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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
30 novembre 2014

Bioregione Terra - Come curarla?

Bioregione Terra - Prima il saccheggio poi la cura?



Abbiamo distribuito per anni tonnellate di veleni sulla Terra; abbiamo
invaso l’atmosfera di gas venefici e gettato nelle acque che ci
attraversano ovunque, litri di sostanze chimiche e deleterie. Siamo
arrivati da tempo al punto di non ritorno, eppure, mai come in questi
“tempi ultimi” stiamo riscoprendo la natura!

L’uomo è sempre una sorpresa: prima uccide e poi vuole resuscitare.

L’essere umano, uno dei tanti mammiferi del pianeta, con quel pizzico
di cervello in più sta rovinando tutto e trascina con sé anche le
tante creature che vivono in pace in un reciproco scambio con Madre
Terra.

Cominciai ad interessarmi di medicina alternativa negli anni ’80, più
per letture capitate a caso – a caso? – che per vero interesse
personale. Avevo trascorso gli ultimi vent’anni in una situazione di
salute costantemente precaria, anche se non mortale. Ero stanca di
sentirmi dire dai medici “vediamo la prossima volta…”, “proviamo
così…”, oppure rimanere sempre “agganciata” a questo o a quel farmaco.
Dormivo con i flaconcini sul comodino e se dovevo fare un viaggio, mi
preoccupavo prima di tutto di preparare la busta delle medicine da
portare. Una dipendenza che nel tempo cominciava a stancarmi.

“Se ancora non sono morta – mi ripetevo – che bisogno c’è di
continuare a prendere pastiglie?”.

Avevo dovuto sottopormi a interventi più o meno gravi e dopo qualche
anno, cominciavo a sentire le conseguenze di tutte quelle cicatrici.
Non avevo ancora studiato i Meridiani, i punti di digitopressione, la
storia sui corpi sottili. Non sapevo che le medicine erano estratti,
chimicamente alterati, di piante che svolgevano egregiamente il loro
lavoro, vivendo sulla terra, nascendo spontanee e mettendosi a
disposizione dell’uomo per ogni tipo di cura.

A scuola non insegnano quale rapporto stretto possiamo avere con la
natura. A scuola insegnano i numeri, i calcoli matematici, le storie
più o meno antiche di personaggi, Stati e i luoghi geografici della
Terra, più in senso politico che fisico. A scuola insegnano magari a
scavarla, la terra, per cercare oggetti nascosti, minerali, reperti
antichi. A scuola tentano ora di insegnare come lavorarla la terra,
dopo aver cancellato generazioni di contadini che il sapere lo
trasmettevano gratis. Nella scuola si deve crescere una generazione
che si faccia onore, che sia istruita per raggiungere posti di potere.
Nella scuola non si insegna l’umiltà, quella è cosa delle religioni…
infatti viene annullata l’ora di religione, perché altrimenti in
contrasto con le altre dottrine, con pensieri diversi, che è bene che
rimangano tali: diversi, e magari divisi. L’unità di intenti e
credenze impedisce il controllo; le masse devono essere controllabili
e la Terra rimane da sempre un luogo dove si giocano i poteri grandi.
Le scuole hanno il compito di individuare i nuovi capi, di affossare
le idee rivoluzionarie, di crescere bambini come soldatini, perché
obbediscano e rendano orgogliosi i genitori per la loro disciplina.
Poi c’è il mondo dello sport, dello spettacolo; tutti artefìci per il
controllo mondiale del popolo che diventa ossessionato dall’idea di
imitare i tanti personaggi famosi, quelli che hanno rimpiazzato i
Santi, gli esempi di un tempo. Ora i Santi fanno cassetta per un
potere religioso decadente; si vendono le immaginette, i rosari e i
libriccini di novene. I Santi servono per radunare le folle e
incrementare le agenzie di viaggi per spostamenti più o meno lunghi.

E la nostra Madre Terra subisce, viene soffocata, lacerata nelle sue
vene, arterie, sulla sua pelle ormai coperta dalle croste costruite
dalla nostra società, da strade e autostrade che sputano gas
pericolosi per la salute di tutti. Eppure i potenti devono convivere
con noi comuni mortali, mi chiedo se qualche volta ci pensano.

In questo panorama sta ora nascendo la riscoperta della natura.

Ogni persona che nel tempo è dovuta sottostare ai dettami delle
industrie chimiche e farmaceutiche, intossicandosi senza possibilità
di uscita, ora si sente proporre integratori a base di erbe, di sali
minerali, di prodotti naturali, senza aggiunte chimiche.

La scoperta dell’acqua calda! Ora si scopre che separando i componenti
di una pianta per estrarre un principio attivo, si perdono i reali
benefici che quella pianta darebbe se lasciata integra.

Per decenni si è separato il chicco di grano, la farina bianca da una
parte, la crusca dall’altra, il germe a caro prezzo nei banchi di
farmacie e supermercati. Ora si scopre che separando tutto e mangiando
per una vita farina bianca, si diventa celiaci. Intanto, squadroni di
ricercatori provano a capire come sia successo, mascherando questo
fallimento sotto l’egida della ricerca e per non suscitare una rivolta
mondiale. Si cerca, ora, il modo per “curare” la celiachia. Vengono
proposti prodotti alternativi con chissà quale componente chimico,
quale preparazione di principi attivi che, nel tempo, provocheranno
altri danni. E’ un gatto che si morde la coda.

