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Il bioregionalismo e la gioia di ri-abitare la Terra!

 

Il nostro futuro e la nostra felicità? Tornare sui campi e nei boschi...

La crescita economica ha portato allo svuotamento delle campagne verso la corsa alle città, ma la crescita verso la felicità avrà l’effetto contrario. L’ambientalista indiana, vicepresidente di Slow Food, Vandana Shiva ci dice che la felicità si raggiungerà di nuovo tornando a vivere in campagna e nei boschi.

Anche il Papa, Benedetto XVI, pochi giorni addietro ha detto che ci vuole un riequilibrio tra agricoltura, industria e servizi, affinchè si possa condividere uno sviluppo sostenibile. Secondo la sua modesta opinione, è giusto il riequilibrio fra risorse, investimenti e profitti. Ma come deve essere raggiunto questo equilibrio? E’ necessario quindi distaccare l’agricoltura dalle logiche produttive e di crescita predominanti. Ma bisogna evitare le coltivazioni intensive che sono nocive all’ uomo e all’ ambiente. Si parla quindi di biodiversità.

Oggi per esempio si sacrificano le coltivazioni di fagioli e ceci, per dare spazio a coltivazioni intensive di mais che rendono sicuramente di più. Di questo non ne traggono beneficio certamente i contadini. In genere con il mais si producono anche biocombustibili. Ma pian piano il cambiamento sta avvenendo.

Già dalla periferia tra i giovani le donne e gli indigeni per esempio in America, dove Obama applica una politica di finta sostenibilità. Solo Morales dopo il summit di Copenhaghen, del 2009, ha proposto di stilare la Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra. Sono quindi i diritti della terra per garantire i diritti dell’uomo.

Il nostro pianeta può ancora salvarsi? Certamente si anche se i segnali di un cambiamento nel clima sono visibili. Terremoti, innondazioni, surriscaldamento della terra. La soluzione migliore? Una carta del verde che venga applicata in tutto il mondo e su scala locale

Rita De Angelis

Pubblicato il 18/11/2010 alle 11.12 nella rubrica Pratica bioregionale.

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