bel piatto di polenta e baccalà alla vicentina: anche questa, giusto? è la nostra bella Civiltà Contadina.

Purtroppo, essere arrivato un'ora più tardi mi ha impedito di poter visitare lo storico Orto botanico, ci saim dovuti accontentare di rimirarne l'ingresso: davvero un gran peccato.

A Feltre, dopo qualche ora di viaggio in treno nella nebbia, ho trovato gli amici di Coltivar condividendo che aspettavano alla stazione me ed un docente di un istituto agrario di Aosta, venuto dalla Vallèe per l'evento.

La cena, offerta, presso l'agriturismo "L'albero degli alberi" nella valle di Seren, un posto di montagna splendido e purtroppo abbandonato, ora ci vivono pochissime persone, una volta erano in duemila, abbiamo visitato una casa anticacon il tetto costituito da foglie e rami di faggio intrecciati, un tipo di costruzione detto "fojarol" molto usato da contadini, pastori e boscaioli in mancanza di alternative e di strade per far giungere altro materiale edile. La cena conviviale è stata un bel momento di scambio di opinioni, di vedute su questo nostro mondo di salvatori di semi, di nuovi contadini e artigiani di vecchi mestieri. Quello che abbiamo mangiato, ottimo, cucinato da Beatrice, e quello che abbiamo bevuto ci ha ulteriormente affratellato: lo debbo dire che il genepì che ho portato dalla Val di Susa, un liquore ottimo dall'occidente all'oriente del settentrione padano, ha riscaldato ancor più i cuori.
Tiziano, Lollo, Erminio, Iocci e gli amici feltrini si sono ben organizzati ed hanno assicurato anche l'ospitalità ai gruppi invitati.

Io sono stato alloggiato a Trichiana, comune della sinistra Piave non distante, a casa di Mauro e Barbara. Al mattino, svegli presto, ho fatto visita al loro bell'orto e agli animali della corte: galline, oche e due belle e simpatiche pecore: una antica cascina stretta tra capannoni e la fabbrica di servizi igienici Dolomite: qui tra aree industrializzate e cemento, si può udire il canto del gallo.

Voglio sottolineare che a me erariservata accoglienza presso Cristiano ma essendo davvero difficile da spiegare la strada per portarmici, Mauro Bortot, bravo intagliasedie, ha optato per portarmi a casa sua, ed ha fatto una bella scelta di umanità e di affetto. Mauro mi ha rivelato, io non potevo saperlo, che una volta il fiume Piave, ove si son combattute le battaglie cruciali della guerra del '15-18, era chiamato ed ancora lo è dagli anziani, "la Piave"era nominato al femminile, è stato la retorica patriottarda fascista e mlitarista a ribattezzarlo al maschile. D'altra parte dei grandi fiume al femminile non mancano in Europa, la Senna, la Loira, la Garonna ed altri.

L'area del Foro Boario era il luogo della manifestazione al coperto di una struttura che ospitava un bocciodromo. Sopraggiunti tutti i nostri soci, allestiti i nosri banchetti, una serie lunga di tavoli ricolma di semi, lunghe spighe di grano, riso, grosse zucche di antiche varietà e tanto, tanto altro, abbiamo iniziato il nostro lavoro di scambio sementi, di divulgazione, presa di contatto e tanti, tanti abbracci e sorrisi per una giornata dedicata interamente ai seedsavers.

Da Genova, una articolata mostra del Consorzio della patata quarantina, da Venezia"Spiazzi aperti", tanti laboratori sul sapone fatto in casa, sugli antichi giochi infantili, un allestimento semplice quanto indovinato ha accolto diverse migliaia di persone. In un angolo un gruppo musicale popolare con antichi strumenti allietava la giornata.

Davvero molte le associazioni che hanno preso parte: c'era il WWF della Marca molto impegnato contro l'uso massiccio dei pesticidi nella valle del prosecco, Gianluigi Salvador infaticabile animatoredi questa battaglia per la pulizia in agricoltura. Fuori, nello spiazzo verde, c'era uno strano folletto totalmente ricoperto di foglie verdicheassiso su un bel ceppo, letteralmente, "suonava una sega", si, la suonava con uno strano archetto ed metteva suoni davvero singolari ed armonici ed un nugolo di bambini ascoltavano estasiati.