Hanno voluto nutrire i bovini, animali erbivori, con farine animali,
provocando un’alterazione nel loro sistema di espulsione degli acidi,
che si sono accumulati sulla carne venduta a caro prezzo e consumata
da tutti; dopo poco tempo le malattie neurovegetative hanno fatto
capolino, hanno alterato il DNA degli animali e hanno cominciato ad
alterare anche quello dei grandi consumatori di carne, all’uomo come
ai tanti animali nutriti con queste carni adulterate.

Ora ci vendono a caro prezzo le erbe, “integre”, perché curano meglio!
Ora sorgono dappertutto grandi Guru che “sanno” cosa consigliare per
mangiare bene. Quello che un tempo era il mangiare dei poveri, ora è
un piatto prelibato per palati sopraffini e ricchi. Ai poveri non
resta che il piatto di “cacca” pronta al supermercato, quello che non
si sa da dove viene, come è cucinato e quale scadenza effettiva ha.

Ora c’è un esercito di nutrizionisti, operatori bionaturali,
alimentaristi, negozianti bio, pronti a vendere a caro prezzo la
notizia che, per digerire occorrerebbe bere un bel bicchiere di
camomilla bollente col limone.

Ma non erano le nostre nonne che ci suggerivano questo rimedio?

Si dovrebbe inventare una nuova figura professionale:
Costruttori/Insegnanti di buon senso e vita pratica; forse si potrebbe
ricominciare a vivere, forse, tolto il prosciutto che per anni ci
hanno messo sugli occhi, cominceremmo a vedere i bei ciuffi di
insalata matta che cresce ovunque in campagna, forse potremmo
ritrovare il piacere di avere una gallina che ogni giorno, in cambio
di affetto e un po’ di mangime, ci procura l’uovo quotidiano, forse,
dimenticando che là fuori c’è un mondo di lustrini, potremmo rivedere
il lumicino che ci riporta a casa, quella casa che abbiamo riempito di
cianfrusaglie e vuotata di calore famigliare.

Franca Oberti


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28 novembre 2014

Bioregionalismo e storia recente della Rete Bioregionale Italiana

Bioregionalismo in Italia - Cronistoria recente della Rete Bioregionale Italiana



Questa che segue è una corrispondenza esplicativa sul bioregionalismo e sulla condizione attuale della Rete Bioregionale Italiana.

Mi scrive un amico dicendomi: "...ero abbonato a suo tempo a Lato Selvatico, una rivista interessante con dei contenuti discreti. Spero che Moretti se ne sia andato non per motivi di idee, perché già non immagino sia stato un folto gruppo, se poi perde i pezzi… Avevo già “assistito” alla presa di distanze con Eduardo Zarelli
Sai dirmi se esiste ancora una ripartizione geografica delle Bioregioni riconosciute da questa Rete all’interno della penisola italiana?"

Paolo, puoi dirmi qualcosa in proposito in modo che possa rispondere al mio amico?
Grazie, ciao Claudio

…..

Mia risposta:

Caro Claudio, si vede che il tuo amico ci conosce da tempo.. Infatti ricordo ancora la diatriba fra Moretti, Panzarasa e Zarelli…. Moretti rappresentava l’ala americanista della Rete mentre Zarelli era più legato al clima europeo (dirigeva la rivista Frontiere, la ricordi?). All’inizio quando si fondò la Rete nel 1996, ad Acquapendente, fu essenzialmente su proposta di Edoardo Zarelli che si fece l’incontro fondativo.. ma.. insomma è una storia talmente lunga che te la posso raccontare solo a mezzo alcuni documenti raccolti:





Ce ne sarebbe ancora parecchio di materiale da visionare… il fatto è che neanche conviene farlo. Basti sapere che dal 2010 Giuseppe Moretti non fa più parte della Rete Bioregionale Italiana, avendo fondato un suo movimento… E comunque la Rete è in piena salute, tanto che dopo la rifondazione di San Severino Marche (avvenuta il 30 e 31 ottobre 2010), gli aderenti ed i partecipanti sono aumentati…

Da allora ogni anno ci siamo riuniti in occasione del Solstizio Estivo, e gli incontri si chiamano "collettivi ecologisti", con la partecipazione di varie anime bioregionaliste ed ecologiste. Il prossimo incontro è previsto il 20 e 21 giugno 2015 a Montecorone di Zocca

I temi sono quelli che rientrano nel Manifesto Fondativo (carta degli intenti del 1996) più le necessarie aggiunte visto l’ampliamento degli interessi per l’ecologia profonda e la spiritualità naturale.

Ciao, Paolo D'Arpini



P.S. Ah, dimenticavo, la ripartizione in ambiti geografici esiste nel libro edito dalla Rete con Aam Terra Nuova: “La Terra Racconta”



Esiste anche un testo antologico su bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica da me redatto, si chiama Riciclaggio della Memoria (edizioni Tracce di Pescara)



27 novembre 2014

Riconversione ecologica e sociale

2 dicembre 2014 - Proposta di conversione ecologica delle produzioni

L’emergenza ambientale sempre più grave e diffusa tanto a livello regionale e nazionale quanto a livello globale, unita alle criticità del panorama economico attuale, è tale da spingere istituzioni, soggetti economici, forze sindacali e sociali verso il disegno di strategie complessive che facciano della conversione ecologica delle produzioni e dei consumi l’obiettivo di lungo corso dell’agire politico e dell’iniziativa economica. In tal senso, dal lavoro di convergenza ed articolazione sociale che ha visto protagonisti, lungo oltre un anno di lavoro, attori sociali e sindacali attivi nel territorio della Regione Lazio, con il coinvolgimento di soggetti economici ed istituzionali regionali, è nato il progetto di Legge Regionale sulla Riconversione Ecologica e Sociale della Regione Lazio, che intende costruire concreti strumenti di stimolo a processi di conversione economica, informati a criteri di giustizia ambientale e sociale. Partendo dal necessario ruolo di stimolo che le amministrazioni pubbliche, a partire da quelle territoriali, devono ricoprire in questo tipo di processi e dall’altrettanto necessaria individuazione di pratiche virtuose e percorsi partecipativi necessari per garantire la desiderabilità sociale e l'aderenza dei processi alle esigenze del territorio, la riconversione diviene terreno su cui far convergere tutela ambientale, tutela dei livelli occupazionali, redistribuzione della ricchezza, partecipazione popolare.
La proposta di legge in oggetto si configura pertanto come un patto tra forze sociali, sindacali, produttive e istituzionali di cui, definito il quadro legislativo di riferimento, gli obiettivi tecnici e politici e i principali contenuti specifici, come soggetti promotori, investiamo l'amministrazione regionale affinché, avviato un percorso di discussione istituzionale, si possa giungere in tempi ragionevoli all’approvazione di una legge regionale che definisca un quadro organico di riferimento per i processi di riconversione sul territorio del Lazio.

La proposta di legge, il cui percorso ha visto il costante accompagnamento della Consigliera regionale Marta Bonafoni, ha ricevuto la manifestazione di interesse di Cristiana Avenali e l'appoggio di diversi consiglieri regionali, tra cui Eugenio Patanè, Gino De Paolis, Daniela Bianchi, Rosa Giancola, Mario Ciarla.

La proposta verrà formalmente consegnata il prossimo 2 dicembre 2014 dai soggetti promotori al Vicepresidente e Assessore Formazione, Ricerca, Scuola, Università della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio affinché, assieme alla Giunta regionali e ai Consiglieri regionali che ne hanno seguito il percorso, si facciano promotori e garanti del percorso in sede istituzionale.

Hanno lavorato alla redazione del testo di legge:

Associazione A Sud
Ecosistemi
in collaborazione con la CGIL Roma e Lazio e le Consigliere Regionali Marta Bonafoni e Cristiana Avenali

Hanno partecipato al percorso:

CGIL Lazio, FIOM Lazio, A Sud, CDCA, Fondazione Banca Etica, RESET, Coop. Energetica, Fairwatch, Comune-info, SCUP, Solidarius, Officine OZ, Rete Onu, Occhio del Riciclone, Action, CNCA, Legambiente Lazio, Ecosistemi srl


Info e contatti stampa:


Proposta di legge regionale su RICONVERSIONE ECOLOGICA E SOCIALE

Martedì 2 dicembre /ore 12.00
c/o Sala Tevere - Palazzo della Regione Lazio
Via Cristoforo Colombo n.212 ROMA


Interverranno:


Marta Bonafoni – Consigliera Regionale
Marica Di Pierri – Associazione A Sud
Silvano Falocco – Ecosistemi
Claudio Di Berardino – CGIL Roma e Lazio
Lorenzo Tagliavanti – CNA
Massimiliano Smeriglio – Vicepresidente Regione Lazio




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26 novembre 2014

Contro il bioregionalismo s'aggira lo spettro del TTIP

TTIP, lo spettro ammazza tutti



Uno spettro si aggira fra Europa e Stati Uniti. È lo spettro del Ttip, il trattato transatlantico del quale sono stati avviati i negoziati nei primi mesi del 2013 appunto fra le due super-potenze. Di esso si sa solo che dovrà favorire il libero scambio ancor più di oggi fra i paesi che lo firmano e che le sanzioni saranno durissime per chi non lo rispetterà.

Quello che appare chiaro è innanzitutto che si vuole dare più potere alle imprese e quando si parla di imprese non si parla certo del falegname sotto casa, ma delle multinazionali. In particolare statunitensi. In che modo? Rimuovendo ciò che resta dei dazi doganali, ma anche superando le cosiddette “barriere non tariffarie“, cioè regolamenti e normative divergenti tra le due sponde dell’Atlantico. Già è significativo che regolamenti e normative siano considerati “barriere non tariffarie”.

Si tratta in poche parole di creare una enorme “free zone” di libero commercio di merci e servizi, in cui non varrebbero più i limiti imposti dalle normative vigenti nei singoli Stati, in molti casi frutto di conquiste ottenute dalle battaglie in difesa di standard sociali, lavorativi ed ambientali.

E quali sarebbero i campi toccati dalla armonizzazione frutto della furia liberalizzatrice? Sicurezza e sanità, servizi pubblici, agricoltura, proprietà intellettuale, energia e materie prime. Ovviamente, come detto, la liberalizzazione sarebbe al rialzo, a favore dei giganti Usa, di cui Obama (come prima Bush) è ottimo portavoce.