Purtroppo mi son perso la visita guidata a Feltre, da quel che ho visto, cittadina davvero sobria e composta nella sua austera eleganza. Con Roberto ed Elisabetta, in auto, al ritorno, ci siam detti che ritorneremo: questa parte del Veneto, a detta di tutti, salva dal "capannonificio" del defunto miracolo del nordest, mantiene ancora la sua vocazione antica, agricola ed artigiana.

Davvero, stando la banchetto e sto al banchetto di Civiltà Contadina da più di 10 anni, mai ho trovato questa ricerca specifica, questa attenzione tutta particolare alle nostre sementi, davvero abbiam svolto un gran lavoro e considerate che ce n'erano tanti di banchetti con semi.

Coltivar condividendo ha lavorato bene e i risultati si son visti: tanta, tanta gente a Feltre e tante idee da portare a casa. Dobbiamo esser grati a Tiziano ed ai suoi amici di averci invitati e coinvolti, è stata una giornata intensa e speriamo possa ripetersi e sia ancor più di sprone alla costituzione di quella rete di cui la biodiversità italiana ha davvero bisogno. Si, caro Tiziano, è questa la via per superare o tentare di superare il gap con le maledette multinazionali sementiere, una rete dal basso, bella, civile e disobbediente, un intreccio che non possa che allargarsi in quanto frutto di lavoro e conoscenze, di ricerche e d'amore per le nostre belle terre, per i nostri padri nobili, i contadini antichi, per le oro antiche parlate, i loro cibi, la loro grande ospitalità, il senso della comunanza.

Se noi, noi, cari amici e soci, salvasemi, bioregionalisti, riabitatori della terra e seminatori del campo nel cuore delle metropoli, se noi tutti senza corporativismi, senza spocchie inutili, se riusciamo a far fronte comune, possiamo farcela e ce la possiamo fare se i gesti importanti come questi che avete avuto per noi alla "Chiamata a raccolto" si ripeteranno ancora ed ancora.

Una rete che unisca ecovillaggi ed associazioni, "ortisti urbani" e nuovi artigiani e contadini, dagli orti didattici agli orti botanici disponibili, intessere questa rete è un compito che sento particolarmente, farsi umile ragno e parlare ed ascoltare tutti quanti sentano che è nella terra, nel suo seno che cantano ancora i buoni semi, che si possa cantare ancora un futuro di libertà e di giustizia.

Se posso permettermi, ma lo dedico a tutta la nostra variegata galassia di salavasemi, debbo riferire che è stata una mia lettura a dare inizio a questa iniziativa, gli amici Feltrini hanno voluto, avendola declamata alla cena della sera prima, offrire quel mio scritto all'uditorio.

Grazie, un abbraccio grande e grazie carissimi, grazie per questa giornata di frutta e verdure antiche, di persone che si sono avvicinate ai tanti banchetti con una curiosità partecipe e vivo interesse. Grazie a tutti i nostri soci che hanno lavorato alacremente, in un evento non promosso da noi ma da noi molto sentito e partecipato, ci siamo conquistati l'affetto e il rispetto di un altro amico e fraterno, fratello sodalizio: Coltivar condividendo.

Teodoro Margarita


23 novembre 2012

Epifania bioregionale

Epifania bioregionale - Teodoro Margarita: "Manifestare è una sana attitudine"




Caro Paolo D'Arpini, io ci credo nell'Epifania. Credo nella manifestazione. Ci credo da ateo e da pagano, ci credo da credente nel Tutto e nel niente. Ci credo da studioso dei misteri e da cultore dei miti, ci credo fermamente nell'Epifania.
Credo che il cielo al tramonto ci parli, come credo che due funghi strani, alieni nell'orto, mai comparsi prima, "cancello delle streghe" clathrus ruber, aventi forme di creature invero singolari, questo e tanto altro, significhino qualcosa.

Non so cosa, sarei un veggente, diversamente, ma qualcosa si. Certamente.

Ci credo nelle epifanie come ci credevano i padri antichi che interrogavano il volo degli uccelli. Il mondo ci invia messaggi, essi ci giungono da ogni parte, semplici cerchi nel grano o cerchi nell'acqua?

Non lo so, ma le nuvole a volte hanno davvero forme umane o bizzarre o negli alberi si trovano incastonate pietre e giù alla mia cascata, nel carpino secolare, al centro del torrente, ho trovato ben incastrato, ho fatto fatica a toglierlo, uno strano legno con due corni e al centro, sembrava, sorridesse.