E dire che anche nel campo strettamente economico diffidare dei grandi trattati stipulati con gli yankees è quanto meno doveroso. Vediamo cosa ha procurato il Nafta: l’accordo per il libero scambio stipulato tra Usa, Canada e Messico nel 1992, la cui impostazione si avvicina a quella studiata per il Ttip, non gode di grande popolarità, avendo in vent’anni provocato diversi squilibri per i Paesi coinvolti, tra maggiore concentrazione della ricchezza e riduzione degli stipendi per i lavoratori fino al 20% in alcuni settori.

Quello che appare chiaro è che trattati di questo genere vanno nella direzione esattamente opposta a quella che il movimento ambientalista richiede, e cioè tutela del territorio, tutela delle varietà locali in agricoltura, bioregione, chilometri zero, risparmio energetico.

Ovviamente a noi cittadini italiani il trattato lo spacciano come una grande rivoluzione che permetterà alle Pmi italiane di aprire sedi negli Usa in un giorno. Ci trattano come se fossimo degli imbecilli. Le imprese italiane chiudono sempre più di frequente e, se possono, delocalizzano. Anche “senza” il Ttip, come insegna Fiat,…. figuriamoci “con”!

Da qualche mese la Rai promuove l’accordo commerciale di libero scambio con gli Stati Uniti, pensato per allargare il Mercato Unico Europeo oltre l’Atlantico, che creerebbe una sorta di Nato del commercio sotto l’egida degli Stati Uniti.

Lo spot della Rai spinge per il TTIP, ne magnifica la portata, e per il bene dell’Italia si adopera affinché venga realizzato. Ma l’accordo non è noto ai comuni mortali, lo stanno portando avanti le commissioni europee nel segreto delle stanze dei bottoni e , una volta concluso, il Parlamento Europeo si troverà nella condizione di accettarlo o respingerlo senza poter mettervi mano. La réclame della tv pubblica è scorretta e prende in giro i cittadini italiani. Infatti la Rai descrivendo come un’opportunità un trattato che non è stato ancora ratificato e di cui non se ne conoscono, con certezza, i contenuti non assolve al suo compito di servizio pubblico. Tra l’altro nel carosello pro TTIP i cittadini vengono degradati al ruolo di consumatori. Come si evince i vertici della Rai ci considerano al contempo delle mucche da cui mungere i soldi attraverso l’abbonamento e dei maiali da ingrassare con le schifezze reperibili oltre l’Atlantico.
Il TTIP è un tema cardine nella costruzione della nuova Europa e il popolo italiano doveva essere messo nelle condizioni di poter esprimere la propria opinione con il voto. Invece i padroni del servizio pubblico e i partiti politici hanno pensato di parlare di altro per lasciare il tutto nelle mani dei soliti burocrati comandati dalle lobby delle multinazionali.

Le notizie che trapelano sul TTIP confermano che l’impianto dell’accordo prevede l’eliminazione degli strumenti di controllo e di protezione in ambito ambientale, sanitario e sociale. Così al grido: “profitto ad ogni costo”, anche il mercato europeo verrà invaso ulteriormente da una serie di prodotti contrari alla salute umana. Se un tale accordo venisse alla luce il fracking, gli OGM e gli psicofarmaci per i bambini troverebbero una via preferenziale per essere trasfusi dagli USA direttamente in Europa.

Il nuovo ordine mondiale non gradisce nessuna interferenza contraria alla possibilità di fare affari. Ci vuole segregare in una bieca condizione di consumatori in preda ad impulsi compulsivi di acquisto indiscriminato ed inconsapevole. Inoltre lo strapotere delle multinazionali verrebbe preservato da un organo giuridico internazionale, impedendo, di fatto, agli stati sovrani di tutelare i loro cittadini di fronte agli interessi delle corporation.

Complottismo di maniera? No, è una realtà dietro l’angolo. Chissà come mai un mese fa il Parlamento Europeo ha deliberato che gli stati membri possono decidere autonomamente sulle coltivazioni Ogm. Con la ratifica del TTIP diventerà sempre più difficile fermare la Monsanto di turno, infatti neanche uno stato sovrano, senza chiedere il parere di un giudice internazionale, potrebbe impedire l’attività dannosa di una multinazionale operante nei suoi confini. Non ci vogliono far decidere in casa nostra. Vi sembra possibile che un popolo non possa autodeterminarsi neanche nel cibo, nelle medicine e nella salvaguardia del territorio?

Visti i foschi scenari in cui vogliono condurci non rimane che spegnere il cattivo servizio pubblico e accendere la discriminazione. No ai trattati che vogliono renderci simili a polli in batteria.

(tratto da un articolo di Fabio Balocco – ambientalista e avvocato)





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25 novembre 2014

Hortus Urbis

Roma. Hortus Urbis 30 novembre 2014: "Le mani in pasta"

30 Novembre 2014

MANI IN PASTA: PANE AZZIMO

Visualizzazione di locandina-30-novembre-2014-MANI-IN-PASTA-w.jpg

Siamo lieti di invitarvi, Domenica 30 novembre alle 11 e alle 12, alle attività autunnali all'aria aperta per grandi e piccini dell'Hortus Urbis, l'orto antico romano nel Parco dell'Appia Antica. Sarà l'ultimo appuntamento stagionale.

MANI IN PASTA: PANE AZZIMO | Laboratorio per bambini, a cura di EU'S, il buono fatto bene
Con farina, acqua, olio, sale e molta fantasia i bambini impasteranno per realizzare con le mani il proprio pane azzimo che verrà cotto nel forno dell'orto: infarinarsi, sporcarsi e affondare le mani nell'impasto, stenderla e creare da soli il proprio pane perchè … “oggi cucino IO”.
  • Da anni 5 in su, per i più piccoli è consigliata la presenza di un genitore
  • Quota di partecipazione: 8 euro a bambino, 6 euro con la Carta amici del Parco, “family bike to #HortusUrbis” (ovvero gratis per le famiglie in bicicletta)
  • Registrazione 15 minuti prima dell’inizio del laboratorio
  • Durata: circa 50 minuti
  • Prenotazioni entro le ore 18 di venerdì 28 novembre hortus.zappataromana@gmail.com, o in loco fino ad esaurimento dei posti

In caso di pioggia le attività saranno spostato ad altra data

Si ricorda che l'area è dotato di zona pic nic per coloro che volessero trattenersi anche per il pranzo.

Segnaliamo che è attiva una convenzione tra Hortus Urbis e Teatro di Roma per i partecipanti ai laboratori dell'Hortus Urbis, che da luogo a facilitazioni per gli spettacoli del Teatro dei ragazzi in scena al Teatro India.

Contatti:

Per arrivare:
Hortus Urbis presso l'ex Cartiera Latina, via Appia Antica, 42/50 (accanto alla fontanella)

In bici: ciclabile Cristoforo Colombo e percorrere il sentiero Circonvallazione Ardeatina
Bus: 118 e 218 sull'Appia Antica (Fermata Domine Quo Vadis) o 30express, 714 e 715 (Fermata Cristoforo Colombo/Bavastro o Cristoforo Colombo/Circonvallazione Ostiense) e percorrere il sentiero Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott
In macchina: parcheggiare a via Carlo Conti Rossini, Largo Gavaligi, via Omboni, via Scott e dintorni e percorrere il sentiero Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott




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24 novembre 2014

Basta vivisezione - Presentazione firme al parlamento Europeo

Stop Vivisection al Parlamento Europeo - Presentazione firme il 26 novembre 2014


A seguito dell’iniziativa dei Cittadini Europei promossa da STOP VIVISECTION, sono state raccolte 1.170.326 firme, che saranno presentate, con una Conferenza Stampa, alla Commissione europea di Strasburgo, mercoledì 26 novembre 2014, per poter finalmente discutere degli efficaci metodi scientifici alternativi alla vivisezione.

Le firme, certificate dalle Autorità nazionali di tutti gli Stati membri dell'UE, sono la testimonianza della forte volontà dei cittadini europei, e di molti dei loro dirigenti politici, di porre fine alla sperimentazione animale e sostituirla con una ricerca biomedica che abbia base scientifica, al fine di affrontare con efficacia, su scala globale, le urgenti necessità di tutela della salute umana, in relazione ai rischi derivanti dalle sostanze chimiche.

Durante la conferenza, i rappresentanti del Comitato Scientifico di Stop Vivisection (*) spiegheranno il retroscena scientifico ed economico di questa Iniziativa dei Cittadini Europei, di così grande successo, con un sondaggio dei problemi di salute che interessano tutti noi.

Nella conferenza stampa, verranno presentati documenti scientifici relativi alla questione della sperimentazione animale e alla impellente necessità di utilizzare metodi sostitutivi senza animali, come la strategia di prove in sequenza, che sono di gran lunga più affidabili e pertinenti per la specie umana e più rapidi ed economici, consentendo quindi l’avvio del progresso scientifico nella ricerca biomedica.
Saranno anche illustrati i prossimi traguardi dell'iniziativa.
(*)
  • André Menache (Regno Unito) - Zoologo e medico veterinario, direttore generale di ”Antidote Europe”.
  • Claude Reiss (Francia) - Fisico e biologo cellulare, per 30 anni Direttore del Laboratorio del CNRS di Parigi e presso il Jacques Monod Institute, docente presso l'Università di Lille, presidente di "Antidote Europe".
  • Gianni Tamino (Italia) - Professore di biologia presso l'Università di Padova, ex membro del Parlamento europeo e del Parlamento italiano, Presidente del Comitato Scientifico EQUIVITA.

Per ulteriori informazioni:
Vanna Brocca: 0039 335.8214023
Fabrizia Pratesi: 0039 335.8444949




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21 novembre 2014

Gita bioregionale a Montecorone

Gita bioregionale e visita al paesello di Montecorone (e dintorni)



Ieri, 21 novembre 2014, la mia compagna doveva fare un sopralluogo ad un laghetto di pesca sportiva che si trova nei paraggi di Montecorone, così ho deciso di accompagnarla per approfittarne e visitare il borghetto. Salire sulle colline modenesi è sempre un viaggio interessante, che mostra la differenza di stile di vita fra la pianura cementata e industrializzata ed i piccoli paesi che ancora mostrano una parvenza di vita bucolica e pastorale. Parecchie le vecchie abitazioni abbandonate e parecchie anche le nuove costruite a schiera od in gruppi di casette in stile finto alpino. Ma almeno l'aria è pulita e resistono ancora negozietti, coltivatori diretti e piccoli allevatori.