Io ci credo ai segni della natura, credo in questa Epifania, perché non dovrei credere alle urla della mia gente nelle piazze?

Perché non dovrei prestare ascolto alla rabbia, allo sconforto dei giovani?

Perché non dovrei cercare di leggere , oltre al sasso e alle fiamme, cosa cova nel cuore di questa generazione?

Mio figlio tra qualche anno, io, parecchi addietro ho gridato.
Ho gridato e griderò ancora, ho gridato perché è giusto: non devono morire i bambini a Gaza.
Non deve morire qui la scuola. Non si deve morire di lavoro. Non si deve vivere solamente di lavoro, non si deve morire di non lavoro.

Per tutto questo, per questi momenti difficili, per questi anni mai così egoisti, dopo un ventennio di puttane di stato, di potere che si è beffato di noi beffandosi di se stesso, dopo questo ventennio che ha fatto meno male del Ventennio solamente perché il capitale non vuole guerre in occidente per timore di diminuire il numero del consumatore-cliente, altrove hanno poca capacità d'acquisto e di ammazzarne non gliene frega niente.

Dopo questi anni di velone e di veline, di intossicazione capillare, di rincoglionimento teleossessivo, beh, che dei giovani gridino ancora è una salutare sveglia, ma come? Non erano tutti narcotizzati, avvelenati dalla telemasturbazione?

Io ci credo nell'Epifania, bisogna saper spalancare gli occhi e leggere.

A Genova quanti hanno letto, ed io c'ero ed ho memoria, che sulle vetrine delle banche fracassate c'era scritto "The capital kills"il capitale uccide, quei ragazzi, cattivi, per carità e per definizione, avevano avuto una buona premonizione.

La finanza ci sta rosolando a fuoco lento, passando tutti sullo spiedo, uno per uno e allora, a questa Epifania, io ci credo.

Barlumi di rivolta, scintille di consapevolezza: in queste sere a Campo de' Fiori, ultrà laziali e romanisti hanno fatto molte più vittime e feriti tra i tifosi del Tottenham: su questo Il fatto non dice niente? Non dice a costoro che era meglio se ne stessero a casa loro?

A questi Il fatto non imputa l'inutilità dell'aggressione? Il pub devastato, le sedie per aria, due inglesi in pericolo di vita... normale teppismo, nulla da obiettare.

Io ci credo nell'Epifania quando Atene si ribella e brucia nella via la maledetta finanza e l'ipocrisia, quando Londra invade la sede della City e sputa agli gnomi del denaro, quando i molti dicono ai pochi che hanno diritto a vivere ed accendono, in mancanza di riflettori, altri fuochi. Io ci credo nella rabbia giovanile, un giovane che esplode non sta pensando alla carriera, non sta pensando a come il prossimo far fesso, magari i capi, se capi trovar volete, ma non il militante che dalla pula di mazzate ne piglia veramente tante.

Bisogna credere in ciò che viene dalla via, siano urla o fiumane umane in movimento.

Io ci credo come credo nel volo degli storni, io credo nell'umile sasso scagliato e credo negli infiniti ritorni.



Se sapessi zufolare.


Se in tanti imparassimo a zufolare,
se ci facessimo una siringa, ossia un flauto di Pan,
con delle semplici cannucce,
se fossimo capaci, istintivamente, di comporre
melodie partendo dal tutto, il Divino Pan,
o dal niente.
Se imparassimo a suonare insufflando aria nelle canne,
forse il vento si accocerebbe a noi.
Forse persino le rane negli stagni invece di gracidare

emetterebbero armonie.
Se l'Umanità tutta, suonasse all'ombra degli olmi,
se imparasse a trasformare in melodia
la tristezza del tramonto, se spingesse nelle canne
profondamente il senso dell'eternità e dell'essere di novembre.
Se ciascuno si facesse pastorello e zufolasse, contento
forse avremmo un mondo meno amaro e più credente
nel messaggio infinito del Tempo dell'Avvento.