Arrivati al minuscolo stagno della pesca sportiva la prima impressione non è stata buona, lo specchio d'acqua era tutto recintato e attorno si vedevano sei o sette pescatori anziani con un ragazzino. Lei scendendo dalla macchina mi ha avvertito di non parlare e di lasciar fare tutto a lei che doveva semplicemente controllare quale tipo di mangime venisse usato per le trote d'allevamento. Tirata fuori la sua cartella con le scartoffie del mestiere ci siamo avvicinati a un piccolo chalet di legno, deserto, allora siamo andati verso il laghetto ed un signore si è staccato dal gruppo e si è avvicinato a noi. Avendo compreso il motivo della visita si è poi girato verso i pescatori gridando "non sono i testimoni di Geova...", e ci ha spiegato che avendo notato che avevamo in mano delle cartelle avevano sospettato che fossimo lì per convincerli di qualche religione. Subito è stato da lui chiarito che le trote che venivano immesse nel laghetto giungevano un paio di volte alla settimana da un allevamento e quindi i pesci non dovevano essere nutriti, anzi venivano messi per alcuni giorni in vasche adiacenti a "spurgarsi" e poi immesse nello stagno per la pesca sportiva. Allora siamo saliti fino all'annesso ristorante per scrivere le carte di servizio.


Il locale rustico era ben riscaldato da una stufa a legna accesa ed il profumino che veniva dalla cucina era invitante. "Profumo di funghi" ha spiegato la moglie del pescatore.... La mattinata però non era per noi terminata. Ripresi i tornanti in salita siamo arrivati fino al borgo di Montecorone. E qui abbiamo goduto di una bella vista sulle colline circostanti del parco regionale dei Sassi di Roccamalatina. In cima al paesello c'era una chiesetta linda, chiusa, tutt'attorno aiuole fiorite con rose bianche rosse e gialle. Le piante erano state da poco potate e per terra ancora c'erano parecchi rametti con i fiori attaccati, così ne abbiamo approfittato per raccoglierne alcuni: rose bianche profumate. Il sole scaldava la piazzetta. Abbiamo poi scrutato con un cannocchiale pubblico, di quelli montati su un paletto, i famosi sassi. Ben visibile il masso di Sant'Andrea ed un altro sasso che sembrava la testa di un uccello col becco proteso.


Gironzolando abbiamo scorto solo due vecchietti e qualche gallina. Una casetta aveva gli infissi socchiusi e sulla porta c'erano le chiavi attaccate alla serratura. La mia compagna mi ha chiesto: "Verresti a viverci qui? E poi scriveresti tutte quelle notizie catastrofiste sul Giornaletto?" Ed io ho risposto che se fossi stato lì a vivere avrei cambiato genere ed avrei scritto solo poesie sulla bellezza del luogo. Al ritorno ci siamo fermati a Rocca Malatina per acquistare qualche nido di pasta all'uovo ed un pacchetto di biscotti caserecci, poi pian piano siamo scesi verso il fumoso e confuso mondo della vecchia/nuova Emilia, quella che oggi tutti conosciamo.

I sogni durano sempre poco!

Paolo D'Arpini




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21 novembre 2014

Esposizione ai pesticidi secondo EFSA

Supervisione esposizione ai veleni agricoli - Linee guida dell'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare)


Nuove linee guida dell’EFSA stabiliscono per la prima volta una metodologia armonizzata per la valutazione dell’esposizione ai pesticidi per quattro principali gruppi di popolazione: operatori, lavoratori, residenti e astanti.
La metodologia è concepita per aiutare i valutatori del rischio e i produttori che presentano richieste di autorizzazione per pesticidi a calcolare il rischio per quanti siano esposti ai pesticidi perché lavorano o si trovano in prossimità fisica (dove vivono, lavorano o vanno a scuola) ad aree, quali i campi, in cui vengono utilizzate queste sostanze chimiche. Il documento valuta l'esposizione ai pesticidi per via non alimentare, soprattutto per inalazione o assorbimento cutaneo, ma anche per potenziale ingestione mediante trasmissione mano-bocca.
Nel contesto di tali linee guida, l’EFSA ha sviluppato un software di facile utilizzo per l’utente che consente di effettuare queste valutazioni dell’esposizione con un semplice clic del mouse. Una volta inseriti i dati fondamentali, il calcolatore indica se il livello di esposizione ai pesticidi per un gruppo particolare, in circostanze specifiche, sia al di sopra o al di sotto di un dato limite di riferimento per un’esposizione accettabile, fissato in precedenza. Lo strumento comprende un elevato fattore di sicurezza e considera scenari realistici e di caso peggiore per la valutazione dell’esposizione. Tutte le stime danno per scontato che, nel trattare i pesticidi, gli operatori e i lavoratori si attengano alle procedure di sicurezza universalmente ammesse, note come “buone prassi agricole”.
Le linee guida e il software, che calcolano l’esposizione ai pesticidi per via non alimentare con più accuratezza rispetto al passato, rappresentano un importante contributo alla protezione della salute pubblica.