Se imparassi a zufolare, se anche imparassi a costruirmi uno strumento
che spingendo aria dentro cacciasse fuori lo scontento,
avrei ancora nel volto la luce di quand'ero bambino,
sulle guance arrossate forse troppo vicine al focolare,
nelle orecchie la voce di mia madre che amava raccontare.
Se imparassi a zufolare, sarei ancora un pastorello
un personaggio semplice, Ultima Ruota del Carro,
stella della polare costellazione,
perché è nel semplice che si nasconde e disvela il mistero
della Grande e nobile Creazione.
Tra le pecorelle nel calduccio dell'ovile,
potessi suonare appoggiato allo steccato del fienile,
saprei cogliere nella brina dell'Inverno,
il senso del disgelo primaverile.
Impariamo tutti una canzone,
facciamoci più semplici e gentili, attendiamo , anche per gioco,
anche per l'incanto, la notte del Solstizio, di Mitra, del Bambino nella Grotta.
Attendiamone con gioia il suo vagito, e così, manifestando
stupore ed attesa, sia nostra la Notte, sia nostra dalle stelle la Magica discesa.



Teodoro Margarita


20 novembre 2012

Avaaz, la petizione deviata

Avaaz e la petizione deviata - Veri scopi della ONG più infida al mondo


Dare sapore all'assenza - Performance di Fulgor Silvi


Avaaz: cosa e chi si cela dietro questa cortina di fumo e questa "petizionite" acuta.

Su Avaaz avevo già sentito, ma non ricordo la data della messa in onda, da Radio Popolare, trasmissione "Alaska" le voci che corrono sul suo essere una organizzazione che, approfittando della buona fede dei militanti ecopacifisti occidentali ed asiatici, con la scusa di dover inoltrare petizioni sui temi più vari, in realtà schederebbe e invierebbe i dati alla Cia e organismi di intelligence simili ai fini di una schedatura di massa dei militanti stessi.

Già una buona pratica sarebbe quella di essere critici e diffidenti verso le petizioni in genere, forma di non lotta anzi di delega sic et simpliciter di qualsiasi lotta ad una firmetta che non costa nulla e ci salva la coscienza, coscienza ipocrita, ben nascosta e poco incline all'impegno diretto, in prima persona.

Già questo, solamente questo, sarebbe abbastanza per diffidare e tenersi alla larga da organizzazioni come Avaaz che , di fatto, sono raccoglitrici di una mole di informazioni enorme dato il suo agiresu scala planetaria e sui temi più vari: dalla scomparsa delle api alla questione climatica, dalla crisi mediorientale alla deforestazione dell'Amazzonia.
Ed invece Avaaz non è solamente questo, c'è ben di peggio, molto peggio.

Ricevo da Dominique Guillet, sono iscritto alla newsletter dell'associazione Kokopelli , passata agli onori della cronaca per esser stata condannata dalla Corte di giustizia europea sulla questione, vedi su "A" di novembre il mio "I semi della discordia" sulla faccenda , cruciale, del divieto o meno di commercializzare sementi non inscritte nel catalogo ufficiale, bene, Kokopelli ha diffidato Avaaz dal raccogliere firme, le ennesime, anche in merito a questo.

Primo perché queste petizioni non chiedevano nè dicevano né il vero né il giusto causando, a detta di Kokopelli stessa, disorientamento e smarrimento tra socie simpatizzanti, inoltre, Kokopelli è contraria a petizioni che, cito testualmente Dominique in un suo editoriale, "servono a grattarsi il posteriore" nell'originale, più cruda è l' espressione.

Kokopelli ha però fatto di più, ha pubblicato una serie di dati un vero e proprio dossier con nomi, dati e date, connessioni tra dirigenti di Avaaz quali Tom Perriello, già deputato Usa al Congresso, consulente o dirigente presso organizzazioni come National Council of Churches of Christ, Catholics United e tutta una pletora di organizzazioni religiose nordamericane.

Si apprende che Tom Perriello nel maggio 2009 ha votato per il proseguimento della guerra in Afghanistan, c'è ancora Ricken Patel che è anche nella dirigenza della Rockefeller Foundation, della Bill Gates Foundation. Apprendiamo che Avaaz ha ricevuto centinaia di migliaia di dollari da George Soros, noto filantropo, si fa per dire.

Leggiamo anche, in questo dossier, dei bilanci milionari di Avaaz che annovera un centinaio di dipendenti in quel di San Francisco, ha potuto permettersi di pagare a Ricken Patel la bazzecola di 183.264 dollari all'anno, a Milena Berry e a suo marito la cifra di 245.182 dollari nel 2009 e di 294.000 dollari nel 2010.

Eppure, Avaaz chiede contributi ai suoi sostenitori, accampando scuse come attacchi informatici al suo sistema riesce a rastrellare agli ignari e poveri allocchi "petizionisti" altre centinaia di migliaia di dollari.

Ciò che preoccupa maggiormente di Avaaz e di associazioni e organismi simili come MoveOn è la loro intrinsecità, la loro perversa essere diretta emanazione econnessione con banche, gruppi finanziari e politici che sono, proprio essi, la causa diretta di conflitti planetari, del disseto ambientale rovinoso in atto.

Avaaz ha ricevuto sostegno finanziario ed è stata fondata da imprenditori e finanzieri internazionali inseriti in tutti i posti chiave dell'economia e della politica, dall'Australiano David Madden allo stesso succitato Soros, si tratta di personaggi, istituzioni, fondazioni che interagendo tra loro, costituiscono l'ossatura del capitale internazionale.

Ovvero, pur invitandovi a leggere l'intero dossier sul blog "Liberterre" possiamo concludere che Avaaz rappresenta il potere che "contesta se stesso" ovvero, con un termine caro al movimento del '77, "sussume" ogni possibile velleità rivoluzionaria, antiglobalizzatrice, diversa o in qualsivoglia modalità, alternativa al sistema vigente.

Occorre svegliarsi, se i militanti No Tav, per dirne una, si fossero limitati a firmare petizioni, magari proprio tramite la famigerata Avaaz, si sarebbero ritrovati con due Tav e tutti schedati, consegnati mani e piedi a chi di dovere.

Liberiamoci dalla petizionite, riprendiamo le nostre e comuni lotte sul territorio e pensiamoci tre volte prima di fornire i nostri dati a chicchessia ed in nome di chissà chi.

Teodoro Margarita


16 novembre 2012

Bioregionalismo e cespugliose anti-frane

Bioregionalismo, alluvioni, gramigna e rosmarino - La ballata della siepe nostalgica



Ho la soluzione per il problema delle alluvioni, ho la soluzione e ce l'ho qui vicino. Si chiama cespuglio di rosmarino.

Sono stato di novembre a potarlo, qui nel mio giardino.
Ne ho fatto lunghe talee, ne ho interrate a decine, profonde, lungo il pendio, ho formato un terrazzo.

Un vialetto di rosmarino, lavanda, salvie e bossi, in mezzo ho seminato il lino.

Sulla china scoscesa, sotto l'alloro, tutte queste essenze, poste a dimora fitte fitte, radicheranno e la ripa scoscesa tratterranno.

Potare la lavanda, potare i bossi, potare le salvie, potare il rosmarino, interrare i rami e formare una cortina sulla china, sul pendio scosceso.

Questo il rimedio all'erosione, e proprio nulla ho speso.

Sento di frane, smottamenti, mare di fango e di rovina delle genti, in Toscana, ancora, in Maremma e Lunigiana.

Eppure si sa, l'essenza più comune che trattiene le pareti, eh si, è proprio la gramigna, è sufficiente inerbire le balze e si evita ogni frana maligna.

Come anche le mie balze col rosmarino e la lavanda profumate.

Tutte queste sagge cose, queste pratiche ecologiche però hanno un difetto: non costano nulla o quasi nulla. Chiunque può applicarle e sul suo terreno sperimentarle, qui a Cranno ho realizzato una cortina di erbe sulla valle, posso camminarci e un sentiero ho originato, con una pratica naturale, più niente a valle è mai più franato.

Le foglie cadono e sono arrestate dal filare di aromatiche, il suolo si arricchisce di sostanze, potrò piantare fragole a primavera, ancora mais e girasoli ancora. Con molto amore e un po' d'intelligenza ho sfruttato la buona esposizione e la pendenza.

Queste alluvioni, tutti questi morti ed invocano i milioni.

Mi dico che non si è capito niente, che ci saranno ancora lutti, il territorio non è sentito proprio, non appartiene a tutti.

Fin quando la sua tutela sarà appannaggio degli specialisti e non dei contadini attenti, avremo ancora questi smottamenti, a tutto questo si potrà porre freno solamente con la buona volontà comune e una buona conoscenza del terreno.

Io ho conosciuto e amato Cranno, ho agito di conseguenza, sono convinto che da questo amore mai potrà nascere rovina, mai potrà derivarne danno.

Teodoro Margarita



 

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