Un enorme passo in avanti
Le linee guida interessano quattro principali gruppi di popolazione:
  • Operatori: agricoltori di professione che svolgono attività legate all’applicazione di pesticidi, come la miscelazione e il caricamento dei pesticidi nei macchinari, o l’azionamento, la pulizia, lo svuotamento e la riparazione di tali apparecchiature.
  • Lavoratori: coloro che, nell’ambito della propria attività lavorativa, operano in aree in cui si utilizzano pesticidi o che maneggiano colture trattate con sostanze chimiche.
  • Residenti: coloro che vivono, lavorano o vanno a scuola nelle vicinanze di una zona in cui vengono utilizzati pesticidi e che non adottano misure protettive, come l’indossare indumenti speciali, per ridurre l’esposizione.
  • Astanti: coloro che possono trovarsi all’interno o nelle vicinanze di una zona trattata con pesticidi e che non attuano misure di protezione.
Per predisporre quest’approccio armonizzato l’EFSA ha fatto riferimento a parecchi modelli di valutazione dell’esposizione già disponibili e a circa 20 banche dati. Gli scienziati dell’Autorità hanno quindi selezionato e perfezionato i modelli più validi per pervenire a una metodologia che sia in grado di fornire le valutazioni di sicurezza dell’esposizione ai pesticidi per via non alimentare più precise e complete attualmente a disposizione.
Jose Tarazona, responsabile dell’unità Pesticidi dell’EFSA, ha affermato: “Le linee guida rappresentano un enorme passo in avanti per l’armonizzazione della valutazione dell’esposizione ai pesticidi per operatori, lavoratori, residenti e astanti a livello di UE. Il centro di raccolta dati e lo strumento sviluppati dall’EFSA offrono una piattaforma di lavoro unica alle persone incaricate di valutare i rischi dell’esposizione ai pesticidi. Ora la comunità scientifica possiede un linguaggio comune e un insieme di definizioni condivise per poter discutere e perfezionare ulteriormente questo approccio”.

Invito alla mobilitazione
L’EFSA fa presente che le linee guida contengono una serie d’incertezze dovute alla mancanza di dati, in particolare per la valutazione dell’esposizione dei residenti. L’Autorità fa pertanto appello agli scienziati degli Stati membri, agli organismi di ricerca e ai produttori affinché contribuiscano a colmare queste lacune in vista del continuo aggiornamento delle linee guida.
“Le linee guida rappresentano un solido punto di partenza, ma si tratta di un progetto ancora in fieri” ha aggiunto il dott. Tarazona. “La cosa più importante è che esse contribuiscono a individuare le lacune a livello di dati. Invitiamo tutti i membri della comunità scientifica a generare e fornire le informazioni necessarie per rafforzare ulteriormente questa metodologia”.

(Fonte: http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/141023.htm)


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20 novembre 2014

Bioregionalismo e produzione energetica

Bioregionalismo e produzione energetica sostenibile


Dipinto di Franco Farina

L’autonomia dello Stivale non è mai piaciuta alle grandi potenze ed ai potentati finanziari ed economici, l’Italia poteva anche sviluppare una sua economia industriale purché restasse succube e ricattabile. Vedi ad esempio, una cosa che può sembrare banale, la proibizione della coltivazione della canapa, dai numerosi usi industriali ed alimentari (in seguito alle pressioni degli USA), e di cui l'Italia era uno dei massimi produttori mondiali.
Ma andiamo per ordine. Il nostro Paese sino alla fine degli agli anni ‘50 ed in parte ‘60 del secolo scorso ricavava la massima parte di energia elettrica attraverso centraline idroelettriche poste lungo i fiumi che scorrono nel mezzo di tutte le città italiane. Ricordo ad esempio che negli anni in cui abitavo a Verona andavo spesso a passeggiare in periferia e sulla diga che sbarrava l’Adige e da cui si ricavava l’energia per la città.
Sino ad un certo punto questa produzione energetica localizzata funzionò, l'obbligo di ampliarne la quantità venne solo con l’avvento del modello consumista, per far funzionare i sempre più numerosi elettrodomestici e produrre utensileria usa e getta (perlopiù di plastica, quali: suppellettili, mobili, giocattoli, stoviglie, etc). Da quel momento l’Italia si dovette piegare al sistema della produzione elettrica concentrata in grossi impianti che funzionano ad olio combustibile d'importazione o gas, ma anche quest'ultimo arriva da paesi che possono chiuderci i rubinetti (perché le condotte italiane sono “terminali” ovvero non “transitano” sul nostro territorio ma finiscono qui). In realtà sappiamo quali sono gli interessi delle case produttrici di combustibili fossili.
Ad un certo momento ci provammo persino con il nucleare, anche questo non per nostro interesse poiché non siamo produttori di uranio, ma fortunatamente il progetto nefasto fu abbandonato (in seguito a due referendum abrogativi).
Ma torniamo a parlare di come risolvere il problema energetico nella penisola. Abbiamo visto che il “carbone pulito” in verità non esiste ed a parte limitate produzioni locali anch’esso viene importato. Ed ovviamente sarebbero da scartare i famigerati “termovalorizzatori” ed i grossi impianti a biomasse.
Ma insomma di cosa è ricca l’Italia? Per antonomasia canora si dice “chisto è ‘o paese do sole..” e quindi sembrerebbe che l'unica soluzione fosse quella di ricorrere al solare, ma i pannelli solari anch’essi inquinano, soprattutto nella fase produttiva del silicio necessario al loro funzionamento nonché alle difficoltà di smaltimento a fine carriera, che oggi arriva a circa vent’anni. Oggi la UE ci spinge verso le rinnovabili ma l'attuazione di questi sistemi ha provocato più danni (soprattutto all'ambiente) che vantaggi.. e tra l'altro continuano i problemi di collegamento alla rete di distribuzione nazionale e di conservazione delle riserve. Inoltre l'istallazione dei pannelli non dovrebbe -come spesso accade- distruggere il territorio (mi riferisco ai neri campi di pannelli solari a terra) ma si dovrebbe limitare alla copertura dei tetti nelle zone industriali e nelle nuove costruzioni urbane. Piccoli pannelli termici per la produzione di acqua calda in case isolate e piccoli generatori eolici potrebbero anch'essi risultare d'aiuto.
Altra alternativa abbastanza ecologica sarebbe quella di realizzare impianti ad idrogeno. In effetti i motori ad idrogeno esistono da anni (basti pensare ai razzi che vanno a questo propellente) e tra l’altro la scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno sarebbe facilmente ottenuta con pannelli solari, ma l’idrogeno non piace ai potentati economici che campano sul petrolio. Un'altra soluzione intelligente potrebbe essere quella della riconversione dei rifiuti organici e dei liquami, sia per ricavarne il fosforo necessario all'agricoltura sia per farne biogas, in un ciclo concluso come si dice in gergo. Ad esempio in certi paesi dell’Asia nei villaggi si produce concime ed elettricità dalla cacca degli umani e degli animali. Insomma tutte queste opzioni potrebbero andar bene… l’importante -per ora- sarebbe diversificare al massimo e cercare di rendere la produzione energetica il più possibile “autonoma” e non soggetta a ricatti esterni. Ma per far questo serve una chiara volontà e coraggio politico e soprattutto un reale decentramento produttivo.
Teoricamente quelle forze politiche -che si definiscono di rinnovamento- attualmente al governo, dovrebbero essere interessate a tale decentramento ma questa scelta non piace alla grande industria ed alle multinazionali e (come abbiamo visto in altri casi)…. i conflitti di interessi sono troppo forti.Anche perché -in definitiva- tutti i sistemi alternativi qui menzionati non sarebbero sufficienti a soddisfare le esigenze della grande industria del futile, della produzione consumista e delle armi.
In verità per rendere l’Italia libera da ricatti energetici occorrerebbe che il modello attualmente in vigore venisse rivisto. La produzione industriale oggi è tutta tesa al superfluo ed al nocivo ed andrebbe riordinato completamente il sistema di produzione e riciclo rispettando la “sostenibilità ecologica ” e le reali necessità sociali.
In poche parole significa che dovrebbe subentrare un radicale cambiamento di indirizzo politico-economico e produttivo.. ma forse qui entriamo nell'ambito dell'Utopia...
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana


19 novembre 2014

Lettera ai compagni di viaggio

Lettera virtuale ai silenziosi compagni di viaggio bioregionale....



Dipinto di Franco Farina
Ho notato che talvolta quando si dice qualcosa di vero ed innovativo, su internet, anche confidandolo semplicemente a qualche amico, come te che leggi, quella stessa cosa viene ripresa e diventa un argomento di discussione importante….

L’uomo in questo ultimo secolo è divenuto il peso più grande per il pianeta Terra, siamo troppi ed inquiniamo tremendamente e rubiamo spazio al selvatico. Tutto ciò è innegabilmente vero, non posso però proporre soluzioni finali e sperare nell’armageddon, come molti illusi fanno, per risolvere il problema del mantenimento di una civiltà umana degna di questo nome. Nell’ecologia profonda si indica sempre la condizione presente come base di partenza per il successivo cambiamento o riparazione…. considero però che questa società non potrà durare a lungo ed è bene che vi siano delle “nicchie” di sopravvivenza, dalle quali ripartire con nuovi paradigmi di civiltà in cui mantenere un equilibrio fra uomo-natura-animali (dice una poesia: o si salvano o si perdono insieme).
A questi livelli di sopravvivenza “bruta” mi riferisco quando parlo dell’esperimento bioregionale, dove tutto il male e tutto il possibile bene sono presenti in egual misura.

Qualsiasi sia il luogo in cui viviamo, in mezzo alla natura ed al selvatico o dentro una città della società consumista. Con la presenza di tutti gli elementi della finzione e della verità, come in ogni esperimento alchemico che si rispetti. Anche se non è il nostro compito quello “di salvare il mondo” sento che è giusto lavorare a questo scopo. Siamo sul filo del rasoio e solo la vita potrà indicarci la direzione, al momento opportuno. L’idealismo non serve a nulla! Non siamo membri di una nuova religione, siamo semplici esseri umani che hanno capito di far parte del tutto... Siamo gli ultimi dei moicani ed i primi precursori, senza regole o comandamenti da rispettare, le nostre decisioni sono semplici aggiustamenti di una navigazione a vista, nel tentativo di individuare vie di uscita dall'enpasse in cui ci troviamo. Infatti a che servono i “principi” nella vita quotidiana, nella sopravvivenza quotidiana del giorno per giorno, salvando il salvabile senza rinunciare alla propria natura?….

Mentre l’umanità virtuale è subissata da annotazioni, direttive, informative di ogni genere e tendenze da riempimento del vuoto (come fossimo circondati da tanti animali da compagnia) il silenzio di alcuni compagni di viaggio mi consola, mi fa supporre che forse anch'essi stanno meditando sul da farsi e riflettendo senza pronunciarsi. Ed anch’io spesso son costretto ad una cernita “censurante”, anche se non amo usare questa parola…. talmente tante sono le informazioni fasulle che ricevo nel continuo bisbiglio telematico. In effetti il problema di internet è proprio l’eccesso informativo che diventa futilità, per questo mi piace l’idea della lettera non lettera, dell’esserci e non esserci, di trasmettere pensieri e sentimenti in cui non vi sono “assunzioni”.

Paolo D'Arpini




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